Rubrica – Cucina Medievale

1Per cucina medievale si intende il regime alimentare seguito dalle varie classi sociali di quell’epoca. Più o meno in tutta Europa, la cucina medievale seguiva e gli standard fissi, anche se gli ingredienti variavano a seconda dell’ambiente in cui ci si trovava.

Il grosso della dieta delle classi più basse riguardava i cereali, spesso assimilati sotto forma di pane o pietanze simili. Proprio da questo proviene il detto portare il pane a tavola, in quanto i cittadini meno abbienti lavoravano duro, faticando anche nel portare a casa la base della loro dieta. Insieme ai cereali, l’alimentazione più povera comprendeva un grande uso delle verdure. Queste venivano consumati prevalentemente durante il loro periodo di raccolta, in mancanza di tecniche di conservazione dei cibi e di colture alternative che potessero permettere la raccolta di verdure fuori stagione. Solo alcuni ortaggi venivano consumati durante tutto l’arco dell’anno, grazie al sottolio ed alla conserva (prevalentemente dei sughi).

La carne era una pietanza più raffinata, quindi più presente sulle tavole dei ricchi e dei nobili. Le carni più diffuse erano quelle di pollo e di maiale, presenti,  meno spesso, anche sulle tavole dei ceti più bassi. La carne veniva consumata nel più breve tempo possibile, in mancanza di un metodo di conservazione che le impedisse il disfacimento. Solo per il maiale, vennero affinate le tecniche di 2
cottura sotto sale che hanno portato nelle nostre tavole gli affettati che conosciamo. Il manzo, invece, richiedendo terreni più ampi per il pascolo, era una carne più elitaria, trovata solo nelle tavole di chi poeta permetterselo. I ceti medio bassi che potevano permettersi una o poche mucche, spesso la utilizzavano soprattutto per il latte e per i formaggi. Il pesce che veniva consumato era molto influenzato dalla posizione geografica dove ci si trovava. La mancanza di metodi di allevamento ittico, permetteva di mangiare il pesce solo a chi sapesse pescarselo. I pesci più consumati, soprattutto nelle regioni nordiche, erano il merluzzo e le aringhe, grazie anche ai metodi di conservazione sotto sale.

I gusti erano poco raffinati. Vari editti, addirittura, vietavano il consumo di pietanze raffinate alle classi più povere, che potevano mangiare solo cibi di scarsa qualità: c’era, infatti, una forte credenza che al lavoro di un uomo corrispondesse una qualità diversa di cibo. Le tavole più ricche, oltre a presentare cibi più costosi, avevano anche una raffinazione nella cottura e nella preparazione dei piatti. Infatti, l’uso smodato di zucchero e miele, portava ad una diffusione dei gusti agrodolci. Anche le mandorle erano molto usate, soprattutto come addensanti per zuppe e minestre, sotto forma di latte di mandorla.

La mancanza di una vera conservazione dei cibi e la difficoltà nel trasportarlo in strade spesso impervie e pericolose, impediva la diffusione di cibi di altri paesi, usati solo da chi poteva permettersi di pagarne un prezzo molto alto, dovuto al loro trasporto. Nonostante ciò, alcune regioni iniziarono ad usare e produrre ingredienti esotici, soprattutto dopo l’essere entrati a contatto per una invasione o una guerra.

– Giorgio Correnti –

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