PopCorn-Art – Manuela Giuliani, insegnante di Canto

Il canto, che sia pop, lirico, rock o di qualsivoglia genere, è un’arte con la sua tecnica, i suoi metodi, le sue particolarità. E, dietro ad un ottimo cantante, c’è sempre un ottimo insegnante. Oggi vogliamo parlare proprio degli insegnanti di canto e, per farlo, abbiamo deciso di contattarne una. Manuela Giuliani, forse non sarà un nome noto ai più, ma è un’insegnante molto brava che insegna in una Associazione Culturale di Roma di cui lei stessa è fondatrice e presidente. Ma lasciamo parlare lei:

YP = Manuela Giuliani, insegnante di canto presso l’Associazione Culturale InCanto. Da quanto va avanti questa tua carriera?

MG = Ho iniziato a studiare musica il 30 giugno del 1980 da un maestro privato che veniva a domicilio a casa di mia cugina. Questo maestro veniva da lei e quel giorno mi sono ritrovata lì che c’era il loro appuntamento ed ho assistito alla lezione. Questa mi ha talmente tanto entusiasmato che il maestro mi ha coinvolto nella lezione e da lì è iniziato questo amore eterno per la musica. Avevo 8 anni e mezzo e nella mia famiglia la musica albergava da sempre, perché, dalla parte di mia mamma, c’erano tanti musicisti che avevano imparato “ad orecchio”, ma che suonavano abbastanza bene la fisarmonica, il basso, la chitarra e cantavano tutti, quindi posso dire che la passione per la musica ce l’avevo nel sangue. Da quel giorno, ho iniziato questo percorso: ho studiato 5 anni con questo maestro, poi ho iniziato a suonare in una formazione di una band di ragazzini con cui ho girato l’Italia ed ho sempre fatto parte di una band fino a circa 30 anni, suonando tastiere, fisarmonica e cantando. Mi occupavo anche degli arrangiamenti, diventando una sorta di capo orchestra.
Dopo la mia prima band, il mio insegnante mi suggerì di cambiare maestro, andando da un’altra parte dove mi avrebbero permesso di fare gli esami al conservatorio, che prima potevano essere dati anche privatamente, ed intorno ai 22 anni ho preso i miei primi due diplomi al conservatorio Morlacchi di Perugia.
L’insegnamento, invece, è nato intorno ai miei 20 anni quasi per scherzo, con due bambini ed è cresciuto anno per anno, sia come esperienza, che come numero e livello di allievi, fino ad arrivare al 2000 dove ho fondato l’Associazione Culturale InCanto ed abbiamo formalizzato questa scuola di musica. Dopo 20 anni di attività, questa associazione ha più di 50 iscritti, con un ricircolo di allievi, tra chi rimane e chi è di passaggio.

YP = Raccontaci un po’ del tuo percorso da insegnante.

MG = Ha già raccontato come è partito: il percorso è iniziato intorno ai 19/20 anni per gioco. Col tempo, ho insegnato anche, per un periodo, presso la struttura de La Bottega del Suono di Marcello Cirillo a Formello e sono stata chiamata diverse volte a fare da giurata in diversi concorsi canori proprio per la mia esperienza come cantante. Dopo tanti anni, però, continuo la formazione tramite vari corsi che migliorano e aggiornano il mio metodo. Sono diventata anche un’insegnante Vocal Power, una disciplina americana della professoressa Elizabeth Howard e sono la prima insegnante a Roma.

YP = Parlando dell’insegnamento, quanto è importante per la carriera del cantante avere con sé qualcuno che ti segua in maniera professionale e costante?

MG = Faccio un esempio: in ogni disciplina sportiva si ha un coach che segue l’atleta nell’allenamento, passo per passo, dal riscaldamento alla volontà di migliorare le proprie abilità sportive. Se poi il coach ti conosce bene, ti ha visto crescere come atleta, ancora meglio. Lo stesso vale per il canto: avere una persona dietro che ti segue nella carriera di cantante dall’inizio e proseguendo anche durante l’esperienza professionale, penso sia molto importante, perché un orecchio esterno che ti conosce bene, che conosce i tuoi difetti ed i tuoi pregi, sa come sviluppare e spingerti oltre quello che già riesci a produrre. Questo è importante per la salute della voce, per la condizione vocale per tutti quei fattori che vengono dall’emotività e dalle ambizioni del cantante stesso. Quindi, credo che affiancare un artista come insegnate e come vocal coach sia importantissimo, sia per il professionista stesso, sia per l’insegnante, perché è molto bello occuparsi di tutte le sfaccettature che possono derivare da una produzione canora di una persona che si conosce bene.

YP = Nel panorama delle scuole musicali, con l’avvento dei Talent show, abbiamo visto una vera e propria inflazione di scuole di musica ed insegnanti di canto. Questo, secondo te, quanto fa bene a questo tipo di lavoro? E quanto, invece, fa male?

MG = Voglio prima fare un passo indietro: ha fatto bene agli insegnanti, sia in ambito professionale, che economico, il primo vero talent che c’è stato in TV, ovvero il Karaoke di Fiorello, che ha fatto capire che possono cantare tutti. Era uno spettacolo che andava in onda prima del telegiornale delle 20, dove Fiorello prendeva persone a caso tra il pubblico a cantare sul palco delle canzoni pop su base: in pratica, una proiezione del nostro modo di lavorare. Ovviamente, nel programma, si sentivano voci stonate, voci allenate, voci fuori tempo, eccetera, ma a casa, vedendo ed ascoltando quelle persone, si aveva l’idea che “forse anche io posso cantare”. Da lì, l’attività dell’insegnamento si è impennata tantissimo. Questo perché le lezioni di canto erano concepite solo per l’opera lirica o per quei generi di nicchia come il jazz, mentre il programma ha sdoganato questa credenza.
Dopodiché, i vari talent, come X Factor, Amici, The Voice, eccetera, hanno purtroppo oberato il mercato. Tanta gente che non è riuscita a fare carriera personalmente come artista professionista, si è reinventata come insegnante. E questa non è stata una buona cosa, perché un conto è essere artisti e lavorare sulla propria voce ed un conto è lavorare con le voci altrui ed essere un insegnante. Una cosa che dico sempre, essere un insegnante è una dote, un fuoco che ha bisogno di condividere il proprio sapere e creare con generosità e forza altre voci. Bisogna realmente essere nati per questa professione. Nel mio piccolo, è stato semplice per me continuare ad essere artista, continuando a fare serate, e contemporaneamente avere l’identità da insegnante e portarla avanti gelosamente con una passione che cresce solo grazie a quel fuoco che si ha o non si ha. Parlo di quel fuoco di generosità e di condivisione che diventa indispensabile per alcuni lavori, come l’insegnante (non solo di canto), il medico o il sacerdote, lavori che hanno bisogno di una dedizione e costanza che non tutti hanno.

YP = Guardandosi in giro, ci sono insegnanti severi o gentili, che instaurano un rapporto con l’alunno o che mantengono le distanze, che mantengono un’impostazione classica o che si aggiornano. Qual è il tuo approccio nell’insegnamento?

MG = Per quanto riguarda il rapporto con gli allievi, io sono sempre andata molto “a braccio”, nel senso che ho riversato il mio carattere quotidiano anche nell’insegnamento, quindi non ho mai insegnato con autorità o pretendendo di essere sempre al di sopra dell’allievo. La mia idea di insegnamento è un’idea di scambio, di confronto, di conoscenza da parte di entrambi. A livello  personale, ho bisogno di instaurare un rapporto per poter capire quali sono le problematiche emotive che possono essere negative anche a livello canoro. L’insegnamento è anche empatia e spesso mi basta solo un saluto all’entrata della sala per capire che tipo di giornata ha avuto l’allievo e di che tipo di lezione ha bisogno, sia a livello canoro, che emotivo. Quindi, tranne  alcuni casi rari dove è l’allievo a decidere di non avere questo rapporto, decisione che comunque rispetto, per il resto sono più favorevole all’avere un livello di complicità che possa permettere all’allievo di sentirsi libero di sbagliare, di tirare fuori quello che ha dentro durante la lezione, senza nessuna inibizione.

YP = Dove possono trovarti per avere altre informazioni sul canto e sulla tua scuola?

MG = Non ho mai fatto pubblicità di alcun tipo, quindi trovarmi è difficile. La mia è un’Associazione Culturale e si è sorretta grazie ad alcuni spettacoli e grazie al passa parola. Personalmente, sono inserita nell’albo degli insegnanti Vocal Power, altrimenti posso essere contattata su Facebook, al mio account privato.

Oltre ad invitarvi, se siete di Roma e dintorni, a contattare Manuela Giuliani per qualsiasi informazioni sulle lezioni di canto, voglio anche aggiungere una cosa: ci sono molti, sia cantanti professionisti, che meno, che cantano senza tecnica, a volte anche egregiamente. Questo non vuol dire che l’insegnamento non serva. Saper cantare, non vuol dire solo saper fare delle note più o meno alte, ma anche saper salvaguardare la voce e la gola, migliorare la propria respirazione ed il modo di comunicare, dare sentimento al proprio canto, prendere conoscenza della propria vocalità… Al contempo, avere una bella voce e tecnica, non vuol dire automaticamente saperla insegnare. Quindi, se volete diventare cantanti o farlo come hobby, consiglio di fare qualche lezione di canto, facendo attenzione agli insegnanti che vi ritrovate davanti.

– Giorgio Correnti –

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