Patrimoni dell’umanità italiani: Le Isole Eolie

Arriviamo al 2000, signori, e ci occupiamo delle Isole Eolie, ovvero Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea! Avete avuto la fortuna di visitare questi gioiellini di isole? No? Beh, dovreste provvedere al più presto. Pensate che a Stromboli di sera potrete anche vedere un po’ di lava e godervi uno spettacolo incredibile. Insomma, non per niente le isole attraggono fino a 600.000 visitatori annuali. Ma non fatevi convincere da me, bensì dalle parole dell’Unesco:  A Nord-Est della Sicilia, Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea sono le sette isole dell’arcipelago delle Eolie, come una sorta di parco archeologico in perenne evoluzione: la cenere, le lave e il materiale eruttato preservano le vestigia del passato e le restituiscono perfettamente conservate. Sette isole dove all’incomparabile natura, spiagge, cale, grotte, insenature, faraglioni, si aggiungono l’incomparabile varietà e ricchezza di fondi marini, oltre ai vari aspetti geologici e vulcanologici di settemila anni di storia.

Criteri iscrizione
(viii) la morfologia delle isole vulcaniche rappresenta un modello storico nell’evoluzione degli studi della vulcanologia mondiale. Le Isole Eolie sono uno straordinario esempio del fenomeno vulcanico ancora in corso. Studiate sin dal XVIII secolo le isole hanno fornito alla vulcanologia due tipi di eruzione (vulcaniana e stromboliana) e hanno occupato, di conseguenza, un posto eminente nell’educazione di tutti i geologi per oltre 200 anni. Il sito continua ad arricchire il campo degli studi vulcanologici.

Questi gli scritti che hanno classificato le isole come patrimonio dell’umanità. Come dicevo prima, siamo davanti a vulcani, quindi le Eolie sono oggetto di studio e di interesse dei più grandi centri di vulcanologia presenti in tutto il mondo e i risultati delle ricerche in tali luoghi hanno prodotto una validissima letteratura scientifica sulla quale si sono formati i più grandi geologi e vulcanologi del mondo. Affascinante, no? E il loro nome? Deriva – come potreste immaginare – dal dio Eolo, re dei venti: secondo la mitologia greca, infatti, Eolo viveva a Lipari e riusciva a prevedere le condizioni del tempo osservando la forma delle nubi sbuffate da un vulcano attivo, probabilmente lo Stromboli. Grazie a questa abilità, molto importante per gli abitanti delle isole, che erano in gran parte pescatori e necessitavano di conoscere la probabile evoluzione degli eventi meteorologici, Eolo guadagnò grande popolarità nell’arcipelago. Il nome di isole Lipari viene invece, dal re Liparo, mitico colonizzatore dell’isola, contemporaneo di Eolo. Secondo Plinio, dai greci queste isole venivano chiamate Efestiadi (Hephaistiàdēs, Ἡφαιστιάδης ossia vulcanoidi) e conseguentemente, dai romani, assieme a Aeoliae e Lipari, Volcaniae (Plin. III, 92).

 

Panarea è la più piccola delle isole e la meno elevata dell’arcipelago eoliano, nonché la più antica, e, con gli isolotti di Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e gli scogli dei Panarelli e delle Formiche, costituisce un microarcipelago fra Lipari e l’isola di Stromboli posto su un unico basamento sottomarino. Viene chiamata anche “L’Isola dei Vip”, perché viene molto frequentata dalle star del cinema, soprattutto italiano, d’estate. Stromboli è l’unica isola dell’arcipelago che ha una permanente attività vulcanica ed è uno dei vulcani più attivi del mondo. Le sue eruzioni sono però un po’ frammentate e questo tipo di fenomeno è stato etichettato come “Attività stromboliana”. L’isola è la più settentrionale del gruppo. Filicudi prende il suo nome dal sostantivo greco phoinix (Φοινιξ), che indicava la palma nana, assai diffusa in epoca antica ed oggi ancora presente sui promontori dell’isola. Molto interessanti sono le rovine del villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano. I reperti ritrovati testimoniano la presenza sull’isola, durante il Neolitico, di una fiorente industria e lavorazione dell’ossidiana. Alicudi è l’isola più selvaggia tra le sette, dove il tempo sembra essersi fermato. Qui è possibile soggiornare solo sul versante meridionale, che risulta meno scosceso di quello opposto, battuto dai venti e continuamente soggetto a fenomeni erosivi e conseguenti frane. Attualmente la popolazione conta meno di cento residenti che, però, diminuiscono notevolmente nel periodo invernale. Salina sorge dal mare ed è coronata dai vulcani Monte dei Porri, ad ovest, Monte Rivi e Monte Fossa delle Felci, a est. Si tratta dell’isola più fertile delle Eolie, ricca d’acqua, nonché della seconda per estensione, ed è tra le più amate dai turisti. Vulcano deve la sua esistenza alla fusione di alcuni vulcani di cui il più grande è il Vulcano della Fossa, più a nord c’è invece Vulcanello (123 m), collegato al resto dell’isola tramite un istmo.  Sebbene l’ultima eruzione sia avvenuta nel 1888 – 1890, il vulcano non ha mai cessato di dare prova della propria vitalità ed ancora oggi si osservano differenti fenomeni: fumarole, getti di vapore sia sulla cresta che sottomarini e la presenza di fanghi sulfurei dalle apprezzate proprietà terapeutiche. In antichità era chiamato Hiera, poiché secondo la mitologia su questa isola si situavano le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro che aveva per aiutanti i Ciclopi. Lipari è la più grande delle Isole Eolie e conta circa 12mila abitanti. La via principale è corso Vittorio Emanuele, mentre quella più caratteristica è via Garibaldi, da cui si dipartono numerosi vicoli che la rendono suggestiva; quest’ultima congiunge il castello con piazza Ugo di Sant’Onofrio, detta Marina Corta, una delle più affascinanti piazze delle Eolie. Da piazza Giuseppe Mazzini, invece, detta si può accedere al Castello e alla Cattedrale. Il suo nome? Viene da Lipara (Λιπάρα, da λιπαρός in greco antico), che significa grasso, untuoso, e per estensione brillante, ricco e fertile.

– Lidia Marino – 

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