Quando c’era Non è la RAI

02Ormai sarete abituati ai nostri titoli nostalgici, al ricordo di una TV dove si faceva spettacolo con molto meno. Ecco che oggi ricordiamo quando c’era Non è la RAI in tv, un programma privo di contenuti, con tante ragazze che accompagnavano il pubblico con giochetti telefonici, gare tra di lori, canzoni, balletti e quant’altro.

Possiamo attribuire il merito del successo di Non è la RAI quasi esclusivamente alle ragazze che vi partecipavano. Infatti, ad accompagnare i presentatori (Enrica Bonaccorti prima, Paolo Bonolis poi e una Ambra Angiolini esordiente alle ultime due edizioni) c’erano tantissime ragazze, dal numero variabile e sempre in grande crescita. Moltissimi maschietti dell’epoca (parliamo dal 1991 al 1995) si accalcavano agli ingressi degli studio di Cinecittà, per avere un autografo e un bacio (sulla guancia, si intende) dalle loro beniamine. E, tra queste ragazze, molte sono diventate vere e proprie cantanti, attrici, conduttrici e, addirittura, comiche. Qualche nome? A partire 01dalla stessa Ambra Angiolini (forse il simbolo del programma), troviamo anche la comica Lucia Ocone, l’attrice Claudia Gerini, la conduttrice Alessia Merz, l’imitatrice e attrice Sabrina Impacciatore e molte altre.

Non mancarono ovviamente le polemiche. Lo stesso Gianni Boncompagni, produttore del programma, rispose con queste parole: Faccio un programma privo di contenuti, non voglio lanciare nessun messaggio. Dicono che propongo “un insopportabile clima da gita scolastica in torpedone”. E allora? Cosa c’è di male? Sono d’accordo, solo che toglierei il termine insopportabile. E poi abolirei la parola volgare, perché io pretendo da tutti i miei collaboratori delle inquadrature castissime.
Visti i tempi di oggi, come dargli torto? In pratica, Boncompagni ha anticipato quello 03che è il canone della TV di adesso, fatto da più volgarità e più sesso, rimanendo, però, molto più “casto”, con ragazze tutte vestite (forse mostravano un ombelico di troppo, per l’epoca), mai volgari, ma che, comunque, attiravano le attenzioni del pubblico maschile.

Ma, come si dice, nel bene e nel male, purché se ne parli. Infatti, anche le polemiche e i grandi detrattori del programma, non fecero altro che aumentare la popolarità di Non è la RAI, che arrivò all’apice nella terza edizione, con un forte appoggio dal merchandising di dischi (con canzoni cantate dalle ragazze), magliette, diari, album di figurine, materiale di cartoleria, eccetera…

Insomma, visto in che direzione è andato il mondo della TV, non possiamo non ammettere che Non è la RAI, per quanto privo di contenuti, era meglio di molti programmi odierni.

– Giorgio Correnti –

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