Narrativa nei giochi di ruolo – Intervista ai creatori di Sine Requie

01Abbiamo già parlato della narrativa nei manuali dei giochi di ruolo. Oggi parliamo di uno dei giochi di ruolo più famosi: Sine Requie. E pensate, il gioco è completamente italiano, creato dalla mente geniale (o malata) di Matteo “Curte” Cortini e Leonardo “Leo” Moretti.

Sine Requie e tutti gli altri loro prodotti sono un esempio di come la narrativa entri nel gioco di ruolo in modo prorompente. Infatti, nei loro manuali troveremo numerosi racconti ed una storia avvincente che vi terrà incollati alla lettura. In più, oltre i racconti – narrativamente impeccabili e carichi di quell’atmosfera che loro vogliono promuovere – anche le parti descrittive sono molto interessanti, essendo più un’enciclopedia di un mondo fantastico, che un manuale pieno di dati e valori da ricordare. Il gioco di ruolo è narrativa, non ingegneria.

Piccolo excursus sul mondo di Sine Requie: il gioco è ambientato in un 1957 alternativo. Infatti, nel nostro recente passato, durante lo sbarco in Normandia, i morti dei soldati americani iniziarono a rialzarsi. In tutto il mondo, chiunque morisse o fosse già morto per un qualsiasi motivo, tornava drammaticamente in vita. Questi morti bramavano carne e sangue dei vivi, dando così inizio ad una vera e propria catastrofe. A tredici anni di distanza, il mondo ha subito delle mutazioni – dalla vittoria dei nazisti che ha portato al IV Reich, alla riascesa al potere della Chiesa che ha instaurato il Sanctum Imperium in tutta la penisola italiana, ricostituendo gli ordini dei Templari e della Santa Inquisizione, eccetera. In questo mondo distopico, fatto di morti che camminano e tanti sotterfugi, i personaggi percorrono il loro cammino.

Noi, abbiamo contattato i creatori per parlare con loro della narrazione e della scrittura dei loro giochi. Sono stati, come al solito, molto disponibili e simpatici. Eccovi l’intervista:

03Un gioco di ruolo di successo ha un ottimo sistema di gioco, ma anche una bellissima storia. Come è nata la vostra?

Leonardo: Un giorno sfortunato del 1997 decisi di telefonare al Curte e di proporgli di fare noi un gioco di ruolo. Curte accettò e iniziammo a buttar giù idee. Le uniche cose di cui eravamo sicuri era che non volevamo che fosse qualcosa di già visto e quindi ci concentrammo su quanto di più invendibile ci fosse al momento. Le cose che nel 1997 NESSUNO cagava di striscio erano gli Zombie (incredibile a dirsi oggi), la Seconda Guerra Mondiale e i Tarocchi. Così abbiamo unito queste tre cose assolutamente perdenti (per l’epoca) ed è nata l’idea di base di Sine Requie.
Matteo: Ovviamente è dal 1997 che io e Leo stiamo al telefono insieme almeno 1-2 ore al giorno… siamo stati la benedizione degli operatori telefonici, prima che tirassero fuori le tariffe “flat”.

In un panorama artistico pieno di zombie (come vengono comunemente chiamati), come siete riusciti a creare qualcosa di unico come Sine Requie?

Matteo: Semplice, quando iniziammo a lavorarci (1997) nessuno si filava più gli “zombie”, anzi erano praticamente l’unico mostro escluso dai gdr “maturi” che imperversavano in quegli anni in cui potevi impersonare Vampiri, Licantropi, Spettri, Folletti, persino le Mummie… ma non gli zombie, gli zombie facevano schifo. Non a noi, a noi piacevano!
Leonardo: Il segreto è scrivere quello che si vuole senza pensare alle mode. Se cerchi di accodarti a una moda sei finito. La moda finisce e tu alla fine non sei nemmeno stato originale.

Nei vostri manuali ci sono moltissimi racconti. Questi, a mio avviso e a quello di molti, valgono la pena essere letti anche se non si giocherà al gioco stesso. Ci puntate molto?

Leonardo: Abbiamo sempre cercato di far sì che la scrittura fosse la parte portante di Sine Requie; in questo modo i lettori lo possono godere in più modi: sia come libro, sia come gioco, sia come un insieme di racconti interconnessi che permette solo al lettore attento di cogliere completamente la trama sottostante.
Matteo: A me piace moltissimo giocare, ma trovo molto noiosi i normali manuali di gioco di ruolo, pieni di tabelle, numeri, spiegazioni… per noi il gdr è “vivere in un mondo diverso, dove puoi andare con la fantasia”. Una specie di “ultralibro” non una tipologia di gioco da tavolo, quindi proviamo a creare manuali che appassionino chi li legge e trasmettano storie e piccole emozioni.

02Spesso questi racconti preannunciano il capitolo o il paragrafo successivo, ma vengono scritti prima o dopo?

Matteo: Dipende, a volte l’intero manuale parte da dei racconti che poi vengono sviluppati, altre volte i racconti vengono messi alla fine per dare risalto o spiegare meglio certe atmosfere che vogliamo far emergere.
Leonardo: Sì, non c’è un ordine preciso in cui scriviamo le differenti parti del manuale.

La vostra creatività ha creato mondi immaginari completamente unici e fantastici. Chi è la mente più creativa tra di voi?

Leonardo: Siamo totalmente alla pari. Entrambi ci siamo sempre cibati di libri, musica, fumetti, film, cartoni animati, videogiochi e ogni sorta di roba assurda partorita da mente umana. Scriviamo perché primariamente siamo fan di tutto questo, poi questo è anche diventato un lavoro col tempo.
Matteo: Per noi scrivere è molto divertente e, visto che incredibilmente abbiamo un pubblico, è anche gratificante. Però non è che siamo dei geni creativi, in verità c’è poco genio e molto lavoro, molte ore passate a scrivere, a influenzarci a vicenda, a riscrivere correggere e riscrivere fin quando non siamo soddisfatti. Non lo credevo, ma serve una certa disciplina, mescolata a un pizzico di pazzia, specialmente con l’aumentare delle uscite.

Qual è ambientazione di Sine Requie di cui siete più fieri per idee e racconti?

Matteo: Boh? Sai che non lo so? Ogni mondo fa storia a parte (tra i manuali di Sine Requie, molti presentano ambientazioni distopiche differenti, dal IV Reich tedesco al Sanctum Imperium italiano, ognuno con le sue particolarità che richiedono stili di giochi differenti, nda) o ognuno ha dei racconti o dei personaggi a cui sono particolarmente affezionato. Al momento il racconto che amo maggiormente è quello che chiude il manuale “Trono di Crisantemo” (ambientazione giapponese, ndr): trovo vi si respiri un’aria di orrore e follia veramente assoluta.
Leonardo: Davvero difficile a dirsi. Forse “Sopravvissuti”, il romanzo che abbiamo scritto su Sine Requie, perché è una storia unica, articolata in molte pagine, col focus sempre sugli stessi personaggi.

Sta per uscire una nuova creatura dalla Serpentarium Press, Alba di Cthulhu. Sono usciti già due racconti spoiler. Potete dirci qualcosina? Sarà un manuale molto narrativo come gli altri?

Leonardo: Sì, sarà un manuale che avrà sempre il nostro marchio di fabbrica, ovvero quello di essere pieno di racconti e di storie che dettagliano il mondo di gioco. Vogliamo che i nostri prodotti siano sempre belli da leggere e che siano sia giochi che libri allo stesso tempo. Naturalmente anche stavolta useremo un sistema con le carte da gioco, ma niente tarocchi, solo carte da poker.
Matteo: Non è che siamo in grado di fare cose migliori, eh… a noi questo riesce fare.

Curiosità random: chi di voi scrive più spesso racconti o avventure? E qual è la vostra tecnica di scrittura preferita? Prima o terza persona? Racconto al presente o al passato? Descrizioni minuziose dell’ambiente o della psicologia del personaggio?

Matteo: Più o meno scriviamo entrambi tutto, non abbiamo “specializzazioni” e francamente io dopo qualche mese non 1riesco neppure a riconoscere chi ha scritto cosa. Entrambi amiamo molto la scrittura in prima persona al presente o al passato, troviamo che calzino meglio con l’horror ma soprattutto col gioco di ruolo, dove ogni partecipante si trova sempre a giocare “da dentro” il suo Personaggio immaginario.
Leonardo: Nemmeno mia moglie riesce a riconoscere cosa scrivo io e cosa il Curte. Oramai abbiamo sviluppato lo stesso modo di scrivere, con differenze minime.

Editoria in Italia. Voi siete arrivati ad autoprodurvi (la Serpentarium Press è la neonata casa editrice, creata proprio da Matteo e Leonardo). Ma com’è il mondo editoriale in Italia?

Leonardo: Dipende molto dagli editori. Noi ci trovavamo benissimo con Asterion Press, infatti sono rimasti i nostri distributori esclusivi. Aprire una casa editrice per noi non è un punto di partenza (non essendo mai stati autoproduttori), ma di arrivo. Siamo arrivati a un punto in cui il volume delle vendite dei prodotti di cui siamo gli autori giustifica la possibilità di aprire una nostra casa editrice. Per il resto c’è di tutto: buoni editori, editori medi, schifezze di editori: una regola che vale per ogni professione. Senz’altro per fare il mestiere di scrittori (di romanzi, di gdr, di tutto) bisogna davvero amare la scrittura, perché mangia ogni altro aspetto della vita.
Matteo: Ovviamente la burocrazia italiana aiuta TANTISSIMO i nuovi editori. Avrei delle storielle da raccontare, ma lasciamo stare i piagnistei, tutto si affronta e si sistema. Alla fine c’è un’unica regola aurea che domina ogni altro aspetto: se fai roba buona vivi, se non vendi, muori. Una legge molto antica e naturale.

Per salutarci, quale citazione volete lasciare ai vostri fan?

Matteo: «Crom, non ti ho mai pregato prima d’ora, non saprei come farlo. Nessuno, nemmeno tu ricorderai se eravamo buoni o cattivi, perché abbiamo combattuto, o perché siamo morti. No, ciò che conta è solo il coraggio, e che due si sono battuti contro molti, ecco cos’è importante! Tu ammiri il coraggio Crom, quindi accogli la mia unica richiesta: fa’ sì che mi vendichi. E se tu non m’ascolti, allora va’ alla malora!»
Leonardo: «E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell’universo, si ode un sordo e pazzesco rullo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, di là del Tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi i giganteschi, tenebrosi ultimi dei. Le cieche, mute, stolide abominazioni la cui anima è Nyarlathotep.»

Ringraziamo ancora Leo & Curte per essersi prestati a questa piccola intervista. E non vedo l’ora di avere la mia copia di Alba di Cthulhu.

– Giorgio Correnti –

Rispondi