Patrimoni dell’umanità italiani: La Reggia di Caserta con il Parco, l’acquedotto Vanvitelli e il Complesso di San Leucio

1Lo straordinario e monumentale complesso di Caserta venne progettato nella seconda metà del diciottesimo secolo dall’architetto Luigi Vanvitelli, seguendo il desiderio di Carlo di Borbone di possedere qualcosa che calcasse le glorie di Versailles e Madrid. Il tutto include un sontuoso palazzo con grande parco ed immensi giardini, ma anche l’acquedotto Vanvitelli e il Complesso di San Leucio, costruito per la produzione della seta. La Reggia è il fulcro di tutta la composizione architettonica e si trova su un asse centrale che collega e unifica l’intero complesso: con i suoi quattro cortili e tre atri, risulta essere un meraviglioso esempio di struttura monumentale costruito per essere non solo palazzo per la famiglia reale e la sua corte ma anche un centro amministrativo, ispirato al modello dell’Escorial in Spagna.

2Il parco è l’ultimo dei grandi giardini europei ispirati alle creazioni di Versailles e si estende per 3 chilometri di lunghezza, con sviluppo sud-nord, su 120 ettari di superficie. In corrispondenza del centro della facciata posteriore del palazzo si dipartono due lunghi viali paralleli fra i quali si interpongono una serie di suggestive fontane che, partendo dal limitare settentrionale del Giardino all’italiana, collegano a questo il Giardino all’inglese. Quest’ultimo è tra i più antichi, grandi e maestosi giardini del mondo: le fontane del parco sono alimentate dall’Acquedotto Carolino (di Vanvitelli), che fu inaugurato nel 1762 da re Ferdinando IV. Quest’opera, che attinge l’acqua a 41 km di distanza, è, per la maggior parte, costruita in gallerie, che attraversano 6 rilievi, e 3 viadotti. L’opera ha richiesto 16 anni di lavori e il supporto dei più stimati studiosi e matematici del regno di Napoli (primo fra tutti, appunto, Vanvitelli), destando, per l’intero tempo di realizzazione, l’attenzione da parte dell’Europa intera, tanto da essere riconosciuta come una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII secolo.

3Sempre per volere di re Carlo di Borbone, venne costituita nel 1778, su progetto dell’architetto Francesco Collecini, una comunità –  nota come Real Colonia di San Leucio -, dove venissero formati i lavoratori delle seterie. A questi ultimi venne assegnata una casa all’interno della colonia, tra i vari privilegi offerti dal re (era inclusa anche per i familiari la formazione gratuita e difatti qui il re istituì la prima scuola dell’obbligo d’Italia femminile e maschile che includeva discipline professionali). Le abitazioni furono progettate tenendo presente tutte le regole urbanistiche dell’epoca, per far sì che durassero nel tempo (infatti ancora oggi sono abitate) e fin dall’inizio furono dotate di acqua corrente e servizi igienici. Si trattò di un esperimento sociale, nell’età dei lumi, di assoluta avanguardia nel mondo, un modello di giustizia e di equità sociale raro nelle nazioni del XVIII secolo e non più ripetuto nemmeno nelle successive rivoluzioni francese e marxista.

Ecco, dunque, i criteri che hanno spinto l’Unesco ad inserire questo complesso tra i patrimoni dell’Umanità nel 1997 (ma del resto, come biasimarli? Ci saremmo stupiti del 4contrario!):

(i): il complesso monumentale di Caserta rappresenta il capolavoro del genio creativo dell’architetto Luigi Vanvitelli, al quale il re Carlo di Borbone affidò nel 1750 la realizzazione di quella che doveva divenire la nuova capitale del Regno di Napoli, al cui centro pose la grande reggia, simbolo della potenza e della ricchezza della monarchia Borbonica;
(ii): da un punto di vista architettonico, la reggia, mirabile esempio di sintesi tra le tradizioni scenografiche barocche ed i nuovi influssi neoclassici, è un’opera eccezionale che ha fortemente influenzato lo sviluppo urbanistico, architettonico e paesaggistico dei borghi e delle aree limitrofe;
(iii): anche se il progetto della nuova capitale non fu mai realizzato, l’impianto urbanistico del complesso con il suo eccezionale sviluppo rettilineo, al centro di un’area caratterizzata dalla presenza di numerosi siti reali, poi trasformati in poli produttivi, costituisce una testimonianza di enorme interesse per la storia della civiltà settecentesca italiana;
(iv): l’esperienza della colonia di San Leucio rappresenta una tappa fondamentale della cultura illuministica settecentesca e dello sviluppo industriale e tecnologico nel territorio campano, sul quale ancora oggi operano opifici e industrie che si richiamano all’antica attività manifatturiera.

– Lidia Marino – 

 

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