Recensioni in sette punti: The O.C.

largeCosa succede quando un ribelle ragazzo di Chino viene adottato da una facoltosa famiglia di Newport Beach e si innamora della sua nuova vicina di casa? Chi diventa questo ragazzo dal passato turbolento? “Chiunque tu vuoi che io sia.” È questa la prima frase che Ryan Atwood rivolge a Marissa Cooper, grande amore della sua vita e uno dei motivi che lo tengono vicino o lontano da casa Cohen. Si va giù di vintage in questo appuntamento con le recensioni in sette punti: The O.C. è una serie di quattro stagioni, trasmessa dalla Fox tra il 2003 e il 2007, che ha incantato migliaia di adolescenti davanti al televisore. Il motivo principale? Seth Cohen, non ci sono dubbi.

1) Il trash che piace sempre ai teen drama

Non dramedy, solo compresenza di commedia e dramma come nella realtà, ecco cos’è The O.C.; se non fosse, ovviamente, per l’esasperazione di molti temi e rapporti. Chi veniva dalle esperienze di Beverly Hills 90210 e Dawson’s Creek lo sapeva già, come lo sa ora chi ha passato anni di fronte a Gossip Girl e Pretty Little Liars: sulla strada degli eroi si mettono sempre nuovi ostacoli – spesso causati da loro stessi – che devono essere superati episodio dopo episodio per giungere all’amato lieto fine. Non accade per tutti i personaggi, ci sono perfino protagonisti costretti ad abbandonare lo show alla terza stagione, ma gran parte di loro conquista quel futuro felice che aveva sempre desiderato.

Scene di vita vera? Nì, propendendo per il no, a meno che non siate californiani pieni di soldi.

Teen drama da guardare per svagare la mente? Uno dei migliori.

2) “Sto solo avendo una reazione allergica all’universo”

E in gran parte grazie alla famiglia Cohen, i genitori e il fratello adottivo di Ryan. Kirsten potrebbe anche passare in secondo piano, ma non il brillante Sandy e il sarcastico Seth, che un decennio prima che i geek fossero visti come cosa buona e giusta era considerato il ragazzo imbranato con una fissa maniacale per i fumetti. E prendetelo per scemo: grazie a questa sua grande passione, si è guadagnato come regalo di Natale la donna della sua vita vestita da Wonder Woman.

The OC Rainy Day Women_Ep14Seth, che purtroppo perde parte della sua caratteristica ironia nell’ultima stagione, è in grado di reggere con la sua sola presenza e qualche battuta geniale episodi che potrebbero annoiare gli spettatori che, il trash, proprio non lo sopportano. Ricordiamo soltanto che la sua entrata in scena ci fu quando chiese a Ryan, arrestato per il furto di un’auto, se volesse giocare a GTA.

Senza contare che Seth ha inventato il Chrismukkah, “Sette giorni di regali più uno di super regali!”.

3) Conquistare la cotta della propria infanzia? Si può

Malgrado Ryan e Marissa siano la coppia principale dello show, Seth e Summer non passano certo in secondo piano. Di lui si è già ampiamente parlato, di lei basti dire che è una principessina con la puzza sotto il naso, antipatica e superficiale a una prima occhiata, ma pronta a tutto per la sua migliore amica. Seth è il solo ad avere visto sotto la sua ruvida scorza, ricordando ancora a memoria la poesia che lei aveva recitato alle scuole elementari.

Le loro botta e risposta sono tra i dialoghi più divertenti della serie, esclusi quelli tra Seth e il padre Sandy, e la loro storia ha preparato gli spettatori a un rapporto molto simile, ma più drammatico e ancora lontano dal trovare un lieto fine: vi dicono niente Stiles Stilinski e Lydia Martin?

Altre coppie, tra cui gli stessi Kirsten e Sandy, infiammano il cuore dei numerosi fan, tuttavia nessuna può vantare Capitan Avena e Principessa Favilla.

4) Julie Cooper, un villain come madre

Nelle prime stagioni Julie Cooper era tanto insopportabile da poterla quasi paragonare a Dolores Umbridge: come quest’ultima ricordava al lettore le peggiori professoresse mai avute, Julie eramarissa-bisexual-the-oc la madre – che in altre serie sarebbe piuttosto apparsa come matrigna – insopportabile, attaccata ai soldi e decisa a tutto pur di ostacolare i sogni della figlia maggiore. Come permettere a Marissa di frequentare quello scapestrato di Ryan? Julie se ne ricrederà poi nella quarta stagione, quando incontrerà nientemeno che… Hercules. Ma questa è un’altra storia.

Nonostante le critiche, da parte di spettatori e personaggi, che riceve per gran parte della messa in onda di The O.C., con il tempo Julie si rivela il tipico villain che non può mancare nelle serie degli ultimi anni: forte, eppure vulnerabile; innamorata, eppure continuamente disillusa. Ma, soprattutto, capace di sostenere l’intera quarta stagione da sola, dimostrandosi anche in grado di divertire quasi quanto i Cohen.

5) “La prima stagione era meglio”

Non importa quale show state vedendo, il succo è sempre lo stesso: per quanto la prima stagione sia stata geniale, dalla seconda in poi tutto andrà a farsi benedire. È un discorso sempre più spesso tirato in ballo senza motivo, e purtroppo anche a causa delle aspettative deluse dei fan su un dato personaggio o una data coppia. Tuttavia in questo caso un’affermazione del genere ha ragione da vendere.

La prima stagione di The O.C. è stata un successo, si potrebbe rivedere in continuazione dall’inizio alla fine senza mai stancarsene; le successive non sono spiacevoli, faticano solo ogni tanto a tenere l’attenzione su di sé, ma il vero problema è l’ultima. La serie è stata cancellata durante la messa in onda della quarta stagione ed è più che evidente, perché – messa parte l’episodio trash che più trash neanche Marlene King sulla realtà alternativa – il finale condensa in quaranta minuti almeno dieci episodi, e si sente. È un peccato, perché avviene finalmente il matrimonio tanto atteso, un altro elemento tipico dell’ultima puntata dei teen drama, ma tutto ciò che gli ruota intorno lo fa alla velocità della luce.

acd8c59a252c0fb7970da8099f66173a6) Vita da ricchi

Ricordate le splendide colazioni di Blair Waldorf? Il lusso che regnava sovrano in ogni minuto di Gossip Girl? Anche The O.C. rappresenta la vita dei ricchi, ma lo fa in modo diverso, mettendolo a confronto con la realtà da cui Ryan è riuscito a fuggire.

Nonostante gran parte della seria sia ambientata a Newport Beach – che è a quaranta miglia dal lungomare delle riprese – ci sono delle visite veloci a Chino da parte di Ryan, Marissa o Sandy; lì vivere non è facile come in città e la differenza tra le due case e le due famiglie del protagonista è evidente soprattutto quando persone della sua infanzia, tra cui la bella Theresa, compaiono all’improvviso nella sua nuova vita.

La parte negativa della California è tuttavia presente anche tra i ricchi, con la droga, i tentativi di suicidio e gli incendi che accomunano qualsiasi strato sociale.

7) California, here we come

La sigla non poteva mancare: volenti o nolenti, tutti gli adolescenti dei primi anni 2000 si è ritrovato in testa il motivetto composto dai Phantom Planet, California. La sigla non è epica come quelle di Game of Thrones e Doctor Who, ma rimane comunque indimenticabile.

Per quanto già questa canzone ricordasse agli spettatori dove era ambientata la serie, il creatore Josh Schwartz ha voluto inserire nella colonna sonora dei brani, ora raccolti in sei album, che riflettessero la vita dei protagonisti.

Protagonisti che, con l’occasione, non possono non essere menzionati: Ryan Atwood (Ben McKenzie, Gotham), Seth Cohen (Adam Brody, attuale marito di Leighton Meester), Marissa Cooper (Mischa Barton,L’altra metà dell’amore), Summer Roberts (Rachel Bilson, fidanzata di Hayden Christensen e star di Hart of Dixie), Sandy Cohen (Peter Gallagher, Covert Affairs) e Julie Cooper (Melinda Clarke, Nikita). Degna di nota è anche la sorella di Marissa, Kaitlin, interpretata a partire dalla terza stagione da Willa Holland, ora nota per il personaggio di Thea Queen in Arrow.

Consigliato? Se vi piacciono i teen drama, assolutamente sì; se non vi piacciono, guardatevi comunque la prima stagione per Seth e Sandy Cohen, non ne rimarrete delusi.

– Sara Carucci –

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