Racconti da Quarantena – Questioni di famiglia

— Dunque, questa non è una bella storia, voglio che questo sia abbastanza chiaro…

— E’ la terza volta che ce lo ripeti, Francois, non direi che…

— Infedele, io non parlerei così tanto. Soprattutto a proposito di questa storia atroce, che ti riguarda e riguarda la tua gente. Quindi ti prego, stammi a sentire.

E’ accaduta un paio di mesi fa, l’ho vissuta in piena persona, sai?

Viaggiavo verso sud per portare la parola di Dio oltre il confine, proprio nella zona del Gargano e…

— Prete, sei veramente un imbecille. Come ti viene in mente di andare tutto solo nei territori a nord dei Califfati per portare la parola del tuo Dio?! Se ti prendessero ti darebbero alle fiamme, quelli non scherzano, porca puttana!

— Andiamo, amico Rispoli, perché pensi che viaggi con un fucile d’assalto di questo tipo? Ci viaggio perché so quel che succede a quelli come me, no?! Se qualche nemico della Vera Fede mi attaccasse sarebbe castigato dalla mia furia. Io sono Mano di Dio, io sono suo Servo, altrimenti non mi avrebbe mai fatto vedere quel che ho visto!

— E cosa avresti visto, amico Le Broux, in quel villaggio? Cominci a inquietarmi…

— Ed è un bene. Ascoltate…

***

Il villaggio di cui vi sto per raccontare si chiama Nazaria.

Formalmente non è un villaggio musulmano. Ci sono anche cristiani, e la mia missione era quella di recarmi lì per portare verso nord alcuni di loro, ancora fedeli, e far sì che potessero vivere facilmente la propria fede. Nazaria non è grande ed è poco controllata, c’è solo una piccola legione di mercenari pagati dalla guarnigione del Gargano meridionale. Nessuna guarnigione si sposta così a nord per far rispettare l’ordine, lo capite vero?

Il piano era semplice: arrivare lì, fare i miei proseliti fra i cristiani e portarli verso questo posto. Nessuno avrebbe detto qualcosa e nessuno avrebbe costretto nessuno a venire… insomma, capite bene che essere un cristiano in un villaggio al confine con i Califfati non è il sogno di nessuno.

Sono arrivato lì di pomeriggio; era giovedì e tutti si preparavano al loro fottuto venerdì di preghiera che…

— Prete, te lo ripeto! In questo posto mi sembra che tutte le fedi siano tollerate, soprattutto perché a nessuno importa niente della religione dell’altro! Quindi non insultare quella che è la mia fede e quella di molti altri miei fratelli qui, perché…

— Fawa, non volevo farti arrabbiare, mi è scappata, maledizione!

— Potresti evitare, Francois, considerando che te la fai scappare ogni fottuta volta…

— Oh, per l’Onnipotente, Giulio… è stata una cosa non voluta!

Va bene, va bene, scusate… giuro che non mi lascerò mai più andare… giuro…

— Giura!

— Giuro, ho detto!

Giuro… va bene, comunque… tenterò di non farlo più.

Comunque… sono arrivato quel pomeriggio a Nazaria e ho trovato la città in subbuglio. Le persone andavano e venivano, la piazza era nel caos, molte persone si accalcavano ai suoi bordi, tanto che per farmi largo nel paese ho dovuto sudare davvero molto.

I motivi potevano essere tanti: un matrimonio, un battesimo, un funerale… oppure qualcosa di brutto.

Non che fossero affari miei, ma dovevo capire se ero nei guai oppure no, così mi sono infiltrato, ho superato la folla, ho alzato qualche centone, e alla fine ho capito tutto: insomma, per farla breve in città c’era una fottuta possessione, e un ragazzo del posto era steso al letto in preda agli spasmi da un Jinn. Un lavoro da fottuti esorcisti o Cacciatori di Morte, ma ho deciso di capire se c’era trippa per gatti.

— Perché?

— Perché cosa?

— Perché perderci così tanto tempo? Non sei il tipo da mettersi ad approfondire storie dove non puoi mettere bocca. Va bene, sei un fervente religioso, ma questo non toglie che non sei certo un esorcista.

— Dovevo finanziare il prossimo pellegrinaggio, e fare un lavoretto non sarebbe stato così male, soprattutto col mio 64 appresso.

E ho avuto fortuna.

La mia speranza era che a Nazària fosse successo esattamente quello che era successo in altri paesi, cioè che una Bestia, o una cosa del genere, avesse attaccato il tizio e lo stesse tormentando, e magari fosse in carne e ossa e magari che avrei potuto…

— Fotterlo con le tue armi e distruggerlo per intascare una qualche ricompensa… credo che sia stato un errore da parte tua. E non è un caso che te ci abbia quasi rimesso il collo.

— Quasi, hai detto bene!

Quasi, perché dopo le mie indagini (ho alzato qualche altro centinaio di scudi a varie persone del paese) sono venuto a conoscenza del fatto che nei pressi del villaggio c’erano delle grotte in cui a volte si erano sentite strane cantilene, almeno un paio d’anni prima. Così a quel punto, mentre il dolore per il ragazzo si spandeva in tutto il paese, ho pensato che fosse meglio agire subito.

Insomma, in fondo lì, in quella casa, c’era un ragazzo che stava soffrendo e io potevo far finire la cosa. Certo, era strano. Insomma, davvero l’esorcista non sapeva quel che sapevo io? Mi reputavo un uomo davvero in gamba, sapete?

Beh, a quel punto ho avuto un’idea geniale: ho pagato due senzatetto del paese e li ho armati, e siamo andati giù a esplorare le caverne. A metà dell’esplorazione ho cominciato a fiutare il fatto che uno ero sulla strada giusta, due c’era qualcosa che non andava davvero.

Per farla breve, io e i miei due compagni di sventura ci siamo infilati nelle camere sotto il paese e lì abbiamo trovato i resti di un rituale… roba oscura, che non mi piace raccontare… insomma, era chiaro che qualcuno aveva maledetto il poveretto, e…

— E te potevi intascare la grana.

— Non era per me la grana, era per la chiesa…

— Certo, certo…

— Vai al diavolo!

In ogni caso, a quel punto, colpo di scena: uno dei due che avevo reclutato, quello messo meglio, mi ha fatto una bella sorpresa. All’improvviso prima ha sparato all’altro e poi mi ha minacciato, e io col cavolo ero pronto ad afferrare la pistola e a dargli contro,maledizione!

Mi ha raccontato tutto: era stato pagato dal cognato del ragazzo posseduto, colui che aveva fatto la fattura, per impedire a qualcuno di fare cose strane mentre lui portava a termine il suo piano, e cioè, ta-dan,impedire il matrimonio del ragazzo con sua sorella maledicendolo. Sai, questione di gelosie, rivalità, cose familiari fra musulmani, sapete, no?

Insomma, adesso capivo perché la persona che ora tentava di fottermi puntandomi addosso una pistola era venuto di corsa a pregarmi di portarlo con lui, su in piazza… eh, sì, aveva scavalcato almeno altri due barboni per far sì che venisse con me, lo stronzo… in ogni caso, si vedeva che era un pivellino: parlando il ragazzo aveva perso la concentrazione e io, con l’aiuto dell’Onnipotente, gli avevo già piantato un calcio sullo stomaco e messo a tappeto.

Così, beh, ho preso lui, il cadavere, ho recuperato i medaglioni del rituale di maledizione e sono tornato su. Mi son presentato ai poveracci radunati attorno al capezzale del malato e, pregandoli, li ho convinti della bontà delle mie intenzioni.

L’esorcista ha fatto il rituale, e in poche ore è riuscito a far riprendere il poveretto… non ho capito neanche io bene cos’è successo, ma ce l’ha fatta.

Dopo averlo liberato, i familiari e quelli della guarnigione si sono messi a cercare Flavio, il cognato della vittima del sortilegio. Speravo che prendendolo vivo ci avrebbe fatto scoprire qualcosa sulla natura di questa cosa, ma… lo hanno trovato impiccato in casa sua. Aveva fiutato i guai e preferito farla finita per non affrontare il disonore da parte della famiglia e, peggio, una condanna per eresia.

— Davvero una storiaccia, già…

— Già. Davvero una storiaccia…

– Fabio Antinucci –

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