Nome in codice “Gli InFelici”

Di band emergenti l’Italia è stracolma, ma quando ti imbatti in questi cinque giovanissimi e carismatici ragazzi del Sud (direttamente da Sapri, Salerno) cominci a pensare che, nella rosa delle tue preferenze, meritano un posto speciale proprio loro. Nella scheda informazioni della loro fanpage su Facebook si sono autodefiniti “la goccia di sambuca nel primo caffè della giornata” ed effettivamente  la musica di questo quintetto di artisti in ascesa rende bene l’idea. Trattasi di  Federico Cipro (voce), Domenico Anastasio (chitarra), Franco Amato (basso), Davide Magurno (percussioni)  ed Emanuele  Lovisi (chitarra)…nome d’arte “Gli InFelici”.
L’amicizia nata tra i banchi di scuola si evolve presto in un sodalizio artistico che preannuncia grandi evoluzioni per il futuro. Una chiacchierata (seppur virtuale) con gli InFelici è piacevole e rilassante, come bere una tazza di caffè su quel lungomare che ha fatto spesso da sfondo alle loro prime esibizioni. Se dovessi usare solo tre parole per descriverli sarebbero queste: eclettici, creativi, divertenti. Spassosi, come  il loro primo singolo “Peppe Capacchiò”, minuscolo assaggio dell’album “Dopo Lavoro Ferroviario” in uscita il 28 Ottobre 2017.

Come nasce il progetto “Gli InFelici”?
Il progetto nasce tre anni fa come duo acustico, composto solo da chitarra e voce.
Con il tempo si sono aggiunti  altri elementi tra cui un ”vero chitarrista” ed un batterista. Con l’arrivo dei nuovi membri abbiamo iniziato ad esibirci live in eventi locali come “La Giornata Dell’Arte” (evento musicale organizzato dagli alunni delle scuole superiori),  per poi sbarcare nei locali. La svolta è arrivata lo scorso Febbraio quando abbiamo partecipato e vinto il contest “In Viaggio Verso Sanremo”. Da lì nasce il progetto dell’album.
Nel frattempo abbiamo partecipato ad altri eventi importantissimi, tra cui il Meeting Del Mare (altra celebre manifestazione che si tiene all’alba di ogni estate a Marina di Camerota e che, da due anni, fa tappa anche nella nostra Sapri)  dove abbiamo avuto l’onore di aprire il concerto di Elio e le Storie Tese.

Una domanda è di rito: da quale gruppo o cantante (se c’è)  vi sentite ispirati?
E’ una domanda complicata  perché, da musicisti, ascoltiamo tanti generi diversi e, di conseguenza, le influenze derivano da più artisti.
Inoltre, abbiamo tutti gusti molto differenti.
Sicuramente si evince una vena comica nel nostro singolo ”Peppe Capacchiò” che ricorda appunto la satira di  Elio e le Storie Tese ma avendo un songwriting disomogeneo le influenze derivano da molti artisti tra cui Calcutta, Brunori Sas, Pino Daniele e Caparezza.

Il neonato singolo “Peppe Capacchiò” sta macinando visualizzazioni su YouTube.
Qual è il segreto del suo successo?
Il pezzo dedicato a Peppe (persona reale) è nato nel bar che frequentiamo a Sapri, lo stesso che dà anche il nome al nostro album, il Dopo Lavoro Ferroviario.
Prima è nato come sfottò, poi pian piano è diventato ritornello fino ad evolversi in un pezzo rock.
Alcune cose, alcune persone che fanno parte del nostro vissuto non possono essere “spiegate”, ma solo vissute, appunto.
Ecco, il brano è stato il nostro modo di raccontare Peppe ed il suo approccio alla vita, un po’ fuori dagli schemi. E’ insieme una critica sottile ed un urlo di protesta.

L’esperienza più bella che avete fatto da quando siete “nati”?
Inutile negare che aprire il concerto ad uno dei gruppi a cui ti ispiri (Elio, appunto) è un sogno che si realizza. Aver preparato tutto nel dettaglio, salire per la prima volta su di un palco in costume, suonare di fronte a migliaia di persone ed avere la possibilità di far sentir loro i tuoi brani… è qualcosa che va al di là di ogni immaginazione, qualcosa che ti ripaga di tutti i sacrifici.

Provenite da un piccolissimo paese del sud Italia. Pensate sia un ambiente idoneo entro il quale esprimersi o vi siete sentiti ostacolati in qualche modo, forse da chi pensa che “far musica” non si possa definire un vero mestiere?
Sicuramente operare in un contesto più ampio e su piazze più grandi può dare maggiori opportunità. Però è anche vero che essere uno dei pochi gruppi che rappresenta la propria terra ci regala parecchia soddisfazione. Stiamo ricevendo molto aiuto anche dalla nostra piccola realtà sociale e sfruttiamo tutte le  opportunità  e proposte che ci vengono avanzate.
Al di là di questo, contro ogni pregiudizio rispetto a quello che facciamo, noi pensiamo si viva bene solo facendo ciò che ami.

Quindi pensate che, oggi, sia possibile vivere in Italia facendo musica?
Autoprodursi è uno sforzo economico ed organizzativo non indifferente.
Ma la vera sfida è con se stessi: produrre un album significa cercare di trasmettere le proprie emozioni ad altre persone, cercare una perfezione apparentemente irraggiungibile… ma alla fine ce l’abbiamo fatta!
Quindi sì, con i dovuti sacrifici e tante porte sbattute in faccia,  diciamo di sì, si può coronare un sogno musicale, anche oggi, anche in Italia.

La musica, si è capito, è davvero la vostra vocazione. Ma vi siete mai chiesti cosa avreste fatto senza di essa?
Un futuro alternativo?
Facciamo fatica ad immaginare un nostro ipotetico futuro senza musica. Però saremmo rimasti sicuramente…. Infelici!

 

– Myriam Guglielmetti – 

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