Racconti da Quarantena – Zucchero a velo

Forse sono un po’ folli, forse soltanto innamorate, o forse la colpa è del sole che splende tra i palazzi e illumina la vespa rossa di una luce che nessuna delle due riesce a identificare come “naturale, pomeridiana”.

Forse i motivi sono quelli, ma a loro piace definirsi “avventate”.

«Dai, sali su, i miei non ci sono, mamma è a lavoro, torna tardi, papà è in riunione, vuoi un tè?, qualcosa da mangiare?, resta ché ci cuciniamo qualcosa per pranzo.»

E allora di fretta sulle scale, ridendo come tredicenni per la prima volta a casa di un’amica, gli zaini che sbattono contro le schiene nascoste da sottili magliette estive. Gli onori di casa non servono a niente, sanno già dove poggiare i libri di scuola e la felpa arrotolata intorno alla vita – quella mattina pioveva, il tempo era scuro, ma ora il sole splende di quella luce che nessuna delle due riesce a identificare e sembra quasi un segno, un invito a farsi coraggio.

Cercano nella dispensa una pentola, prendono del sugo dal frigo e un pacco di pasta; c’è dello sciroppo di lampone che sulla pasta non serve, però «Tiriamolo fuori, mettiamolo sui pancakes come piacciono a te.» C’è molta incoscienza, possono sentirla. Ed è questo che rende l’aria attorno a loro pura adrenalina.

Lei non ha mai fatto i pancakes, così prende uova e zucchero a velo, spera che l’altra le dia indicazioni. Si scontrano, lo zucchero vola e presto entrambe si ritrovano a terra. Cosa fare se non giocare, disegnare ghirigori con le dita ancora pulite e ridere di gusto; i vestiti sono sporchi, però, e loro devono cucinare.

Mani che vagano sulle spalle, una bretella che si abbassa, un pudore che presto viene liberato dai suoi veli. D’altronde loro non lo vogliono – che felicità potrebbe dare il pudore? – e bramano soltanto le dolci forme che la nudità potrebbe rivelare.

A lei il rossetto non è mai piaciuto, lo sente una maschera sulle labbra, ma l’altra applica un po’ di cioccolato e la bacia, mentre le dita scivolano sulle calze nere e se ne disfano perché il loro amore non ne ha bisogno. In fretta, più in fretta, l’acqua bolle e ancora devono apparecchiare. Il sugo si è quasi bruciato, si aggiunge sapientemente dell’olio e tutto torna alla normalità.

Mangiano guardandosi negli occhi, ridendo dei loro giochi mentre i piedi sotto il tavolo si incontrano, danzano come  ballerine in tutù rosa. Lentamente finiscono il pasto, godendosi gli ultimi residui di pasta perché pregustano ciò che avverrà dopo: ci sono i pancakes, c’è dello sciroppo di lampone.

Lo zucchero a velo cosparge ancora i visi, i pancakes uno sopra all’altro di fronte a loro che sono incapaci di gustare il cibo senza prima assaggiarsi le labbra, loro che vorrebbero vivere in un appartamento all’ultimo piano, ascoltando Stairway to Heaven e mangiando ciliegie rosse appena colte. Vivere nascoste non è vita, sono stanche della rabbia dei genitori e il sole quel giorno splende di quella luce che nessuno riesce a identificare e picchia forte contro la vespa rossa parcheggiata in strada, e allora perché non rischiare?

Bello, bellissimo e travolgente è lasciarsi vivere totalmente, ignorando la realtà e le pareti che le racchiudono, ma tanto arriva il sole, lo possono vedere dalle finestre.

Così continuano a baciarsi, sostando sui seni, accarezzandosi e gemendo languidamente, ma con l’energia di due adolescenti in pieno amore.

“Sconveniente” direbbero le loro madri, ma loro lo chiamano “dolce dolcissimo”, perché i due concetti si equivalgono – coi bei peccati, si sa, succede sempre.

– Sara Carucci –

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