Remake, remake, remake e ancora remake

Remake, remake, remake e ancora remake.

È sinceramente noioso e un po’ imbarazzante ritrovarsi a scrivere delle ultime novità delle prossime stagioni cinematografiche e dover utilizzare tanto spesso la parola “remake” (ma, va detto, vale anche per i sequel e i reboot). L’impressione (non bella) che i profeti della sventura del cinema hollywoodiano abbiano ragione a lamentare la fine delle idee innovative per il grande blockbuster d’oltreoceano si fa sempre più fondata. Qualche settimana fa assistevamo stupiti alla resurrezione di Jurassic Park e amavamo la rielaborazione di Mad Max; qualche giorno fa abbiamo annunciato che persino i film meno di successo di maestri come Carpenter saranno riproposti in chiave moderna… ed oggi chi scrive viene a sapere che da qui al 2018 la Disney metterà in cantiere remake in live action di Dumbo, La Bella e la Bestia, Mulan (!), Winnie the Pooh (!!), Il Libro della Giungla(machediav…!). Dulcis in fundo, arriva anche un live action su uno degli episodi più evocativi del capolavoro Disney per eccellenza, Fantasia: Una notte sul Monte Calvo.

Tralasciamo un momento la cosa-in-sé (serve? Non serve? Lasciamo perdere…), è necessario fermarsi e riflettere. Ho sentito cose brutte, bruttissime sugli ultimi esperimenti di remake Disney, da Maleficent a Cinderella, e francamente mai mi verrebbe in mente di andarli a vedere (il perché è semplice: non mi interessano). Il problema è che queste notizie danno il là al catastrofismo più puro e giustificato; lo sappiamo che la Disney è commerciale, lo sappiamo già. Non c’era bisogno di mamma Marvel per farcela diventare (semmai sarà il contrario). È una multinazionale e fa quel che fanno le multinazionali: vendono bene i loro (spesso bellissimi) prodotti e creano ricchezza grazie ad essi. Lo sappiamo. Indignarci non serve a niente.

Il punto è: la Disney sta scivolando verso il nulla? Secondo chi scrive è un terrore fondato; la più importante società di produzione statunitense mette in programma almeno sei remake per tre-quattro anni e (forse) un nuovo classico all’anno. Loro non ci perderanno nulla, perché sono i re Mida di Hollywood e quel che toccano lo trasformano in oro. Noi perdiamo invece freschezza, perché siamo stati abituati nel vedere nel colosso americano una certezza di relax e fantasia, almeno sino ad una decina d’anni fa. Si facevano nuovi film, si investiva nell’innovazione, si portavano avanti belle tradizioni narrative con serietà. Oggi quella tradizione sembra essere diventata puro conservatorismo, e del tipo peggiore: quello dettato dalla necessità di facile incasso.

– Fabio Antinucci –

Rispondi