Renzo Piano, contributo architettonico

Oltre a essere il nostro architetto più celebrato è anche senatore a vita, uomo di fascino solenne, con barba curata e voce piana e bella; nato in un soleggiato settembre del 1937, lo ricoprono di premi in tutto il mondo. Coi Lego, Renzo Piano da piccolo, doveva essere un mostro. Studia a Genova, poi a Firenze, poi a Milano, poi in Inghilterra, poi negli Stati Uniti. Collabora con tutti i più grandi: Kahn, Makowski, Rogers, Rice, Fitzgerald, Arup; fonda uno studio d’architetti che ha sedi a Parigi, Genova, Houston. Tra i suoi interessi principali: far convergere design industriale e sofisticata cultura tecnica con esigenze biologiche e riuso del patrimonio del passato. La lista delle sue opere, e delle opere in corso, è infinita e ci catapulta in un vorticoso giro del mondo. Ma cerchiamo di selezionarne almeno tre che possano darci conto della sua proverbiale leggerezza.

1 Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou, Parigi, 1971-77. E’ un documento che diamo ormai per scontato ma ha completamente rivoluzionato l’idea di museo e donato a Piano fama internazionale. Eseguito insieme a Richard Rogers è un edificio-macchina in cui l’architettura high-tech e la filosofia dell’antimonumentalità trovano il loro manifesto: la cultura deve riversarsi in spazi che non siano vincolati, chiusi e specialistici, ma dinamici, aperti, vere e proprie officine in cui il pensiero può svilupparsi; le trasparenze del vetro favoriscono una permeabilità inedita, il dialogo continuo tra le collezioni e la città. Lo stesso Piano ha confessato in seguito il suo intento: costruire un edificio brioso e spiazzante che potesse far pensare a una magica macchina dei libri di Jules Vernes.

2 The Shard, Londra, 2012. Per molto tempo l’ho confuso col centro commerciale di Civitavecchia, ma poi ho capito che quello si chiama “La scaglia”; il più alto grattacielo d’Europa è invece la Scheggia, una piramide di vetro che sfreccia verso il cielo di Londra. La sua leggerezza risulta quasi irreale, soprattutto se si pensa alle tonnellate di acciaio e milioni di sterline che ci hanno buttato dentro.

3 Riqualificazione del Porto di Genova, dal 1992. Finita l’età industriale e proiettati in quella degli iPhone, Genova rischiava di inabissarsi in una malinconica crisi di mezza età, finchè non ha deciso di cambiare e rilanciarsi. A partire dall’anniversario della scoperta dell’America, a Genova si è riconquistato il mare: Bigo, Magazzini del Cotone, Darsena, Porticciolo, Museo del Mare, il famosissimo Acquario e la  Biosfera. Con sofisticati richiami ai fasti antichi, Genova è diventata la città del futuro.

– Walter Farnetti – 

 

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