Pop art: tematiche, esponenti e ideali

1Buona sera, lettori di YouPopCorn! Oggi, per la sezione Arte, parleremo di… Pop Art! Appropriato, vero? Ordunque, il termine Pop Art viene coniato nella seconda metà degli anni Cinquanta negli Stati Uniti e viene usato per contrassegnare le opere di un gruppo di artisti che, anche se non uniti in un movimento artistico omogeneo, denotano comunque un atteggiamento comune nei confronti della realtà urbana delle grandi metropoli, e che vedono le merci, i mass media, la segnaletica e le pubblicità come le icone della nascente società dei consumi. Alcuni di questi artisti fanno capo ad alcune gallerie d’arte che diventano veri centri culturali di riferimento non solo per New York, ma per tutti i centri dell’arte. Gallerie come quelle di Sidney Janis o di Leo Castelli svolgono un fondamentale ruolo di promozione della nascente Pop Art, così come aveva fatto il Guggenheim per l’Action Painting.

Gli artisti della Pop Art sviluppano gli elementi linguistici e formali degli aspetti culturalmente bassi (low) delle società, giocando con la loro semplicità e banalità. Tendono a mettere in evidenza il distacco tra l’uomo e la nuova società e questo spinti dall’esigenza di ristabilire una corrispondenza tra la realtà e l’arte. Per fare ciò abbandonano l’Astrattismo per recuperare la semplicità popolare dell’immagine, riconoscibile da chiunque. Ma non necessariamente comprensibile, vista la sua decontestualizzazione. Il mondo produce in serie e divulga messaggi e merci; la Pop Art fa altrettanto. Il soggetto da immortalare è indifferente (Marilyn, zuppa Campbell, Mao, ecc); nella odierna società dei mass media ogni immagine può aspirare al ruolo di icona visiva e tecnologica. Potrebbe sembrare una critica alla società, si tratta invece di una tanto cinica quanto ironica presa di coscienza, una disperata presa d’atto di un’inarrestabile omologazione in corso che segna la fine dell’idea romantica di Arte. I vari esponenti della Pop Art sono uniti inoltre dall’uso di tecniche usate dall’industria dell’epoca, tipo la stampa serigrafica, la fotografia e la grafica pubblicitaria.
Insomma, un’apparente, totale sottomissione all’omologazione. Se non puoi sconfiggere il nemico decidi di combattere ad armi pari. Ed il messaggio è: possiamo ancora fare Arte!

2Ma conosciamo meglio i tre maggiori esponenti di questa controversa corrente artistica: iniziamo con Roy Lichtenstein. Magari non l’avete mai sentito, ma avete visto le sue opere. Sì, perché Lichtenstein è quello dei fumetti. Cioè, lui dipingeva quadri che di fatto erano grandi vignette in perfetto stile comics americano, con tanto di retini ed onomatopee (Whaam!). La sua arte si è spinta sino a realizzare in stile fumettistico opere famose, antiche e moderne, come ad esempio la sua versione di Donna col cappello fiorito di Pablo Picasso. Proseguiamo facendo la conoscenza di Claes Oldenburg, artista di ascendenze Surrealiste che utilizza l’aspetto onirico e metaforico per scoccare una critica contro una realtà standardizzata e stupida. Oldenburg rivoluziona la visione del mondo collocando nello spazio oggetti comuni, ricostruiti, ingigantiti, resi mostruosi. Vestiti, cibi ed oggetti vari vengono realizzati con materiali gommosi e ricoperti di colore gocciolante; sono fossili che mettono in mostra la loro falsità, la loro lontananza dalla realtà. Concludiamo con lui, Andy Wharol. Il suo mezzo espressivo è la fotografia e se ne serve per mettere in evidenza la decadenza della realtà. La fotografia non mente e mostra la mancanza di vitalità della società dei consumi. Wharol immortala divi del cinema, dittatori, cibi, oggetti, incidenti automobilistici, sedie elettriche, ritratti di condannati a morte… ed il tutto viene riprodotto in serie. La società consumistica stessa viene esorcizzata attraverso la ripetizione seriale e la trasformazione cromatica attraverso la tecnica della serigrafia. Il repertorio di Wharol, goliardico e tragico allo stesso tempo, vuole anche essere una critica all’informazione giornalistica contemporanea, combattendo il cinismo con la ripetizione esorcizzante. Andy Wharol è stato un artista a tutto tondo, in quanto giornalista, sceneggiatore, regista e autore di libri fotografici, il tutto tramite la sua storica Factory di New York.

Wharol era e resta il simbolo stesso non solo del movimento della Pop Art, ma di quella società opulenta, ricca di cose ma povera di idee, che ha iniziato ad associare l’Arte con il successo e la ricchezza.

– Monia Guredda – 

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