Patrimoni dell’umanità italiani: Tivoli, Villa d’Este

Arriviamo al 2001 per celebrare un altro grande gioiello di Tivoli: Villa d’Este. L’Unesco la descrive con queste parole: “rappresenta uno dei migliori esempi della cultura del Rinascimento al suo apogeo. Il suo progetto innovativo e i suoi elementi architettonici lo rendono un esempio unico di giardini all’italiana del XVI secolo che ha influenzato lo sviluppo e la progettazione dei giardini in tutta Europa.”

Criteri iscrizione
(i): Villa d’Este è uno tra gli esempi eccellenti della cultura del Rinascimento al suo apogeo;
(ii): i giardini della Villa d’Este, nella loro specifica tipologia tra i primi al mondo, hanno profondamente influenzato lo sviluppo e la progettazione dei giardini in tutta Europa;
(iii): i principi del design e dell’estetica del Rinascimento sono illustrati in modo eccezionale dai giardini di Villa d’Este;
(iv): i giardini di Villa d’Este sono tra i primi e i più raffinati giardini delle meraviglie e simboleggiano la fioritura della cultura del Rinascimento;
(vi): essere direttamente o materialmente associati con avvenimenti o tradizioni viventi, idee o credenze, opere artistiche o letterarie, dotate di un significato universale eccezionale. (Il Comitato reputa che questo criterio dovrebbe essere utilizzato in associazione con altri criteri).

La villa deve la sua costruzione al cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia, in seguito alla nomina di quest’ultimo da parte di Papa Giulio III del Monte di governatore a vita di Tivoli. Il cardinale, abituato al lusso di Ferrara e di Roma, decise di trasformare il convento dove avrebbe dovuto soggiornare in una villa, che sarebbe stata la gemella del grandioso palazzo che stava contemporaneamente facendo costruire a Roma, a Monte Giordano; a Roma avrebbe tenuto dei ricevimenti “ufficiali”, mentre a Tivoli avrebbe dedicato i colloqui più piacevoli e meditati. Non a caso il luogo in cui sorse la villa aveva il nome di “Valle Gaudente”. I lavori vennero affidati all’architetto Pirro Ligorio, affiancato da un enorme numero di artisti e artigiani. La realizzazione, però, non fu affatto facile e subì i cambiamenti di papato e delle relative grazie nei confronti del cardinale, che ebbe dunque appena il tempo di godersi la solenne inaugurazione della villa, avvenuta nel settembre del 1572 con la visita di papa Gregorio XIII, per poi morire il 2 dicembre dello stesso anno. I primi proprietari furono tre cardinali d’Este governatori di Tivoli: il committente Ippolito II, il nipote Luigi fino al 1586 e infine Alessandro, fino al 1624. Degno di nota è anche l’operato del cardinale Rinaldo d’Este, che fece realizzare da Bernini la fontana del Bicchierone e la cascata della fontana dell’Organo. Successivamente, la villa e i suoi impianti, passati agli Asburgo, furono lasciati deperire e le collezioni antiquarie furono disperse, fino a quando il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst, a metà Ottocento, innamoratosi della proprietà, la ripristinò e per il resto del secolo (fino alla sua morte nel 1896) la pose di nuovo al centro di intense attività artistico-mondane. L’ultimo proprietario privato della villa fu l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, erede al trono dell’Impero austro-ungarico; egli avrebbe voluto disfarsene e venderla allo Stato italiano per la modica cifra di due milioni di lire dell’epoca, per la quale il governo italiano tergiversò lungo tempo; l’assassinio dell’arciduca a Sarajevo, il 28 giugno 1914, però, liberò l’Italia da quella “noiosa faccenda”, come ebbe modo di dire il ministro degli esteri italiano Marchese Antonino di San Giuliano al primo ministro Antonio Salandra, nel comunicargli la notizia dell’assassinio dell’arciduca. Nel 1918, dopo la prima guerra mondiale, la villa passò allo Stato Italiano che diede inizio ad importanti lavori di restauro, ripristinandola integralmente e aprendola al pubblico.

Lo splendido giardino, opera del genio di Pirro Ligorio, si estende a partire dalla facciata posteriore della villa ed è articolato fra terrazze e pendii, utilizzando uno schema architettonico tipico delle città romane. L’originale disegno, in aggiunta allo splendido paesaggio, le fontane con i loro splendidi giochi d’acqua, lussureggianti alberi e piante di varie specie rendevano il giardino di Villa d’Este uno dei più belli e famosi esistenti, tale da esser modello per la realizzazione di molti successivi. Tutto ciò costò, come potete immaginare, a Ligorio un lavoro lungo e molto impegnativo, che dovette tenere conto del grande numero di acqua utilizzato nelle fontane: costruì un sistema di tubazioni e una galleria lunga circa seicento metri, sotto la città di Tivoli, che adduceva l’acqua direttamente dall’Aniene fino ad una vasca: la portata era di ben 300 litri al secondo. Tutte le fontane erano poi alimentate senza uso di alcun congegno meccanico, ma soltanto sfruttando la pressione naturale e il principio dei vasi comunicanti.

Tutto questo paradiso attira ogni anno numerosi turisti e nel 2014 Villa d’Este è stata il decimo sito statale italiano più visitato, con 451.999 visitatori e un introito lordo totale di 2.246.879 Euro.

– Lidia Marino –

 

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