Recensione The Punisher Stagione 2 – Prima spara e poi parla

Arriviamo al nostro consueto appuntamento con le serie targate Marvel / Netflix con la seconda stagione di The Punisher. Ritroviamo il nostro anti-eroe tosto dopo essersi lasciato alle spalle il suo nome, il suo personaggio, New York ed un Billy Russo lasciato mezzo morto e con il volto dilaniato all’interno di un carosello a Central Park.

Purtroppo per lui, Frank Castle non riesce a stare lontano dai guai e si ritrova subito impelagato in un conflitto che riguarda una ragazzetta di sedici anni e dei cattivi che vogliono ucciderla. Il conflitto lo riporterà a New York… e da Billy Russo, sfigurato e malconcio, ma in ascesa. Così, la stagione segue due filoni narrativi diversi: la ragazza Billy Russo. Il Risultato non è quello sperato: le prime puntate sono terribilmente lente e rendono insopportabile il filone riguardante la ragazza. Per fortuna della serie, verso la settima/ottava puntata, tutto inizia a prendere un certo senso, diventando interessante e ricordando il successo della prima stagione.

Una menzione speciale la voglio dare a Ben Barnes. Sia chiaro, tutti gli attori impegnati in questa serie sono bravi, ma ho riscoperto un Barnes molto bravo, distante dal “principino” Caspian o dal “sempre principino, anche se maledetto” Dorian Gray. Il personaggio di Russo ha una evoluzione molto particolare che ha messo a dura prova le capacità recitative di Ben, ma lui ne è uscito completamente vittorioso, tanto da rendere alcune scene riguardanti il suo personaggio quasi memorabili. Altra menzione d’onore anche a Josh Stewart, che porta un “ignoto” (che poi ignoto non è) John Pilgrim alla luce, che ci fa accapponare la pelle, ma, comunque, provare empatia per lui. Comunque, tutti gli attori sono stati bravi, da Jon Bernthal (il nostro amato punitore dalla voce grossa) a Giorgia Whigham (la ragazzina Amy), da Jason R Moore (che riporta sugli schermi un Curtis che prende molta più rotondità) a Floriana Lima (il cui personaggio l’ho trovato più disturbato dello stesso Russo).

In conclusione, direi che il prodotto è sufficiente, il che è una buona notizia per la Marvel, riuscita a riportare solo un buon sequel delle serie targate Netflix con Daredevil 3. Se riuscite a sopportare le prime sette puntate, potrete gustarvi un buon finale accattivante e in pieno stile Punitore. Una piccola pecca anche sul finale, dove il culmine tra Castle e Russo ha una piega inaspettata che lascia con l’amaro in bocca, ma non mi stupirebbe sentire di un rinnovo per una terza stagione. In fondo, The Punisher è nato per caso, ma, sin’ora, è tra i migliori prodotti che Marvel ha creato con Netflix.

– Giorgio Correnti –

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