Orrori sotto l’albero – Film Horror per un Natale alternativo

Nel periodo natalizio siamo davvero tutti più buoni? Può il giorno di Natale essere tra i più cruenti e spaventosi dell’anno? Ecco a voi diversi orrori sotto l’albero di Natale, ovvero film dell’orrore adatti per le festività in arrivo.

BLACK CHRISTMAS (Bob Clark, 1974)

Sicuramente uno degli horror natalizi più noti e, senza ombra di dubbio, tra i più rappresentativi, se non il migliore. In questo slasher degli anni Settanta, che si inserisce perfettamente all’interno di un periodo di riscrittura del genere, che sarà consolidato ufficialmente quattro anni dopo con Halloween di John Carpenter, un maniaco spia un gruppo di ragazze, nascosto nella soffitta della confraternita dove delle giovani stanno festeggiando il periodo natalizio, tormentandole continuamente con le sue chiamate anonime, scandite da una voce infantile e da dei lamenti inquietanti, che turbano in particolare Jess, la final girl di questo gioiello dell’horror. Dello stesso anno di Non aprite quella porta, critico nei confronti della società americana e del governo che invia i suoi giovani al macello in Vietnam, Black Christmas risulta piuttosto all’avanguardia per il periodo, grazie al personaggio di Jess, ragazza incinta ma che sceglie di abortire, nonostante i tentativi del suo fidanzato di diffidare da quest’idea abominevole per il tempo, soprattutto se adottata per evitare intralci nel proprio percorso realizzativo e professionale, che non comprende i ruoli di moglie e di madre. Al di là dell’aspetto contenutistico, il film di Clark ancora oggi si dimostra estremamente capace di catturare l’attenzione del pubblico e di costruire in maniera minuziosa la suspense attraverso un ricercato apparato registico, molto più funzionale al suo scopo di gran parte degli horror americani contemporanei. Da questo punto di vista, spicca il meraviglioso finale che, grazie all’iniziale staticità della macchina da presa e, in seguito, ai suoi movimenti nell’edificio ormai (apparentemente) sicuro, ci accompagna al di fuori della confraternita dopo averci rivelato gli orrori che ancora continuano ad albergare all’interno, non permettendo alcuna rassicurazione in seguito alla visione, lasciando quell’inquietudine abissale che solo i grandi capolavori del genere sono in grado di trasmettere.

SILENT NIGHT, DEADLY NIGHT (Charles E. Sellier Jr., 1984)

Se il film precedente cela l’identità dell’assassino, lasciando aperti molti interrogativi in merito alla natura della sua follia, il film di Charles E. Sellier Jr. esplora l’evoluzione del trauma che affligge il giovane Billy, terrorizzato sin da piccolo dalla figura di Babbo Natale a causa dei racconti orrorifici di suo nonno, che sembrano prendere vita durante la vigilia di Natale, quando un criminale vestito da Santa Claus massacra la sua famiglia; cresciuto in un orfanotrofio da delle suore (molto probabilmente peggiori dell’assassino), da adulto Billy viene assunto in un negozio di giocattoli ma, quando verrà costretto a indossare il vestito da Babbo Natale, il trauma latente esploderà fino a un’identificazione con il carnefice della sua famiglia, spingendolo a compiere degli efferati omicidi. Il film è sicuramente consigliato a coloro che favoriscono un tipo di pellicola focalizzata ad esplorare la psicologia contorta del proprio protagonista (emblematico il suo riflesso allo specchio prima che la pazzia prenda il sopravvento), osservandolo durante le sue atrocità ma, al contempo, esplorando la natura umana che vive dietro quella mostruosità, considerandolo prima di tutto una vittima, non escludendo mai quell’umanità che invece è assente dai più celebri serial killer del genere, da Leatherface a Michael Myers, da Jason a Freddy. Rispetto a Black Christmas, costruito più sulla tensione che sulla spettacolarizzazione dell’orrore, Silent Night, Deadly Night utilizza la prima parte come premessa per un secondo atto più incentrato sulla vera e propria mattanza, su scene altamente truculente in cui sesso e morte si incontrano vicendevolmente come tipico dell’horror americano del tempo.

GREMLINS (Joe Dante, 1984)

Questo film non ha bisogno di alcuna presentazione, probabilmente un pilastro che ci ha accompagnato durante l’infanzia e l’adolescenza, regalandoci qualche incubo ma soprattutto qualche sentita risata. In questa celebre commedia fantasy dalle tinte horror, sceneggiata da Chris Columbus, futuro regista dei primi due capitoli della saga di Harry Potter, e prodotto nientemeno da Steve Spielberg, l’inventore Rand Peltzer regala per Natale a suo figlio Billy un cucciolo di mogwai, adorabile animaletto peloso, che però deve necessariamente evitare l’esposizione alla luce del sole che potrebbe ucciderlo, l’acqua che lo porterebbe a riprodursi e il cibo dopo la mezzanotte. In seguito alla nascita di ulteriori gremlins in seguito a un incidente con l’acqua, i dispettosi animaletti fanno in modo di essere nutriti dopo la mezzanotte, trasformandosi in sanguinarie creature che iniziano a invadere e a distruggere la cittadina. Non mi viene in mente una horror comedy più divertente per le festività natalizie, un film che definirei come controparte natalizia ideale di un film come Hocus Pocus per Halloween. In grado di far rivivere le emozioni e le sensazioni di un certo cinema degli anni Ottanta, spesso molto citato nei film e nelle serie televisive contemporanee con un’eco tanto cinefilo quanto nostalgico, Gremlins, al di là della mera esperienza spettatoriale, continua a essere una sentita metafora ecologica, che descrive quanto l’essere umano ancora non sia pronto per apprezzare e maneggiare le meraviglie che la natura gli offre, compartecipando attivamente alla propria autodistruzione, tema purtroppo molto attuale e problematico ancora oggi.

À L’INTÉRIEUR (Alexandre Bustillo, Julien Maury, 2007)

Sicuramente il film della lista più atroce e non consigliabile a un pubblico facilmente impressionabile e non amante della violenza estrema della celebre New French Extremity, serie di film che hanno rivoluzionato il rapporto del cinema di genere francese con i propri stilemi narrativi ed estetici, di cui il film di Bustillo e Maury è probabilmente uno degli esempi più rappresentativi dopo l’inarrivabile Martyrs di Pascal Laugier. Quattro mesi dopo l’incidente stradale che ha ucciso il suo fidanzato, Sarah si prepara a portare a termine il parto, previsto per il giorno di Natale; la sera della vigilia, mentre Parigi è scossa dalle rivolte nelle banlieue, una misteriosa donna tenta di entrare in casa per uccidere la protagonista e rubarle il figlio che porta in grembo. Carico di un’atrocità insostenibile a causa della serie di brutalità compiute verso una donna incinta, questo celebre home invasion si carica di una carrellata di simbolismi centralizzati sul concetto di casa e maternità (si pensi al parto previsto per il giorno di Natale…), associando la paura della privazione del figlio in grembo da parte di forze esterne che cercano di penetrare i confini domestici e corporei, alla burrascosa situazione sociale della Parigi di quegli anni, presa d’assalto dagli immigrati dei sobborghi in un clima di difesa della propria identità. È un film che conferma la centralità del corpo all’interno del genere francese, capace di ergersi come strumento di riflessione ma che spinge il pubblico a confrontarsi con un’oscenità inaudita, che lo rende adeguato solamente agli amanti dell’estremo, consapevoli dell’esperienza estenuante a cui vanno incontro.

TRASPORTO ECCEZIONALE- UN RACCONTO DI NATALE (Jalmari Helander, 2010)

Film finlandese piuttosto singolare, Trasporto eccezionale si basa su una serie di miti inerenti alla figura di Babbo Natale, che prendono le distanze dalla visione edulcorata che tutti noi abbiamo e che ha reso magici e indimenticabili i nostri natali passati. In un piccolo villaggio finlandese, iniziano ad accadere fatti inspiegabili che spingono il piccolo Pietari a indagare, scoprendo che, probabilmente, la causa sia la scoperta della tomba di Babbo Natale, feroce creatura divoratrice di bambini. Dopo la scomparsa di alcuni ragazzini del posto, il padre di Pietari riesce a catturare un misterioso uomo barbuto e, insieme ai suoi amici cacciatori, cerca di comprendere come trarre vantaggio da questa inusuale situazione. Il film di Helander ha il pregio di saper trasformare la dimensione fiabesca a cui tutti noi siamo abituati in un racconto oscuro, più attinente al contesto mitico del Nord Europa e delle sue tradizioni popolari, mettendo in scena un classico racconto di formazione ma attraverso un immaginario grottesco e orrofico non privo di colpi di scena. Tra renne squartate, elfi minacciosi e un mostruoso Santa Claus, la narrazione non è priva di uno sguardo piuttosto cinico, che passa da una dimensione più fantastica e mitica tipica del posto a una prospettiva più opportunistica, mirata a sfruttare quel mito per un tornaconto personale ed economico che possa aiutare i personaggi ad arricchirsi, trasformando la mostruosità e il dramma di cui sono protagonisti in un vero e proprio business.

KRAMPUS (Michael Dougherty, 2015)

Krampus, lo ammetto, è sempre stato un film che ho sottovalutato e che ho recuperato solo in questi giorni, ricredendomi enormemente e non aspettandomi uno sguardo piuttosto tagliente, sotteso alla classica traiettoria di redenzione molto cara agli americani. Tre giorni prima di Natale, una famiglia si riunisce per le festività e iniziano immediatamente i litigi, le incomprensioni, le gelosie che spingono il piccolo Max a strappare la sua lettera per Babbo Natale, in cui si augurava che i familiari potessero seguire le tradizioni natalizie senza tensioni ulteriori. Improvvisamente, la cittadina viene colpita da una tempesta di neve e da misteriose creature che iniziano a rapire gli abitanti. Questa horror comedy apparentemente banale o prevedibile in alcuni momenti, si rivela molto riflessiva in merito alla perdita del vero significato del Natale che ormai affligge tutti noi, sempre più presi dal suo fascino consumistico ben evidenziato durante le risse nei centri commerciali su cui scorrono i titoli di testa, coprendoci dietro il falso perbenismo che impone la tradizionale cena familiare in cui, inesorabilmente, dietro i falsi sorrisi e regali si nascondono rancori di una vita, che il grande Mario Monicelli è stato in grado di raccontare nel suo celebre Parenti serpenti con quello sguardo cinico e tagliente che solo la commedia all’italiana possiede, privo di quella retorica moralista che guida l’evoluzione della narrazione americana. In secondo luogo, il film si inserisce perfettamente in quell’angoscia collettiva che affligge l’America in seguito agli attentati dell’11 settembre, che hanno rinnovato il rapporto del genere con la paura, di cui film su invasioni di creature mostruose, provenienti da altre dimensioni per distruggere gli Stati Uniti, sono ormai all’ordine del giorno (non a caso, la prima ipotesi della famiglia sia quella di un attacco terroristico). Il film è quindi altamente consigliato a coloro che siano alla ricerca di un horror non privo di sfumature ironiche, retto da un cast notevole, in cui spiccano Adam Scott ma soprattutto Toni Collette.

THE LODGE (Veronika Franz, Severin Fiala, 2019)

Già citato nella lista dei film horror consigliati per la notte di Halloween, non può mancare anche qui questo secondo lungometraggio di Franz e Fiala, in cui gli autori continuano un discorso piuttosto coerente sulle tematiche introdotte nel loro meraviglioso esordio, Goodnight Mommy, abbandonando la soleggiata dimora del primo per un’inquietante abitazione di montagna, immersa in una tempesta di neve. Aidan e sua sorella Mia sono costretti dal padre a passare del tempo con la nuova compagna Grace nella loro casa in montagna mentre egli è costretto ad allontanarsi per qualche giorno; rancorosi nei confronti della donna, considerata responsabile del suicidio della loro madre, ancora innamorata dell’ex marito, i due fratelli dimostrano la loro ostilità e, isolati a causa di una tempesta di neve, i tre dovranno convivere in un’atmosfera sospesa, in cui tensioni reciproche condurranno a tragiche ripercussioni. Attraverso una regia statica ed emotivamente distante dalle sorti dei personaggi, la macchina da presa inquadra i protagonisti in maniera claustrofobica in uno spazio che si fa progressivamente più costrittivo e alienante, sospeso tra realtà e follia, in cui il male si rivela attraverso una facciata totalmente anonima e ordinaria, privo di demarcazioni manichee ma carnefice e vittima al contempo di un dolore inespresso, che ha il suo apice in un finale che, sebbene giocato sulla sottrazione dell’orrore, si rivela più inquietante della gran parte del cinema horror contemporaneo. Ancora una volta, l’infanzia perde i suoi connotati innocenti verso derive oscure e inquietanti, fino alla messa in discussione della genitorialità, in particolare della figura materna, causa e al contempo vittima degli orrori dei figli.

Prima di salutarvi, non possono non consigliarvi di rivedere anche il celebre The Nightmare Before Christmas, la cui faida se guardarlo ad Halloween o a Natale continua ancora oggi a essere un grande interrogativo… ma, in caso, perché non riproporlo in entrambe le occasioni? Un Felice Natale a tutte le lettrici e a tutti i lettori di YouPopcorn, a cui auguro di non svegliarsi la mattina del 25 dicembre come Clara Calamai in Profondo Rosso… a buon intenditore, poche parole.

– Leonardo Magnante –

 

 

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