Paolo Portoghesi, contributo architettonico

A leggere gli studi di Paolo Portoghesi si entra in un mondo bellissimo in cui l’architettura è una magia, un sogno intriso di  scelte, possibilità; più di chiunque altro sembra aver capito i grandi del passato, Borromini su tutti, e averli interiorizzati. Per lui ogni progetto deve reintegrare la tradizione e svilupparla come espressione di memoria collettiva. Nato nel 1931 si laurea alla Sapienza nel ’57, per poi diventarne magistrale professore. Dopo tanti anni dedicati al postmoderno, i suoi ultimi interessi sono ricompresi nell’ottica della geoarchitettura: imparare dalla natura, tutelarne gli equilibri. Il suo studio, la sua casa, la sua biblioteca nascono in costruzioni da lui ristrutturate in un paesetto minuscolo della provincia di Viterbo, l’ormai leggendaria Calcata. Oltre alla sua splendida tenuta, ecco tre opere per cominciare a conoscere Paolo Portoghesi.

1 Chiesa della Sacra Famiglia, Salerno, 1974.

L’impatto estetico sarà discutibile, ma il valore storico è rimarchevole. Si tratta del primo edificio di culto completamente costruito col cemento armato. Se l’esterno è molto barocco per le linee mosse e la giustapposizione di concavità e convessità, ancor più profondamente lo è l’interno: uno spazio quasi assoluto, mistico, formato da cerchi concentrici che si dipartono da sei centri principali. Tutto deve far pensare  alla centralità del divino, mentre la convergenza del tre in uno richiama continuamente la Trinità.

2 Moschea di Roma, 1974.

Grande studioso di cultura islamica, Portoghesi si è potuto esprimere meravigliosamente nella costruzione di importanti moschee. Quella di Roma può ospitare fino a dodicimila fedeli; la sala di preghiera è stata immaginata come un’oasi ariosa in cui le linee curve fingono una ricchissima vegetazione. La luce poi crea notevoli giochi cromatici grazie ai materiali da costruzione tipicamente romani: cotto e travertino.

3 Grande Moschea di Strasburgo, 2000.

Più recente è l’opera magnifica realizzata in Francia. In questo caso, la sala di preghiera è uno spazio completamente libero (la struttura è infatti sostenuta dai pilastri esterni a forma di vela) di ben 2000 metri quadrati. Le pareti interni sono decorate con tipicissime piastrelle smaltate, mentre nelle parti più alti si scoprono citazioni dal Corano. A incorniciare poi definitivamente l’opera una magnifica cupola di dimensioni faraoniche.

– Walter Farnetti – 

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