Rubrica della Settimana: Il Barocco

1Torniamo dalle vacanze, con una nuova settimana dedicata ad un omogeneo movimento culturale, artistico e letterario: il Barocco.

Sull’origine del termine gli studiosi sono divisi; la critica francese e tedesca propende per la derivazione dall’aggettivo francese baroque (derivato a sua volta dallo spagnolo barucco e dal portoghese barroco) indicante un tipo di perla irregolare, non perfettamente sferica, mentre la critica italiana preferisce la discendenza dal sostantivo baroco, usato nella filosofia scolastica per indicare un particolare schema di sillogismo, uno dei più ambigui per l’apparente logicità della figura e l’effettiva debolezza del contenuto. Il termine venne coniato verso la fine del Settecento, quando i teorici del Neoclassicismo (Milizia, Winckelmann) lo utilizzarono in modo polemico e derisorio per definire l’arte del Seicento, sottolineandone gli aspetti bizzarri e irregolari, soprattutto in confronto alla purezza di linee dello stile neoclassico. Con questa accezione negativa la parola compare anche nell’Ottocento, finchè uno storico dell’arte, il tedesco Wolfflin, nel suo libro su Rinascimento e Barocco (1888) riconosce un valore positivo allo stile barocco, definendone le caratteristiche in opposizione all’arte classica. Il Neoclassicismo ha fatto il suo tempo ed ora i Romantici lo rinnegano, rivalutando il Barocco, contro cui i neoclassici si scagliarono. Corsi e ricorsi storico-artistici.

Secondo Wolfflin il concetto di barocco va oltre l’applicazione a un determinato periodo storico (il Seicento), infatti secondo lo spagnolo d’Ors (Del Barocco, 1935) il barocco è una categoria ideale che si ritrova nelle epoche più diverse e tocca tutte le forme della civiltà. Per d’Ors lo stile barocco e quello classico rappresentano due contrapposte visioni della realtà in quanto il classico è lo stile “delle forme che posano” mentre il barocco lo stile delle “forme che volano”. La critica italiana, dopo i contributi di Benedetto Croce (Saggi sulla letteratura italiana del Seicento, 1911 – Storia dell’età barocca in Italia, 1929 – Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento, 1931) ha incluso nel barocco anche la fine del Cinquecento che, in arte e in letteratura, presenta peculiarità prebarocche ed è indicata col nome di Manierismo. Oggi comunque il termine barocco ha perso ogni significato polemico o spregiativo, e sta a indicare lo stile ed il gusto di tutte le forme artistiche e letterarie del Seicento nei paesi europei e nell’America Latina. Come è logico, all’origine di queste nuove forme di espressione c’è un modo nuovo di sentire e interpretare la realtà; un modo inquieto, contraddittorio, tormentoso, in aperto contrasto con la prospettiva armoniosa e razionalistica del Rinascimento. Ogni nuovo modo di fare arte scaturisce dal contrasto con il modo precedente.

Il Seicento è il secolo dell’espansione verso il Nuovo Mondo, del progresso scientifico culminato nella rivoluzione copernicana, e questa più ampia conoscenza della natura pesa enormemente sull’arte del tempo. Se da un lato vuole rappresentare scrupolosamente la realtà anche nei suoi aspetti più volgari e morbosi (realismo barocco), dall’altro toglie all’uomo l’illusione, specifica del Rinascimento, di essere al centro dell’universo (mannaggia a Galileo!) e di poter quindi dominare spazi chiaramente delimitati e piatti. Qui nasce l’inquietudine dell’artista barocco, il suo senso di insicurezza e di precarietà. La realtà che lo circonda non è più sotto il suo controllo perché è molto più grande e misteriosa di quanto immaginava. E allora per rappresentarla deve ricorrere ai simboli. Lo stile barocco, nelle arti plastiche e figurative come nella letteratura, è caratterizzato dall’uso e dall’abuso di metafore e allegorie, da figure che aiutano a intuire ciò che i sensi e la ragione riescono a percepire, ma non a comprendere.

– Monia Guredda –

 

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