Racconti da Quarantena – …e dimmi che non vuoi morire

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Capisco l’esigenza di organizzarti. Il tempo, i biglietti. Capisco l’ansia, il lavoro. Ma…

Guarda, io sono la sola ormai

Io sono il solo. Volevo davvero esserlo per te.

Credi, non c’è più nessuna che…

Devo scappare; con te. Ho come un fuoco dentro, e una nebbia. Devo muovermi, scappare. Ma anche capire. Anche trovare qualche parola, i modi.

Quando chiedi troppo e lo sai

Ti sto supplicando, quasi piango: andiamo.

Quando vuoi quello che non sei te

Non so cantare d’ottimismo dal fondo delle disperazioni. Sono un uomo, ho trent’anni e la vita adesso mi fa schifo

Ricordati di me, forse non mi credi

Non ci portiamo nemmeno un trolley, nemmeno lo zaino. Ti butti in macchina e andiamo: soli, senza cantare, senza guardare prima la strada.

Non siamo mai più stati stupidi come all’inizio, come i primi anni. Quando saltavamo dalle scogliere e, per farti partire, bastava incrociarti per strada. Dirti: andiamo.

Sguardi, guarda sono qui per me

Quando cambiavi sempre colore di capelli e i bicchieri erano sempre pieni; e subito vuoti.

Non ti ricordi, eri come loro te

E scartavamo caramelle, di continuo. Poi a cena, poi a casa, poi in macchina. Sempre soli.

Tutti quanti sono degli eroi

Non ho capito

Quando vogliono qualcosa, beh

Non mi senti

Lo chiedono, lo sai, a chi può sentirli

Devo andarmene. E tu vieni con me. Soffoco. Dobbiamo andare al mare (piangere, o fumare), fare tardissimo e perderci per le strade di un paese dove non ci sono indicazioni. Temere per un attimo di non tornare mai più.

Raccontarci segreti in macchina, mentre fuori fa freddo. Urlare, odiarci. Scoprire che ci siamo traditi. Entrambi, troppe volte. Che sulle labbra degli altri siamo andati a cercare la distruzione, il cambiamento.

Soffocare le grida con carezze piene di lacrime; capire… sapere che nonostante tutto… Nonostante tutto.

La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me

Che siamo due stronzi, senza futuro. Che pure, ognuno nell’altro ha trovato una volta la casa, per un secondo; e una voragine grande come quella che già aveva.

Bevi qualcosa, cosa volevi

Che nelle tue tristezze mi ci sono scomposto. Ma ancora – e ancora, e ancora – voglio ritrovartici.

Vuoi far l’amore con me?

Che il nostro sesso era come una promessa. Toccandomi, mi giuravi che mi avresti salvato. Baciandoti sulla fronte tornavo a crederti.

La cambio io la vita che, che mi ha deluso più di te

Non lasciarmi. Giurami di restare; e di scappare, sempre lontanissimo. Sempre con me.

Portami al mare

Senza guardare la strada, senza cantare.

Fammi sognare

Ti prego

…E dimmi che non vuoi morire.

Andiamo.

– Walter Farnetti –

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