Recensioni in sette punti: American Horror Story

Di serie horror, ne vengono sfornate circa una decina all’anno, senza che tutte riescano a raggiungere l’agognato rinnovo; Ryan Murphy e Brad Falchuk avevano alle spalle una collaborazione vincente per Glee, quindi perché non provare a ideare qualcosa di diverso dal solito, quasi un inedito per la televisione americana contemporanea? Senza altri giri di parole, ecco di cosa si occuperanno oggi le recensioni in sette punti: American Horror Story è una serie antologica – dal genere intuibile già dal titolo – con attori non solo televisivi e decisamente non alle prime armi, un eccezionale cast tecnico e un solo, grande difetto. Ma andiamo con calma.

dandy-twisty-mask-american-horror-story-freak-show1) Di quanti orrori possiamo essere testimoni?

Si definisce “serie antologica” uno show televisivo che presenta una caratteristica costante (principalmente il genere), ma personaggi, trama e a volte attori differenti tra una stagione e l’altra; questo rende possibile la visione di una parte della storia indipendentemente dalle precedenti e dalle successive.

La base di American Horror Story, trasmessa a partire dal 2011 e attualmente impegnata nella produzione della sesta stagione, è il racconto degli orrori che sono alle base di ogni storia di paura, che siano reali o soprannaturali. Murder House è ambientato in una casa infestata, Asylum in un ospedale psichiatrico, Coven in una confraternita di streghe, Freak Show in un “circo dei freak” e Hotel in un albergo anch’esso infestato. In ogni ambientazione appaiono altri grandi orrori, dai serial killer ai vampiri, dalle possessioni diaboliche agli alieni.

2) Siamo sempre qui

Perché scegliere attori diversi quando si ha già a disposizione un cast che sa il fatto suo?

Tra una stagione e l’altra, oltre alla trama possono cambiare anche gli attori, che spesso tuttavia ritornano due anni dopo, dopo essersi dedicati ad altri lavori: uno dei fattori positivi delle serie antologiche nell’era di internet e dei social network è “impedire” alle indiscrezioni su questo o quell’altro film di precedere i colpi di scena dello show, facendo intuire qualche personaggio morirà prima della stagione successiva.

Tra i più giovani ricorrono Evan Peters (mai assente, che gli X-Men lo vogliano o no) e la fidanzata Emma Roberts (protagonista di Scream Queens, altra creazione del “duo delle meraviglie”), Taissa Farmiga e Jamie Brewer. Non possono essere dimenticati in primis Sarah Paulson e Lily Rabe, ma anche Zachary Quinto per le prime due stagioni, mentre entrate in grande stile dalla terza stagione sono state fatte dalla straordinaria Kathy Bates e da Angela Bassett, chiamate immediatamente a fronteggiarsi.

american-horror-story-asylum-jessica-lange-5022417083) Villain o meno, è sempre la star

Quando è stata scelta per interpretare la vicina Constance, Jessica Lange non poteva immaginare come si sarebbero messe per lei le cose nelle stagioni successive; da personaggio regular, Jessica è diventata villain, protagonista e villain, poi ancora protagonista. Mantenendo sempre, tuttavia, un’ambiguità che rendeva difficile comprendere cosa si celasse davvero dietro il suo personaggio.

Si potrebbe dire che lo show sembrasse fin troppo incentrato su di lei, ma è stata una scelta obbligata, tanto che in Hotel la sua assenza, tentata invano di colmare con Lady Gaga, si è fatta sentire parecchio. Sono invece da ringraziare Evan Peters, Kathy Bates e Denis O’Hare per aver saputo, ancora una volta, caratterizzare al meglio i propri personaggi e tenere desta l’attenzione del pubblico.

Ma Jessica Lange non ha lasciato la serie se non da star, in un ultimo episodio di Freak Show che la vede protagonista degli ultimi minuti con le note bowieniane di Life on Mars? che accompagnano la sua uscita di scena.

4) Dovremmo smettere di incontrarci così

Le stagioni dispari di American Horror Story sono ambientate nel presente, quelle pari circa mezzo secolo prima; ciò permette ad alcuni personaggi di incontrarsi (soprattutto agli immortali) e, a volte, di ritornare nello show dopo un salto di un paio di stagioni.

Potrebbe un freak finire nel manicomio di Asylum? Potrebbe una medium o una strega ritrovarsi in un hotel infestato da fantasmi e vampiri? Con Murphy e Falchuk la risposta è sempre “Sì, ovviamente”. A differenza quindi di altre serie antologiche, non si può dare per scontato che gli amati personaggi delle stagioni precedenti scompaiano per sempre, neanche quando lo stesso attore è già presente sul set con un altro ruolo.

5) Una naturale conseguenza

Non c’è modo di indorare ulteriormente la pillola: tutto ciò che finora è visto in funzione di una critica positiva porta alla naturale conseguenza di una “accozzaglia di roba”.

Vampiri, fantasmi e serial killer nella stessa stagione, manicomio, alieni e diavolo in un’altra, personaggi che si incontrano o che hanno lo stesso volto di altri che abitano a due passi da lì… Se la vastità di creature che continua a partorire Teen Wolf portava il caos nella serie, il discorso vale doppia2789D74B00000578-0-Co_stars_Emma_right_and_Evan_third_from_left_both_appeared_in_Am-m-117_1428989735214mente per American Horror Story, che non sempre riesce a riprendersi prima del finale e a ricordare tutte le storyline ancora in gioco dando loro la medesima importanza.

Ci sono spunti per dieci o più stagioni, ma i produttori hanno preferito unirli quando possibile per creare un mondo che, collegato con le storie delle stagioni precedenti, non è altro che una gigantesca bottega degli orrori.

6) “Renderemo spaventosa perfino Orietta Berti”

Uno dei punti più forti di American Horror Story è senza ombra di dubbio la colonna sonora, che si è aggiunta alle svariate nomination ottenute dalla serie negli ultimi cinque anni. A svettare fra tutte le musiche è la sigla, un motivetto neanche troppo spaventoso se non fosse accompagnato da un montaggio visivo che fa venire la pelle d’oca; dietro a tutto ciò c’è Kyle Cooper, autore della sigla di The Walking Dead.

I brani che ritornano nel corso degli episodi, invece, sono arrangiamenti di canzoni già note al pubblico, tra cui Special Death di Mirah, Seven Wonders di Stevie Nicks e la già citata Life on Mars?, ma anche Dominique, in passato interpretata nella sua versione italiana da Orietta Berti e ora diventata una delle canzoncine più inquietanti mai ascoltate dal pubblico.

 

Ethel17) Dieci e lode al cast tecnico

La colonna sonora sa come farsi lodare, ma il resto non è da meno: costumi, trucco, scenografie, tutto ha ricevuto almeno una nomination (tra queste migliore direzione artistica, migliori costumi, miglior montaggio video e audio).

Spaziando nel tempo, e non sempre all’interno del Novecento, il cast tecnico deve stare attento agli abiti e alle acconciature dei personaggi, deve saper mostrare la loro classe sociale e l’ambiente che li circonda come in ogni serie televisiva che si rispetti; tuttavia, in questo caso va ulteriormente applaudito per la creazione di costumi e scenografie che riflettono la straordinarietà del personaggio e del mondo da cui proviene. Non si potrebbe certo vestire Lady Gaga con un abito comune o aspettarsi vestiti casual per un freak show, come non si potrebbe spaventare il pubblico con la solita storia del serial killer senza renderlo speciale e irripetibile (il clown di Freak Show riesce, infatti, a terrorizzare molto più dell’assassino di Hotel, basta ricordare cosa si celava sotto la sua maschera).

Consigliato? Sì… ma. Ma bisogna guardarlo consapevoli che ci si trova di fronte a una bottega degli orrori, all’interno di un unico mondo in cui la paura regna sovrana, e chiudendo un occhio di fronte ad alcune scelte di sceneggiatura godere dei costumi, della fotografia, della colonna sonora e della splendida recitazione degli attori protagonisti e non solo.

 

– Sara Carucci –

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