Recensione Io – Sola sulla terra, l’ultimo film fantascientifico di Netflix

Il 18 gennaio è stato pubblicato sulla piattaforma Netflix il nuovo film fantascientifico da loro prodotto: Io – Sola sulla terra. Ovviamente, il sola sulla terra è stato aggiunto nella traduzione italiana del titolo che, in originale, si chiama solamente Io.

In questo caso, non è la prima persona singolare, ma Io è il nome di uno dei satelliti di Giove. La storia, però, è ambientata sulla terra. Parliamo di un futuro ipotetico dove la terra, la natura, per ribellarsi delle opere dell’uomo, ha cambiato completamente l’atmosfera, trasformandola da una base ossigeno, ad una a base ammoniaca. La cosa, ovviamente, ha ucciso molti umani. L’ultima speranza per l’umanità è quella di trasferirsi sul satellite di Giove, dove già esiste una stazione spaziale progettata per prendere energia dai vulcani del pianeta, ma abbastanza grande da poter accogliere l’umanità mondiale. E, mentre la gente vive in questa stazione, gli ingegneri cercano un nuovo pianeta dove iniziare una nuova vita.

Ma, mentre il grosso dell’umanità è ormai nello spazio, alcuni uomini, convinti da uno scienziato visionario, sono rimasti sulla terra. L’idea dello scienziato è che, in qualche modo, l’uomo e gli animali possano evolversi, arrivando ad abituarsi alla nuova atmosfera terrestre. Ma sembra che gli shuttle verso Io siano gli ultimi e la figlia dello scienziato ed un altro avventurieri rimasto sulla terra, decidono di partire verso lo shuttle.

Ovviamente, parliamo di un film drammatico e non d’avventura, parliamo di un film che si basa più sui pensieri e sulle scelte, che sulla corsa verso lo shuttle. Anzi, non c’è una vera e propria corsa, ma una riflessione sul pensiero dello scienziato e sull’evoluzione. Può veramente l’uomo abituarsi a respirare ammoniaca? Purtroppo per il film, questo pensiero non arriva ad appassionare lo spettatore. Inoltre, le scene tendono ad allungarsi, con lunghi sguardi silenziosi e tediosi discorsi su qualcosa che dovrebbe far capire la trama, ma sembra allontanarsene. Alcuni discorsi diventano ripetitivi, alcune scene cercano di allungare una suspance per una notizia che lo spettatore ha già capito da parecchio ed il finale, seppur coerente con la storia, è trattato con una mezza scena e con un epilogo abbastanza banale.

Il risultato, è un prodotto appena sufficiente, che consiglierei agli amanti dei mondi alternativi, della fantascienza riflessiva e di Darwin. Se siete amanti, invece, di fantascienza spaziale, non perdeteci tempo: nessuna astronave, nessuno spazio. Anche se il titolo parla del satellite Io, ne siamo ben lontani, rimanendo letteralmente “con i piedi per terra”.

– Giorgio Correnti –

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