Perché La La Land avrebbe meritato di vincere come Miglior Film

Signori, per un attimo avevamo esultato, ma poi non ci siamo riusciti. Sì, parlo come parte del progetto perché per me la vittoria di questo film avrebbe rappresentato un passo importante, un riconoscimento di un genere spesso bistrattato (l’ultimo musical a vincere il premio come Miglior Film fu nel 2003 Chicago) e la soddisfazione di vedere premiato qualcosa di puramente bello, di stilisticamente bello, senza quella pesantezza morale che fa annegare nel prevedibile l’Academy da fin troppo tempo. La La Land avrebbe meritato di vincere come Miglior Film perché rievoca emozioni e nostalgie di una cinema e di un’atmosfera che si fatica a trovare nella filmografia odierna. L’avrebbe meritata perché non ha paura di esporsi, senza troppi giri di parole, senza trame articolate, senza espedienti narrativi ricercati, ma con la sola purezza dell’immagine e della musica. Con il solo talento degli attori in scena e con i due temi che non passeranno mai di moda: l’amore e il disperato tentativo di realizzare i propri sogni. E la bella Los Angeles fa da magico sfondo a tutto questo e, proprio come in Io e Annie di Woody Allen, ci appare coma terra di rimpianti e di sogni perduti che i protagonisti devono lottare per tenere in piedi. E infatti lo stesso Chazelle, che per fortuna è stato premiato come miglior regista dell’anno, dell’ambientazione del suo film ha detto: “c’è qualcosa di poetico in L.A., così popolata di sogni irrealizzabili”, di luci, di speranze e di delusioni, aggiungerei io.

Certo, gli appassionati del genere riconosceranno ovunque citazioni ai grandi musicals degli anni ’50 e sospireranno con nostalgia, ripensando ai vecchi balli alla Fred e Ginger, ai costumi, alle musiche e alle icone che non muoiono mai, quindi avranno un pizzico di piacere in più nel ritrovarsi davanti a questa pellicola, ma anche se non doveste notarle non saranno fondamentali. Non voglio infatti che pensiate a questo film con un prodotto solo nostalgico, perché in realtà crea qualcosa di prettamente suo anche in maniera molto interessante e intrigante, come nel piano sequenza iniziale. È solo che La La Land si spinge nel mondo della bellezza, senza paura degli occhi del cinismo, si permette di osare, di affondare nel classicismo senza stereotipare, e di raccontare l’amore senza amarezza, ma con quel pizzico di dolcezza verso il passato che farà versare lacrime a chi vi si abbandonerà senza pregiudizi.

Quindi, sebbene abbia vinto 6 statuette, non siamo riusciti a terminare la serata con il sorriso, sia per l’errore avvenuto nell’annunciare l’ultimo premio, sia per il riconoscimento “mozzato” che ne è venuto fuori. Inoltre, e trovo sia importante parlarne, l’Oscar che più avrebbero dovuto quasi lanciare addosso alla pellicola – per quanto scontato – è stato negato al film: il Miglior Montaggio. Il piano sequenza iniziale lo meritava, l’epilogo lo meritava. Ma comunque… con molta amarezza ci godiamo comunque il fatto che il pubblico continuerà ad amarlo e che se ne continuerà a parlare. Come ha detto Gianni Canova durante i commenti alla Nottata: “La La Land è un film che farà la storia”. E io sono d’accordo. Ve lo consiglio vivamente (con una riserva per chi non si trova a suo agio con il generale del musical), ma vi invito a farlo con gli occhi di chi spera nella propria vita di arrivare all’obiettivo da sempre fantasticato, di guardarlo con occhi sognanti e mai inquisitori, perché vi perdereste tutta la poesia. Del resto, La La Land è proprio questo: poesia. Quindi Here’s to the ones who dream, foolish as they may seem. Here’s to the hearts that ache, here’s to the mess we make

– Lidia Marino – 

 

Rispondi