My two cent n. 17 – Se scorre il sangue di Stephen King

Bentornati, Fedeli Lettori!
E questa formula è particolarmente adatta, oggi, dal momento che parliamo di Zio Steve, colui dal quale ho mutuato questo saluto. Eh sì, perché il diciassettesimo libro da me letto in questo 2021 è stato Se scorre il sangue di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer.

Ammetto che, amando profondamente il Re, mi accosto con timore ai suoi ultimi lavori, dal momento che negli ultimi anni qualche delusione ce l’ha inferta (vedi Revival, La scatola dei bottoni di Gwendy, Elevation ecc…), ma la fiducia non viene meno e così si va sempre in libreria per lui. Se scorre il sangue è una raccolta di quattro racconti lunghi (come Stagioni diverse e Quattro dopo mezzanotte) che in alcuni fulgidi momenti ci riporta al King dell’epoca d’oro.

Il telefono del signor Harrigan è un racconto così tipicamente kinghiano che vi farà commuovere, sull’onda dei bei ricordi. La vita di Chuck presenta un impianto atipico ma che funziona alla grande. Qui King si confronta con temi più profondi e riesce come sempre a spiazzarci, a farci riflettere e a scatenare un brivido di angoscia cosmica. Se scorre il sangue, il racconto che dà il titolo alla raccolta, ci fa tornare a indagare con Holly Gibney, già protagonista della trilogia Mr. Mercedes. Qui Holly è sulle tracce di un altro outsider, che stavolta indossa la maschera del giornalista di cronaca. Interessante, ma devo ammettere che nemmeno il romanzo di Outsider mi entusiasmò. Ratto è il racconto che chiude l’antologia e ci presenta l’ennesimo alter ego dell’autore. Il protagonista è uno scrittore in crisi che si rinchiude in una baita in montagna per partorire il suo romanzo western. Qui, tra la furia degli elementi e faustiani patti con ratti demoni, dà vita all’opera. Ma a quale prezzo? Racconto mogio, pieno di scene riempitive e che non apporta nulla all’universo kinghiano.

Queste le mie impressioni sui singoli racconti, ma alla fine della fiera me la sento di consigliarvi la lettura del volume? La risposta è Sì, perché il Re è sempre il Re!

Buona lettura!

– Monia Guredda –

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