Quarantena cinematografica – 5 film horror

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Durante questo periodo di quarantena cerchiamo di occupare il tempo nel miglior modo possibile: leggendo quel libro che era sul comodino da tanto, portandoci avanti con il lavoro da casa, sperimentando le ricette della nonna. E, perché no, guardando un film. Per passare un paio d’ore di divertimento cosa c’è di meglio di un horror? Si tratta dell’unico genere su cui difficilmente ci si può sbagliare: intrigante o trash allo stato puro, e ovviamente le vie di mezzo. In questi giorni, per la nostra Quarantena cinematografica, ne abbiamo voluti provare cinque, e soprattutto uno ci è rimasto nel cuore.

1) Shut in (Farren Blackburn, 2016)

Cominciamo con una pellicola che ruota quasi del tutto intorno alla recitazione di Naomi Watts, un’attrice che ha un rapporto particolare con l’horror e il mistero nelle sue varie sfaccettature (basti pensare a Funny Games e a Mullholand Drive). Mary (Watts) ha da poco perso il marito in un incidente e ora vive in una villa isolata insieme al figliastro disabile Stephen, interpretato da Charlie Heaton (Stranger Things); grazie al lavoro di psicologa infantile si affezione anche al piccolo Tom (Jacob Tremblay, Room), che d’un tratto scompare nel nulla. Sebbene abbia tutta l’apparenza di un thriller psicologico con tratti di soprannaturale, c’è qualcosa di più oscuro nascosto nell’ombra.

Il film non è terribile ed è incontestabile la capacità di Naomi Watts e Charlie Heaton di calarsi in maniera profonda nei loro personaggi, eppure il web non è stato molto clemente con la pellicola. Si tratta comunque di uno degli horror occidentali migliori tra quelli reperibili su Netflix.

2) Escape room (Will Wernick, 2017)

Sul fenomeno crescente delle “escape room” si concentrano da anni alcuni registi e, purtroppo, quello che ci siamo trovati davanti non è certo il migliore prodotto del genere. Il film si apre con un evidente rimando a Saw e mantiene quell’atmosfera slasher densa di violenza che viene promessa fin dalla prima scena; peccato purtroppo che si fermi lì. Pur essendo ambientato in un contesto che chiede allo spettatore così come ai personaggi di risolvere degli enigmi, alla fine entrambi rimangono con l’amaro in bocca, senza una spiegazione o un finale che soddisfi la curiosità: si apre con un interrogativo e si conclude ponendo un altro interrogativo, ma non dando alcuna risposta. Personalmente ne sconsiglio la visione, perché su Prime Video ci sono horror decisamente migliori.

3) Obbligo o verità (Jeff Wadlow, 2018)

Da un film con Lucy Hale (Pretty Little Liars) mi aspettavo esattamente ciò che ho trovato in Fantasy Island, e non sono rimasta delusa; se tuttavia cercate qualcosa di più impegnativo, vi consiglio di cercare altrove. Accompagnata da Tyler Posey (Teen Wolf), “la fu Aria Montgomery” ci trasporta nel Messico dello Spring Break, tra alcol, musica e divertimenti; l’ultima sera la protagonista viene abbordata da uno sconosciuto, che convince lei e i suoi amici a giocare a una particolare versione di “obbligo o verità”: rispondi correttamente, esegui oppure muori. Una sfida all’ultimo sangue contro un demone assetato di violenza, un film nel quale per la seconda volta un gioco viene trasformato in un diabolico strumento di tortura.

4) Auguri per la tua morte (Christopher Landon, 2017) e Ancora auguri per la tua morte (2019)

Meraviglioso. Si tratta di un horror, di un film di fantascienza, di un teen movie… tutto ciò che vi possa venire in mente, con un pizzico di romanticismo e due pizzichi di dramma. Tree è una “mean girl”, una bella ragazza del college che, dopo la morte della madre, ha deciso di sfogare la propria tristezza sulle persone che ha intorno; è dunque naturale che una come lei abbia finito per farsi un nemico tanto determinato da ucciderla… in continuazione. Dopo ogni morte, Tree si risveglia per rivivere lo stesso identico giorno, indagando nella speranza di scoprire il suo assassino prima che riesca a ucciderla una volta per tutte. Con il tempo, la “mean girl” lascia il posto a una ragazza per cui viene naturale parteggiare anche quando, disgraziatamente, il sequel la rispedisce nel loop temporale, ma in un mondo parallelo, dove il killer è una persona diversa. Si tratta di karma o di uno strumento quantistico? Ciò che importa è solo fermare il loop. Un film consigliatissimo, un trash che sa di essere tale e si prende in giro da solo.

– Sara Carucci –

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