Room – Tra film, libro e realtà

21Guardando i mostri che nella vita reale ci circondano pensiamo che mai arriveranno a toccarci, a sfiorarci, che saranno sempre lontani da noi e dai nostri cari. Ma l’uomo nero è sempre in agguato e può distruggerci l’anima in ogni momento. E cosa succede dopo, quando la vittima ritrova la sua libertà? Quando può vedere di nuovo la luce del sole? Il film “Room” del 2015 diretto da Lenny Abrahamson prova a spiegarcelo attraverso gli occhi di un bambino.

Il film, presentato al Toronto International Film Festival 2015 nella sezione Special Presentation, ha vinto il People’s Choice Award come Miglior Film. La pellicola è il risultato dell’adattamento cinematografico del romanzo Stanza, letto, armadio, specchio (Room) scritto da Emma Donoghue nel 2010. In più, alla Notte degli Oscar, il film ha ricevuto ben 4 nomination, tra cui una vinta da Brie Larson come Migliore Attrice Protagonista. La scrittrice è presente attivamente in questa sfida, sia come sceneggiatrice che come produttrice. Il romanzo è a sua volta ispirato al caso Fritzl. Jack ha 5 anni ed è il narratore di questa storia: rinchiuso con sua madre pensa che quelle pareti, quella claustrofobica stanza, siano il mondo, che oltre a quello spazio 21bristretto non ci sia nient’altro, tranne in alcune notti, quando una strana porta si apre lasciando entrare qualcuno che, da ben sette anni, entra per trovare la sua “Ma”. Il film racconta la prigionia inconsapevole e il dolore del piccolo nello scoprire la realtà e nel dover fare qualcosa per uscirne, per liberare sua madre. Ed è lì che comincia il nuovo capitolo di questa avventura: i mass media, il ritrovare i propri cari per questa giovane donna e conoscere e vedere persone all’infuori della madre per Jack. Scoprire che il mondo è molto diverso dalla sua stanza. Il processo di tornare alla vita per lei e scoprire la vita per lui, si presenta difficile e tortuoso, ma con i magici e lunghi capelli del piccolo Jack, forse piano piano, la vita potrà scorrere.

Come ho accennato prima il film cerca di narrare le vicende del libro di Emma Donoghue: un libro interamente scritto con gli occhi del bambino. Forse la decisione dell’autrice di raccontare la storia con l’animo di un innocente di 5 anni sta nel fatto che i sentimenti di un tale gesto sono troppo difficili da analizzare e da comprendere. I tumulti interiori della madre, la sua disperazione durante e dopo la prigionia, il voler cercare di dare a suo figlio, per quanto possibile, una parvenza di normalità, tutto è 22troppo difficile da digerire e solo, forse, la spensieratezza e l’innocenza di un bambino può renderlo meno feroce.

Feroce come la realtà a cui si è ispirata l’autrice per questo romanzo: il caso Fritzl fece scalpore quando venne alla luce, proprio per la sua ferocia e per il mostro più improbabile che per tanti anni si era nascosto nella stessa casa della vittima. Il 24 agosto del 1984 i coniugi Rosemarie e Josef Fritzl denunciarono la fuga della figlia diciottenne Elisabeth che, aggregandosi ad una setta religiosa, si sarebbe allontanata da Amstetten, cittadina della Bassa Austria. Elisabeth non si è mai allontanata dalla sua casa, è stata rinchiusa nella cantina di casa da suo padre Josef, rimanendo imprigionata per 24 anni in un bunker sotterraneo costruito da questi. Durante tutto il periodo della prigionia, dal 1984 al 2008, si sono susseguiti vari abusi sessuali da parte dell’uomo nei confronti della figlia e da questi rapporti incestuosi sono nati sette figli. Il 19 aprile del 2008 la figlia maggiore nata dall’incesto viene trasportata in gravi condizioni dall’uomo nel vicino ospedale dove, i medici del pronto soccorso, ignari della situazione in cui la ragazza fosse vissuta, decisero di fare un appello alla madre, creduta fuggiasca, affinché raggiungesse la figlia in ospedale.

23Vista la gravità della situazione Josef Fritzl decide di liberare la figlia Elisabeth e gli altri due figli ancora rinchiusi nel bunker, non prima di aver allertato la moglie Rosemarie del loro imminente ritorno a casa. Il personale medico decide di avvertire subito la polizia locale che, a sua volta, decide di riaprire il fascicolo sulla fuga della ragazza. Il 27 aprile nel corso dell’interrogatorio la donna rivela la storia dei suoi 24 anni in cattività. Poco dopo la mezzanotte di quello stesso giorno, gli agenti di polizia arrestano Josef Fritzl per gravi crimini contro i membri della sua stessa famiglia: sequestro di persona, stupro, omicidio colposo per negligenza e incesto. Il giorno successivo Fritzl confessa le sue nefandezze rivelando l’esistenza di uno scantinato suddiviso in diverse camere tutte prive di finestre, con un soffitto alto 1,70 metri, da cui si può accedere attraverso una piccola porta nascosta nel suo laboratorio, porta che poteva essere aperta solo con un meccanismo elettrico conosciuto unicamente dall’uomo. Superando altre sette porte si poteva accedere al bunker. L’ultima porta, elettrica anch’essa, era alta solo 83 cm. Sembra un film di fantascienza, ma a volte la realtà è molto più grottesca.

L’uomo abbietto compierà certe atrocità per sempre, il mondo darà sempre alla luce gente malvagia che, nata per amarci, si rivelerà il nostro peggior aguzzino e forse guardarlo con gli occhi di un bambino, come hanno voluto fare Lenny Abrahamson e Emma Donoghue, può rivelarsi la nostra unica speranza.

 – Giuseppina Serafina Marzocca –

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