Perché Stephen King produce ancora tanti libri che hanno sempre uno strepitoso successo?

Giusto ieri, durante la mia solita ricognizione in libreria, mi sono imbattuta nel nuovo poderoso volume del Re. L’istituto è un bel mattone tipicamente kinghiano, utilissimo anche come arma, che al momento costa 21 euro e 90 centesimi. Ho soppesato e osservato il tomo per alcuni lunghissimi istanti e poi l’ho rimesso a posto. Ho deciso di attendere l’edizione economica (che uscirà di qui ad un paio di mesi al massimo… posso resistere).

Ho scoperto solo 10 anni fa le opere di Zio Steve e nel giro di un paio d’anni avevo recuperato e letto quasi tutto, mettendomi in pari e attendendo sempre con (meno) ansia le nuove infornate.

Lo scorso dicembre sborsai i famigerati 20 euro per The outsider e cavolo se me ne sono pentita. Per il mio compleanno a febbraio due amici mi hanno regalato Elevation; grazie, vi voglio bene. Se avessi speso 15 euro per quel volumetto insulso starei ancora piangendo.

Ma quindi, dove voglio andare a parare? Voglio avvalorare la teoria secondo cui il Re non ha mai sfornato un titolo decente da che è iniziato il nuovo millennio? Giammai! Personalmente metto nell’olimpo dei suoi capolavori tanto 22/11/63 quanto Cell (questo farà storcere il naso a molti, ma pazienza). Nell’elenco dei lavori “bene, ma non benissimo” troviamo Joyland, Duma Key e molti racconti. La lista dei bocciati senza pietà comprende Revival, La scatola dei bottoni di Gwendy e Elevation.

Ci tengo a precisare che i molti lavori che rientrano nella categoria “bene, ma non benissimo” sono così classificati (a mio insindacabile giudizio) perché lo Zio ci ha abituati per decenni ad opere di bellezza straziante e quindi questi titoli sono indegni delle sue capacità. Ma qualsiasi altro scrittore si taglierebbe la mano sinistra per poter scrivere un romanzo come Duma Key. E noi di questo autore diremmo “Ma è un genio!”. Solo che invece Duma Key l’ha scritto l’autore di Cose Preziose e allora in proporzione ci sembra una sciocchezza.

Certo, la vena creativa non può non prosciugarsi; in quanto lettori non possiamo pretendere che un autore mantenga sempre degli standard così elevati. Ma forse, da lettrice, mi viene il dubbio che se scrivesse di meno potrebbe scrivere meglio. Non so, idea mia. Ma vedere un nuovo lavoro di Stephen King due, tre volte all’anno inizia ad insospettirmi. Per non parlare di tutte le recensioni sulle fascette e sulle quarte di copertina di mille altri romanzi. Cioè, ho recentemente letto On Writing, e lì Zio Steve dice di leggere circa 80 romanzi l’anno. Cacchio, io sono una lettrice compulsiva e non credo di superare i 50 volumi annui! E a differenza sua non sforno nemmeno best sellers a getto continuo. Ma poi hai i nipotini, i cagnolini (Molly), sei attivissimo sui social… ma hai le giornate da 40 ore, Zio?

Comunque. Tutto questo per dire che alla fine friggo dalla curiosità nell’attesa di leggere L’Istituto e qualunque altro lavoro il Re ci donerà. Perché sì, sta diventando un po’ ripetitivo, in alcuni casi sembra proprio che stia copiando se stesso, ma noi lo amiamo e resteremo sempre i suoi Fedeli Lettori.

– Monia Guredda –

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