Quando i remake funzionano

Il remake è negli ultimi anni diventato una sorta di mito negativo della cinematografia mondiale, soprattutto statunitense, perché è ormai chiaro che per i grandi produttori rielaborare vecchi soggetti di successo in chiave un po’ più moderna è diventato un affare sicuro. Spesso i remake sono poco godibili e stantii, e non servono a nulla:in questo caso sono maldestri, senza novità, sconclusionati. Oggi però parliamo del caso opposto: quando i remake funzionano e danno bei risultati. I casi di remake sono vecchi come il cinema stesso, quindi qui prenderemo solo alcuni casi interessanti e proveremo a vederli assieme.

7. King Kong

7Tre sono le versioni cinematografiche di una delle più belle favole di Hollywood: 1933, 1976 (bleah!) e 2005. Quest’ultima, affidata allo specialista di fantasy Peter Jackson, ne esce come un action forsennato abbastanza visionario e divertente, imponendosi come un buon esempio di come debbano essere i blockbuster nell’età dei mega effetti speciali.

6. La Mummia

6La storia degli horror dedicati alle mummie egizie maledette in cerca del loro amore perduto risale al 1911, e l’ultimo remake ufficiale della pellicola, del 1999, ha dato vita ad una vera e propria saga composta da tre kolossal più uno spin-off. Il tono è tuttavia cambiato: dalle atmosfere horror e macabre delle origini, le incarnazioni sotto il marchio Stephen Sommers sono diventati degli action dalle atmosfere soprannaturali che giocano tutto su ironia e simpatia dei personaggi. Il risultato del primo episodio della serie è spassoso, ma gli altri… lasciamo perdere.

5. I Sette Samurai/ I magnifici sette

5

Nel 1954 il maestro del cinema mondiale Akira Kurosawa scrive e dirige un “piccolo” ma perfetto action cappa-e-spada in cui un gruppo di sette cavalieri difende un villaggio medievale giapponese dalle angherie dei banditi. Il risultato è un capolavoro di ritmo e stile che rimarrà nella storia per sempre. Nel 1960 lo specialista di western e warmovie statunitense John Sturges adatta la storia al mito della frontiera americana; i samurai sono pistoleri votati al bene, i banditi banditi e i poveri contadini vessati diventano messicani. Complice la colonna sonora di Elmer Bernstein ed un cast da dieci stelle che non fa rimpiangere il grande Toshiro Mifune, I Magnifici Sette risulta un gran film… ma Kurosawa è in un’altra galassia.

4. La fabbrica di cioccolato

4

Secondo remake per Tim Burton (dopo Il Pianeta delle scimmie, che divise pubblico e critica), riprende lo zuccheroso classico per l’infanzia, ne fa un prodotto strambo e vagamente gotico come si conviene ad un film suo film, ci infila dentro Johnny Depp, et voilà: il risultato è un fantasy moderno estremo, sarcastico e inquietante. Forse uno degli ultimi Burton veramente d’autore.

3. Psycho

3

Remake di Gus van Sant del 1998 del capolavoro originale di Alfred Hitchcock (1960), è forse uno dei film più folli della Hollywood degli ultimi anni, che consiste nell’ambientare ai giorni nostri e nel rigirare l’originale scena per scena, inquadratura per inquadratura, in un estremo atto d’amore per il cinema. Che voi vediate l’originale o il remake, vedrete quasi esattamente le stesse identiche cose. Interessante esperimento, certo, ma sa abbastanza di film altezzoso…

2. Quel Maledetto treno blindato e Django

2

Per il genere “rifacimenti d’autore”, due film artigianali nati in Italia nella stagione del cinema scimmiottante l’America negli anni ’70 e ’80 da cui Quentin Tarantino ha tratto i suoi due ultimi film usciti al cinema. Da Quel maledetto treno blindato, “innocuo” warmovie all’italiana, è uscito fuori quell’esempio di estremismo cinematografico che è Bastardi senza Gloria; dal secondo uno dei film più epici e divertenti prodotti negli U.S.A. negli ultimi dieci anni. Quando l’amore cinefilo diventa possibilità di creare nuovi capolavori pop.

1. Scarface

1

Non servono presentazioni né per l’originale di Hawks, né per il complesso ed epico rifacimento di Brian DePalma del 1984. Il regista italo-americano costruisce un affresco barocco ed estremo del crimine organizzato attorno alla figura instabile di Al Pacino, ed il gioco è fatto: un classico postmoderno, in cui ritmo tipicamente anni ’80, gigantismo e ottima recitazione vanno di pari passo.

Riguardando al passato, devo ricredermi: non sempre i remake sono sinonimo di “scarsa qualità”, non sempre il biglietto è buttato. Probabilmente succede quando l’idea iniziale viene ripresa e riutilizzata in maniera originale, spesso quando dietro la macchina da presa c’è un grande regista, qualcuno con una visione. O semplicemente qualcuno che ha amato tantissimo l’originale (e magari il cinema in generale)… e ha semplicemente sognato tanto di poter dire la sua su quel film; di poter cambiare qualcosa, di lasciare la sua traccia in una delle sue storie preferite.

– Fabio Antinucci – 

Un pensiero su “Quando i remake funzionano

  1. Pingback: Dwayne "The Remake" Johnson - Il re dei remake | YouPopCorn

Rispondi