PopCorn Letterario – “Rodi – Il Sorriso del Colosso” di Andrea Guido Silvi

Un’isola fra occidente e oriente, una società sull’orlo del baratro, una delle meraviglie del mondo antico a fare da sfondo. Questi gli ingredienti di Rodi – Il Sorriso del Colosso di Andrea Guido Silvi, raccolta di racconti edita da Italian Sword & Sorcery che pone al centro della scena una delle figure più forti dell’immaginario collettivo greco-romano facendone materiale per una piccola epopea che mescola archetipi sword & sorcery e peplum classico. Il risultato? Scopriamolo insieme.

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Rodi: l’epica di un’isola

I tredici racconti de Il Sorriso del Colosso sono ambientati nel 226 a.C., anno del terremoto che sconvolse l’isola di Rodi e che secondo la tradizione provocarono il crollo della straordinaria statua gigante di Apollo che faceva da guardiano al porto principale dell’isola, uno degli eventi che più segnarono la coscienza collettiva degli antichi. Tramandato dalle fonti dell’epoca, immortalato da autori e registi-fra i quali spicca Sergio Leone nel suo primo lungometraggio (1961), il colosso si è imposto come simbolo dell’ambizione umana che sfida le barriere tecnologiche per imprimere una traccia nel mondo.

Nella raccolta di IS&S, il Colosso e la sua città sono coinvolti in una serie di racconti uniti da un filo conduttore che tratta temi ricorrenti e molto interessanti: lo scontro fra il culto del Sole e quello, più antico e radicato ma destinato alla distruzione, di Ecate, così come l’incontro fra la civiltà greca autoctona e i romani in arrivo da oltre il mare e soprattutto il confronto fra tecnologia e soprannaturale. Il risultato è una lettura che da un lato rispetta le figure retoriche e i topoi del genere avventura-in-costume, dall’altro riesce a iniettare interessanti dosi di innovazione derivanti dal fantasy anglosassone e, in particolare, americano.

Del resto Andrea Guido Silvi, autore della raccolta, non ha mai fatto mistero di amare i grandi del weird tales e del fantastico britannico e statunitense, iniziando da Tolkien, Lovecraft e Howard. Una commistione che è evidente.

Non un semplice “peplum”

A livello concettuale, i racconti di Silvi sono quanto di meglio si può pretendere da un’operazione di questo tipo. Accanto alle atmosfere greco-romane, che riportano alla mente il grande cinema di Hollywood e i peplum italiani (n.b.: genere di kolossal made-in-Italy che riprendeva gli stilemi del cinema kolossal U.S.A. per virare verso esiti più “popolari”), ne Il Sorriso del Colosso ci sono storie di stregoni con poteri fuori scala, di ladri coraggiosi che si avventurano in acropoli mai così tetre e pericolose.

E soprattutto c’è la tecnologia meccanica dei grandi inventori greci, che qui, con un po’ di sano worldbuilding, diventa il pretesto per la costruzione di un setting deliziosamente visionario. Il risultato è una raccolta dal sapore dark in cui la solarità dell’ambientazione (un’isola del Mediterraneo costantemente baciata dalla luce e aperta a un oriente meraviglioso e vitale) si scontra con sette segrete, macchinazioni secolari, misteri e riti che farebbero accapponare la pelle a chiunque.

Al di là delle singole storie – tutte interessanti – è questo mix intelligente a trascinare il lettore, portandolo a divorare il volume rapidamente per capire quanto profonda sia l’ambientazione, quanto fantasia e realtà si fondano, ma soprattutto quanto profondamente sia stata delineata. E questa, per l’obiettivo che l’autore si è fissato, è un’ottima notizia.

Questioni di stile

Se una critica si può fare all’operazione è però lo stile scelto per narrare una serie di racconti di questo tipo. A fronte di una materia narrativa così florida e ricca, appassionata, divertita (e il divertimento dell’autore è evidente), a volte il narrato appare troppo aulico e ricercato. Va bene, stiamo sempre parlando di una serie di opere ambientate in un contesto “classico”, ed è vero che non si sta parlando di un tono manzoniano, ma l’impressione è che a una contaminazione tanto interessante fra narrativa pop “mainstream” (il kolossal anni ’50) e “non mainstream” (lo sword & sorcery) non corrisponda uno stile sempre potente e in grado di tenere davvero incollati alla storia, ricorrendo spesso a uno stile un po’ troppo classico e non abbastanza di rottura. La lettura non ne risente certo-come detto, le storie della raccolta sono emozionanti e le invenzioni di Silvi bastano e avanzano per tenere accesa la fiamma dell’attenzione-ma a mancare sembra essere la ciliegina sulla torta, l’elemento narrativo che permetta davvero all’operazione di avere una sua identità a tutto tondo.

Concludendo, Rodi-Il Sorriso del Colosso è una lettura che dimostra tutto il potenziale dell'”italian sword & sorcery” attraverso un concept appassionante e divertente, in grado di fondere con successo classico e contemporaneo, di meticciare figure di immaginari solo in apparenza distanti e di scavare in essi in cerca di buone storie. Lo stile un po’ ricercato smorza un po’ la forza del narrato, ma se amate il grande poema epico, il cinema hollywoodiano anni ’50 ad ambientazione greco-romano e se, soprattutto, amate il fantasy di Howard, allora vi sentirete a casa vostra.

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– Fabio Antinucci –

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