Rubrica – Canto Gregoriano

01Un esempio di musica medievale arrivato fino a noi, è, senza ombra di dubbio, il canto gregoriano. Questo genere di canto corale è monodiaco, ovvero con più voci che seguono una singola melodia, e liturgico, nato ed utilizzato prevalentemente nelle funzioni religiose. Nato intorno all’VIII secolo, grazie all’incontro tra il canto romano ed il canto gallicano, arriva ai tempi nostri, dove viene utilizzata anche al di fuori della liturgia, seppur la Chiesa la riconosca come “canto proprio della liturgia romana”.

Il canto gregoriano è composto da più voci, prevalentemente bianche o maschili, o da una sola voce portante detta Cantor. Le voci seguono una melodia singola (monodia) cantandola a cappella, ovvero senza l’accompagnamento musicale che poteva variarne le armonizzazioni vocali. In effetti, il canto gregoriano può essere considerato omofono, ovvero con l’esclusione del canto simultaneo di note diverse.

02La forma di canto è recitativa. Richiede un testo in prosa, sempre in latino e prevalentemente dal contenuto ecclesiastico. Come canto di preghiera, non si presenta come una spettacolarizzazione della stessa, ma come parte integrante del momento liturgico. La sua importanza religiosa è data anche dal nome: il termine gregoriano viene dal papa benedettino Gregorio I Magno. Fu lui a raccogliere ed ordinare tutti i suddetti canti in un solo volume chiamato Antifonarium Cento, di cui la copia originale si perse traccia durante le invasioni barbariche. Un volume ristampato è tuttora legato con una catenina d’oro all’altare di San Pietro.

Un altro testo famoso di canti gregoriani è il Carmina Burana. Questo testo poetico, racchiude testi poetici religiosi oltre ad alcune musiche gregoriane, tutto in latino. Di questi canti, purtroppo, non ci è pervenuto un pentagramma, ma una serie di neumi (annotazioni musicali singole), che ci impediscono di conoscerne il ritmo. Solo uno studio filologico-musicale ci hanno dato una versione che possiamo ascoltare, probabilmente molto fedele all’originale.

– Giorgio Correnti –

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