Romanzi e scrittori sottovalutati: Arundhati Roy

1Oggi vi parleremo di un’autrice che ha scritto un solo romanzo, ma quel romanzo vale i vostri sudati soldi e il vostro tempo. Prima, però, facciamo la conoscenza dell’autrice, per capire meglio la storia quando la leggeremo. Arundhati Roy nasce a Shillong il 24 novembre del 1959, da madre cristiana e padre induista, passa l’infanzia nel Kerala, terra d’origine della madre, ma a 16 anni si trasferisce con la famiglia a Delhi, dove purtroppo vivono nella comunità dei senzatetto. Nonostante le difficoltà, Arundhati riesce a laurearsi in architettura alla Delhi School of Architecture, dove conosce il suo primo marito, Gerard da Cunha. Nonostante la laurea in Architettura, negli anni ’80 inizia a lavora come sceneggiatrice di film cinematografici e serie tv, ma anche come comparsa; in questo mondo, nel 1984, conosce il suo secondo marito, Pradeep Kishen.

Scrive moltissimi saggi su temi scottanti, soprattutto in India: la Roy è infatti una nota (e per alcuni famigerata) attivista anti-globalizzazione. Gli argomenti da lei trattati comprendono: le armi nucleari, il fanatismo religioso, il neoimperialismo e il neolibertismo, la multinazionale indiana Enron e la diga del Narmada. Quest’ultimo scritto le è costato una condanna ad un simbolico giorno di prigione; ma il suo costante impegno le è valso anche il Sidney Peace Prize, assegnatole nel 2004 per il suo impegno sociale basato sul sistema della non violenza. Nell’ormai lontano 1992, la Roy inizia a lavorare ad un romanzo semi-autobiografico, che le costa 4 anni di lavoro. Nel 1996 dà alle stampe Il dio delle piccole cose. Ho precedentemente espresso il mio amore nei confronti delle storie ambientate nel fascinoso Oriente: ecco, vedo questo romanzo in mercatino e lo adotto. È meraviglioso.

Una storia così complessa che non ci provo nemmeno a riassumervela (sarebbe comunque un delitto), ma vi dico che amerete ogni personaggio, anche quelli odiosi, anche quelli che non si capisce bene cosa vogliano nella vita, anche quelli per cui non tiferete. Perché sono tutti cosi veri, così vivi, così… non so spiegarlo. Dovete fare personalmente la loro conoscenza, vi resteranno nel cuore. Vi dico solo che, per ringraziare la mia relatrice per l’aiuto che mi aveva fornito nella stesura della tesi (Jean Cocteau), avevo pensato di regalarle un romanzo: essendo una professoressa di letteratura francese, non mi sarei mai arrischiata a regalarle un romanzo francese, così le ho donato Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy.

– Monia Guredda –

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