Recensioni in sette punti: Puella Magi Madoka Magica

maxresdefaultQuesta settimana si parte con una novità delle recensioni in sette punti: Puella Magi Madoka Magica è il primo anime a essere recensito in questa rubrica, che dal nuovo anno ha deciso di alternare le proposte settimanali (serie televisive in corso, “revival”, nuove proposte e serie animate). Perché partire con Madoka Magica? Perché, a dispetto di una prima impressione, non si tratta di una serie da dare per scontato.

1) Un maho shojo non adatto ai bambini

Prima di tutto, occorre precisare cos’è un maho shojo: si tratta di un sottogenere degli shojo – storie adatte a un pubblico femminile adolescente – che parla di maghe, streghe o eroine; per riassumere, fanno parte del sottogenere maho shojo titoli come Sailor Moon, Tokyo Mew Mew e Mermaid Melody.

Ciò che rende diverso Madoka Magica dagli anime sopracitati è la presenza costante, a partire dal terzo episodio, di scene al pari degli ultimi episodi di ogni stagione di Sailor Moon. La morte è sempre in agguato, i modi in cui un personaggio principale viene ucciso sono spesso cruenti e non adatti allo stesso pubblico che, di ritorno da scuola, accende la televisione per guardare Mermaid Melody o Magica DoReMi.

2) Plot twist dietro ogni angolo

Come negli altri maho shojo, le protagoniste femminili devono usare la magia per combattere i nemici e salvare il mondo, ma già dal pilot è evidente che tutto ciò comporterà un cambiamento radicale nelle loro vite. Kyubey, che a un primo sguardo ricorda la funzione di Luna in Sailor Moon, chiede di stringere un patto alle future maghe: in cambio di un 963276199b657568ba20c1bb6097b4c3desiderio qualsiasi, dovranno passare la vita a combattere le streghe, entità malvagie che causano suicidi o incidenti inspiegabili, dai quali traggono l’energia per sopravvivere.

Ogni cosa, tuttavia, ha un prezzo ben più grande di quel che si pensa e Kyubey sceglie di omettere le informazioni più preziose di questa difficilissima missione, costringendo le protagoniste a combattere – e morire tragicamente – rinunciando alla loro vita presente e al futuro in cui, ingenuamente, avevano sperato.

3) Struttura alla Jessica Jones

Come la storia di Jessica Jones si dipana nell’arco di pochi episodi, concentrandosi sulla trama principale senza quasi digressioni, lo stesso accade in Madoka Magica; a essere affrontato in ogni episodio non è un singolo antagonista spuntato fuori dal nulla che lo spettatore si aspetta di vedere morire nel giro di venti minuti, bensì un nemico invisibile – il futuro – da cui non si può fuggire.

Le streghe vengono combattute e uccise, spesso con gravi perdite non solo fisiche, ma un combattimento può durare più di un episodio o meno di un minuto – che non dà neanche il tempo di capire quale sia l’avversaria del momento – lasciando che la storia vada avanti dove deve, senza lunghe interruzioni e con i nemici essenziali ai fini della trama.

4) Tipi da anime

puella_magi_madoka_magica-08-kyoko-ramenCome in ogni gruppo di “combattenti alla marinara” che si rispetti, le protagoniste sono ben diverse fra loro, tipi veri e propri: c’è la protagonista dolce ed emotiva (moe), la sua migliore amica ottimista e divertente (genki), la maga che dovrebbe essere un’alleata e al contempo sembra un’avversaria (kuudere), la nuova arrivata subito pronta a schierarsi contro le protagoniste, ma che nasconde un cuore d’oro (tsundere).

Madoka, Sayaka, Homura, Kyoko e Mami (la leader) riflettono alcuni dei personaggi che, in altri anime maho shojo, le hanno precedute, ma c’è una grossa differenza con loro.

5) (De)crescita dei personaggi

I tipi di personaggi rappresentati possono cambiare, diventando perfino l’opposto di ciò che erano prima.

Homura è sempre stata solitaria e arrabbiata con il mondo? O nasconde qualcosa fin dall’inizio? Sayaka riuscirà a mantenere l’ottimismo e la bontà che la contraddistinguono, agendo sempre per il bene degli altri? Kyoko smetterà di attaccare briga con lei? E Kyubey? Chi è realmente? Una mascotte fedele o l’avversario più temibile, che “dimentica” di dire loro che potrebbero morire, separandosi da un determinato oggetto? E Madoka, protagonista dell’anime, deciderà mai di accettare il suo patto e diventare così una maga?

Non si può mai avere una sicurezza con i personaggi di Madoka Magica e questo è uno dei punti di forza della serie, che con realismo mostra che non si può rimanere impassibili di fronte a una missione così difficile e importante.

sayaka_witch_form6) Disegno e colonna sonora inediti

Ci sono due stili di disegno: quello tipico degli anime, dedicato alle protagoniste e al loro mondo, e quello con cui i Magica Quartet, creatori della serie, hanno deciso di rappresentare le streghe.

Le avversarie di Madoka Magica, infatti, non sono mostri nel senso stretto del termine; lo stile con cui vengono descritte ricorda i disegni fatti a mano, con colori a pastello e sfumati, e questo le deforma rendendole inquietanti e prive di contorni definiti; a volte, le immagini che circondano le streghe sono ispirati a dipinti famosi e ciò non fa che peggiorare la sensazione straniante della scena.

La colonna sonora, da parte sua, “sa ciò che vuole”: le musiche dei combattimenti all’ultimo sangue e dei momenti clou riflettono la loro epicità con cori e batteria, rendendo prigioniero lo spettatore finché non avrà ultimato l’intera serie.

7) Film conclusivo?

Sebbene l’anime si sia richiuso su se stesso – è il caso di dirlo – l’avventura delle maghe non è finita. Due film riassumono i dodici episodi della serie, mentre un terzo continua la trama e pone le basi per una nuova avventura, concludendosi con un cliffhanger maggiore di quelli presenti nella serie.

La storia va avanti, ma c’è qualcosa che non va e solo una delle protagoniste sembra essersene accorta. O forse non è la sola? Le sue decisioni impulsive la spingeranno ancora una volta nel baratro, di fronte alla scelta più importante e terribile di tutte.

Consigliato? Assolutamente sì, perché non lo state ancora guardando?

– Sara Carucci –

Rispondi