Recensioni in sette punti: War and Peace

Nel luglio 1805 Anna Pavlovna Scherer organizza un ricevimento a San Pietroburgo, proprio mentre le truppe austriache e russe mettono a freno l’avanzata di Napoleone. Quel che Anna Pavlovna non può immaginare è ciò che accadrà negli anni successivi, soprattutto nel 1812, quando l’imperatore deciderà di invadere la Russia; non sa quanti dei presenti sopravivranno, chi di loro parteciperà alla guerra e chi morirà in disgrazia. Anna Pavlovna presenta, mette in contatto, regala informazioni: è l’incipit della storia di War and Peace, classico tolstoiano trasposto in una miniserie di sei episodi dalla BBC.

Il risultato poteva essere un insieme di inesattezze storiche, di scene considerate troppo lente e di svalutazione del romanzo. Nella realtà, tuttavia, il risultato è stato proprio il contrario.

1) Un po’ per uno

Il ricevimento a San Pietroburgo è quindi la scusa per riunire gran parte dei protagonisti e dei personaggi secondari e presentarli al pubblico. I personaggi di War and Peace sono molti, una scelta confacente al numero dei luoghi e degli anni chiamp03bh1wvati in causa; si poteva rischiare di dire troppo poco su di loro, di non analizzarli per bene o di non farlo per niente, ma la serie britannica è riuscita a condensare il lungo romanzo in soli sei episodi grazie alla capacità dimostrata di presentare un personaggio con poche frasi e azioni: fin da subito si comprende l’animo di Andrej e quello di Nikolaj, la giovialità di Natasha, l’affetto che per lei prova Pierre, l’ambizione del Principe Vasilly Kuragin.

2) Effetto sorpresa

In un primo momento, sembrerebbe difficile ipotizzare i collegamenti tra i personaggi che non erano al ricevimento iniziale. Come sarà possibile per Andrej e Natasha conoscersi? Come farà Hélène a entrare nelle loro vite insieme al fratello Anatole, e in che modo un incontro riuscirà a sconvolgere la storyline di due protagonisti a un solo episodio dal finale?

Tutti sono collegati, in un modo o nell’altro, ed entro la fine della serie – o del romanzo – sarà ben chiaro. La motivazione è semplice: Tolstoj e la BBC raccontano di una precisa classe sociale, senza soffermarsi su chi non risulterebbe utile per l’economia del romanzo.

p03dk26r3) Doppia linea narrativa

Non è stato certo il cinema classico ad avere inventato la doppia linea narrativa, o double plot: ha dovuto attingere alla letteratura, a Omero, a Manzoni e allo stesso Tolstoj.

Da ottimo adattamento di un romanzo storico, War and Peace è riuscito a coniugare la storyline familiare dei Rostov e dei Bolkonsky con quella storico-bellica che è spunto di partenza del romanzo, e lo ha fatto con cura, senza concentrarsi eccessivamente su una delle due parti, sulle vicende personali di Andrej, Natasha e Pierre o sul conflitto tra i due Imperi; al contrario, la guerra e la politica fanno sempre da sfondo alla vita quotidiana e sentimentale dei personaggi, dando così spunti per nuove avvincenti storyline.

4) Accuratezza storica da BBC

Rispetto alle serie americane – è ora d’obbligo citare Reign – gli inglesi sono in grado di rimanere ancorati alla realtà; ne è capace soprattutto la BBC, che in Doctor Who continua a rappresentare differenti periodi storici senza presentare paradossi, a meno che non siano evidentemente voluti.

Ha ottenuto quindi un ulteriore successo con questa serie, in cui le vicende storiche sono solo la messa su schermo di quelle raccontate da Tolstoj e a loro volta desunte dalla storia. La bravura della BBC è invece palese nella realizzazione degli ambienti e dei costumi, nelle coreografie dei balli, nelle canzoni intonate da Natasha. Diventa quindi semplice e perfino naturale per lo spettatore lasciarsi coinvolgere dalla serie, entrando in un mondo di cui non potrebbe sapere nulla, ma di cui incredibilmente si sente d’un tratto farne già parte.

5) Volti televisivi e non solo

I volti dei personaggi di War and Peace sono volti nuovi, che stanno trovando ora posto sul piccolo schermo; l’unico nome importante che salta subito agli occhi nei titoli di testa è quello di Jim Broadbent (Principe Nikolaj Bolkonsky), il professore Horace Lumacorno di Harry Potter e l’impresario Harold Zidler di Moulin Rouge!.

Andrej Bolkonsky è interpretato da James Norton (Grantchester 4262e Happy Valley), mentre Hélène Kuragina è la bella Tuppence Middleton, nota ai telefili principalmente per i ruoli di Riley Blue in Sense8 e di Amelia Havisham in Dickensian, dove recita anche il padre Vasilly Kuragin (Stephen Rea). Lily James, la dolce e ingenua Natasha Rostova, è invece attualmente al cinema nel ruolo di Elizabeth Bennet in Pride + Prejudice + Zombies, ma è famosa anche nel piccolo schermo come Lady Rose Aldridge di Downton Abbey.

Un cast non troppo ambizioso, ma sicuramente qualificato e che ha saputo rendere perfettamente l’essenza dei propri personaggi.

6) Un finale troppo veloce

Nonostante gli elogi finora ricevuti, in War and Peace si può riscontrare un grosso difetto: l’incapacità, principalmente nel finale, di dare lo spazio necessario alla storyline di tutti.

Al termine della serie, non è chiaro il ruolo che hanno avuto alcuni dei personaggi, che sembrano apparire solo per lasciare una labile traccia di sé, come nel caso di Boris Drubetskoy; il terzogenito dei Rostov è protagonista di una delle scene più belle della serie, ma appare solo nel finale, nonostante la sua famiglia sia stata la protagonista degli episodi precedenti.

Alle relazioni amorose accade altro: a volte sono il centro di una puntata, che ruota intorno ai problemi derivati da un fidanzamento messo a dura prova, altre volte – purtroppo proprio nel finale, in cui ci si aspetterebbe una maggiore attenzione – sono inserite tra una scena e l’altra, senza mai essersi soffermati in precedenza sui sentimenti provati da personaggi che sono peraltro protagonisti.

2FAA0B9900000578-0-image-a-51_14515659794717) Scene indimenticabili

Tuttavia, si tratta di un difetto che non preclude il successo della serie. War and Peace è stato trasposto con particolare attenzione, avendo cura del media di arrivo, e mantenendo l’epicità di scene che ai lettori erano già risultate come indimenticabili – tipico della letteratura classica.

Il ballo di Andrej e Natasha è l’apice di questo processo, un momento che coniuga musica e visione, coreografia e gioco di sguardi, comunicando allo spettatore tutto quel che c’è da capire senza dovere dire nemmeno una parola. Riesce allo stesso modo il finale di Hélène, la sopracitata scena del terzo Rostov, gli intrighi dei fratelli Kuragin.

War and Peace è una serie talmente ben costruita che, anche se avesse tentato di annoiare, non ci sarebbe riuscita.

Consigliato? Sì.

– Sara Carucci –

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