Rap italiano vs Rap americano

1Mi dispiace, ma è un argomento che prima o poi avrei dovuto affrontare: negli ultimi periodi, il rap italiano è diventato una moda indiscutibile e numerosi fan lo adorano spasmodicamente. Oggi i rapper infatti occupano un posto importante nel panorama musicale nazionale, creando figure di spicco, ma anche “artisti” dalla poesia banale facile. Ed ecco dove pongo la mia domanda: Rap italiano vs Rap americano, ma di che stiamo parlando? Provate a mettere come sottofondo una canzone rap statunitense mentre state facendo altro, senza ascoltare le parole, e fate lo stesso poi con una italiana che non conoscete, sempre per non focalizzarvi sul testo: la prima avrà una musicalità che molto spesso – non voglio essere categorica, abbiamo delle eccezioni – sarà completamente assente nell’altra.

In Italia abbiamo tantissime doti artistiche, ma questa non ci appartiene, e non perché io voglia allontanarci in qualche modo dal mondo americano, anzi, ma perché proprio, anche con il migliore degli intenti, spesso si finisce per ascoltare una voce monotona, che potrebbe scatenare impulsi suicidi. In America si lamentano dei testi, dicendo che sono violenti, qui è la musica che mi fa diventare violenta! Se poi ad un pezzo rap viene accostato un ritornello orecchiabile, sono pronta a negoziare. Se poi siete Caparezza, posso pure alzare le mani e ammettere il talento, ma per il resto… è inutile negarlo: la nostra lingua non è adatta a questo tipo di musica. Non lo è. Così come l’inglese non suona armonico come l’italiano nella lirica, perché devono sforzarsi di trovare vocali in un tipo di linguaggio che non ne ha abbastanza, come invece il nostro.

2Magari potreste obiettare che andare a creare un testo in rima o in assonanza con una lingua complessa come la nostra sia un punto di merito, e potrei anche essere d’accordo, ma il risultato non sarà sempre – quasi mai – orecchiabile. Avete visto 8 Mile? Lasciate stare il fatto che la voce di Eminem, essendo bianco, differenzia dalla grande totalità di rapper americani, ma ricordate il momento dove si scontrano nelle “gare di rap”? C’è una musicalità nelle loro parole, nonostante la stessa musica si ripeta, senza particolari varianti, che a me farebbe venire i brividi solo ad immaginarla in italiano. E quello è un fatto puramente lessicale. Poi, è ovvio che il rap americano sia molto più “pop” del nostro, perché lì vige la regola dei grandi numeri, dove per piacere ed emergere spesso ci si mescola con altre sonorità, mentre qui si rimane un po’ più fedeli al genere iniziale: questo può essere considerato sia un pregio che un difetto, a seconda dei punti di vista.

Io, ad ogni modo, e lo sottolineo per correttezza, non sono una grande fan di nessuno dei due fronti: amo profondamente Eminem, ma l’ho sempre considerato un fenomeno a se stante. Mi piacciono alcuni artisti italiani che adoperano questa tipologia di pezzo, come Neffa, qualche brano degli Articoli 31 e il già citato Caparezza, ma per lo più mi infastidisce quasi tutto il resto del panorama rap italiano. Posso però, da chi comprende entrambe le lingue con tranquillità e quindi non ha problema ad approcciarsi ad una come si avvicinerebbe all’altra, dire che l’americano si sposa in modo migliore al brano “parlato”. Voi cosa ne pensate?

– Lidia Marino – 

 

 

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