Racconti da Quarantena – Un’estate al mare

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Per le strade mercenarie del sesso che procurano fantastiche illusioni

Autunno; già freddo. Vetro ghiacciato della macchina e nemmeno un caffè.

Senti la mia pelle com’è vellutata

Appare bionda tra i fari pallidi e quasi per un battito io la vorrei

Ti farà cadere in tentazioni

Sapere fino a che punto può essere morbida la sua pelle e non conoscere mai il suo nome

Per regalo voglio un harmonizer con quel trucco che mi sdoppia la voce

Penso a tutto per non pensarci. Molle e infelice come sono diventato. Abbasso la radio, alzo la radio. Non so spiegarmi.

Quasi rallento, mi tremano le mani e ho un’ansia, mentre quasi rallento.

Quest’estate ce ne andremo al mare per le vacanze

Un’altra volta, l’ennesima estate; bella come tutte, perché io le ho amate; tutte. Con Sabrina, con le bambine, al mare. I miei giornali, la pizza certi giovedì e la frutta tagliata a pezzi dei bar sulla spiaggia che la fanno pagare troppo.

Un’estate al mare

Un’altra volta, un’altra estate. Che amerò e per cui sarò grato al cielo e stringerò le dita da vecchio ricordandole e rimpiangendole. Ma ora… ora sento che quasi rallento. Con ansia, desiderio, confusi, come fossero il respiro degli stessi polmoni.

Voglia di remare

Immaginarmi fuori di me, e da tutto. Io in una dimensione che non esiste, per nessuno. Che non ha nome; che nessuno racconterà mai, nemmeno ricordando per sbaglio un passato lontanissimo.

Fare il bagno al largo

Mi aggrappo al volante, lo supplico. Fermare, non fermarsi… scegliere come uccidere la mia idea di me.

Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni-oni

Capire se posso esistere tra i respiri di una donna che non ha nome

Un’estate al mare

La solita estate, presto; sempre uguale. Con Sabrina, le bambine… sempre bella, la mia. I giornali, i balli lontani, l’odore di brace.

Stile balneare

Con gente sconosciuta che ti saluta perché è calma, è al mare; si rilassa.

Con il salvagente

Le granite la sera su una panchina dove arriva poco vento, quello giusto. E le nostre mani che si toccano come sempre, quasi per abitudine. E mi piace. Sapere chi essere, come non uccidere la mia idea di me.

Per paura di affogare

Non aver mai rallentato abbastanza da perdersi. Non fermarsi. Domandarsi solo con paura e di nascosto chi saresti tra i capelli di una donna senza nome.

– Walter Farnetti –

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