Quando c’era… Giochi senza frontiere

01I bambini lo adoravano. I grandi ne apprezzavano l’ingegno ed il divertimento. Pochi, ormai, ricordano quando c’era Giochi senza frontiere. Questo format fu inventato nel 1965, inizialmente per Francia e Germania – per rafforzare i rapporti tra le due nazioni – ma fu subito proposto ad altri paesi europei. I giochi continuarono fino al 1982 per poi riprendere 6 anni dopo e finire alla soglia del 2000.

Ma che cos’erano questi Giochi senza frontiere?
Erano una specie di Olimpiadi, ma con sfide divertenti e bizzarre. Noi ci sedevamo sul nostro divano a vedere i nostri rappresentanti italiani vestiti in tutina o in costume – delle volte anche dentro delle maschere giganti – affrontare sfide su terreni pieni di enormi materassi di gomma piuma, teli elastici e acqua. Già, perché, essendo edizioni estive (almeno la maggior parte), le piscine erano all’ordine del giorno. Ed ogni anno i giochi divennero sempre più bizzarri, in un mix tra Takeshi’s Castle ed il più moderno Ninja Warrior.

Le nazioni prendevano punti, potevano anche giocare il jolly in una delle prove e poi, a seconda dei totali, si stilava la classifica. E non dimentichiamo il fil rouge, ovvero la prova in solitario che faceva un solo partecipante di ogni squadra. Poi il gioco finale coi punteggi raddoppiati, il giudice con il fischietto in bocca ed il canonico “Attention… trois, deux, un…Fiiit!” che ti dava la fittizia sensazione di sapere il francese.
Non ci dimentichiamo anche Enzo Tortora, Claudio Lippi e Ettore Endenna, i mitici 03presentatori italiani del programma. Sì, perché ogni nazione partecipante aveva anche i suoi presentatori, spesso un uomo ed una donna, che raccontavano, nella loro lingua, ciò che accadeva, parteggiando apertamente con la propria squadra.

Insomma, anche i Giochi senza frontiere erano uno degli appuntamenti fissi di ogni anno, da vedere incantati dai colori pastello dei materassoni e delle tutine, immaginando di partecipare alle divertenti prove e tifando per la propria nazione, ma sempre con sportività e voglia di divertirsi. Anche perché, non ho mai visto un motorino prendere fuoco sugli spalti delle tribune dei Giochi senza frontiere.

Prendiamoci poco sul serio: lo sport è divertimento. E… Attention… trois, deux, un…Fiiit!

Se non li avete visti e volete aggiornarvi o se volete spendere una serata nella più completa malinconia di quei tempi del secolo scorso in cui si tifava un connazionale che, in tutina blu e caschetto, si gettava addosso ad un palo ricoperto di gommapiuma, potete tranquillamente cercarli online.

– Giorgio Correnti –

 

 

 

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