Oscar alla Miglior Regia 2019: Alfonso Cuarón – Roma

Roma è un film che può non piacere come prodotto di intrattenimento, ma che senza ombra di dubbio conserva dentro di sé un’abilità estetica e oratoria incontestabili. E dunque che l’Oscar alla Miglior Regia 2019 sia andato ad Alfonso Cuarón ci soddisfa. Se siete appassionati del cinema come forma d’arte dovreste recuperarlo: è disponibile in streaming su Netflix, quindi potete gustarvelo comodamente da casa.

Nel frattempo, però, vi daremo qualche informazione circa la preparazione di questo prodotto e degli approfondimenti sul ruolo di padre di Cuarón, che ne ha curato ogni aspetto. Partiamo dicendo che il film è girato in bianco e nero e questo, sebbene sia un punto debole dell’Academy, è spesso problematico per il pubblico, che ormai associa questa scelta ad un film vecchio e noioso. Che poi i film vecchi siano spesso molto meno noiosi di quelli moderni è una realtà che non smetterò mai di portare avanti, ma senz’altro a livello estetico è questo il rischio che si corre. Ebbene, Cuarón ha deciso di affidare al monocromatico la sua storia, perché proprio di ricordi e nostalgia si tratta e dunque il vintage calzava al contesto a pennello. Roma, però, è girato in digitale con cineprese da 65 millimetri, in grado di ottenere una grande qualità e una notevole luminosità, proprio per dare al bianco e nero una dignità visiva, come Cuarón ha detto a Hollywood Reporter: “Volevo un bianco e nero che non nascondesse il suo essere digitale e che potesse garantire una grande risoluzione dell’immagine”.

Ma non è solo la scelta del colore a rendere la regia interessante. Roma offre un tipo di visione neorealista sia per i contenuti – dove la quasi assenza di una trama punta il faro sulla vita, sul suo scorrere lentamente – che per i piani-sequenza con pochissimi tagli (o nessuno, come nel caso della scena nell’ospedale), dando l’impressione che non ci siano virtuosismi. Ma Roma è anche uno di quei film in grado di inserire dettagli tecnici ardui da realizzare solo per il gusto di farlo e non per essere notati da tutti (basti pensare alla scena in cui Cleo spegne le luci della casa, ripresa con le cineprese messe in 45 diverse posizioni). Un altro dettaglio della regia interessante? Gli attori sono quasi tutti non professionisti e a nessuno di loro era stato comunicato il finale, per aiutarli ad essere quanto più spontanei possibile nel corso delle riprese, che seguivano cronologicamente gli eventi del film. Cuarón ha spiegato al New York Times Magazine che spesso agli attori non veniva data una battuta, ma solo un canovaccio delle emozioni e atteggiamenti che avrebbero dovuto provare in quel frangente. Parlando a IndieWire, ha inoltre detto: “Volevo gli imprevisti. Non volevo tagliare. Lasciavo solo che la cinepresa riprendesse”.

Spero di avervi incuriositi.

– Lidia Marino – 

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