Pubblico contro Critica nel Cinema

1È inutile negarlo: molto spesso l’opinione del pubblico e quella della critica si differenziano in abissi di incomprensioni, dove la tecnica supera la bellezza di un film e dove le preferenze personali annullano i pareri obiettivi. Insomma, che voi siate d’accordo o meno, spesso ciò che un critico – e intendo una persona qualificata e competente – ritiene di un film potrebbe andare a toccare ambiti che uno spettatore, per quanto appassionato, potrebbe non comprendere. Ma non sempre le loro stroncature sono da prendere come oro colato: se per esempio il mio adorato Gianni Canova avesse detto che Grand Budapest Hotel non era il film dell’anno, avrei semplicemente ignorato il suo parere (ma non l’ha fatto, perché è un genio). Ed è così che devono aver pensato, nella storia del cinema, alcuni spettatori, che hanno riconosciuto in pellicole poco apprezzate dei lavori da non lasciare in pasto all’oblio del tempo.

Qualche esempio? Beh, lo Psycho di Hitchcock, tanto per iniziare: se forse poteva essere argomento di discussione ciò che qualcuno disse, definendo la pellicola “una macchia nell’onorata carriera (del resto, non parliamo del suo capolavoro assoluto), credo che difficilmente si converrà con il New York Times, che lo bollò come un “film a basso costo“. E Apocalypse Now, quel magnifico capolavoro di Coppola? Frank Rich lo definì, sul Time, come un film “emotivamente ottuso e 2intellettualmente vuoto”. Qualcuno volò sul nido del cuculo, film che nel 1975 vinse tutti e cinque gli Oscar principali (miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale), venne commentato così dal New York Times: “Anche accettando l’ipotesi che l’artista abbia la sua licenza, l’America è troppo grande e varia per essere ridotta alle dimensioni di un reparto psichiatrico in un film come questo.”

Il punto è che forse non si dovrebbe né credere ciecamente a ciò che si legge, né affidarsi solo alla propria cieca arroganza, quando si guarda o si commenta un film. Sarebbe opportuno informarsi, scegliere un tipo di critica della quale fidarsi, ma non lasciare mai che ci influenzi, che cambi la nostra percezione del cinema: formarsi, come dovrebbe essere regola per ogni argomento, un’opinione propria, fondata, però, su basi più che solide, che solo una ricerca tecnica e al di fuori di un gusto personale potrà fornire. Insomma, andate al cinema prima di giudicare, informatevi pure su quanto la critica abbia espresso su un film, ma se vedendo Shining non riuscirete che a pensare a quanto vi sia piaciuto, distaccatevi da quanto scritto da Variety ( “ha distrutto tutto ciò che di spaventoso c’era nel romanzo”), e costruitevi una vostra teoria per la quale il film di Kubrick sarà effettivamente – no, non accetto posizioni contrastanti – un vero capolavoro.

– Lidia Marino – 

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