Musicisti che non conosci – Matt Corby, Telluric

1Davvero non conoscete Matt Corby? Peccato. Dovreste! Potete rimediare seguendo scrupolosamente le istruzioni numerate qui di seguito:

1) Visitate mattcorby.com.au.
2) Iscrivetevi alla newsletter.
3) Scaricate i tre live gratuiti subito a disposizione al link indicato nella mail.
4) Ascoltateli, se possibile ad occhi chiusi.

Se alla fine di questa breve procedura l’inedito impasto armonico e la fragilità incandescente della sua musica vi avranno incuriosito, tornate qui e vi parlerò di Telluric, l’album d’esordio di Matt Corby.

Il nuovo viene dall’Australia: alcuni fra gli artisti più influenti del panorama musicale internazionale degli ultimi anni – conoscete per caso una certa Sia? – arrivano proprio dalla più remota fra le colonie di Sua Maestà la regina Elisabetta II. Dallo stesso paese provengono due grandi sigle che hanno lasciato un segno nella musica degli anni Ottanta, gli INXS e gli AC/DC, oltre ad altri gruppi e solisti che si distinguono per la carica di novità e la caratteristica commistione di generi della loro produzione musicale – tanto per citarne alcuni: Rob Dougan, i The Cat Empire, Gotye, il giovanissimo Troye Sivan e molti altri ancora.

Matt Corby si è inserito nella stessa tradizione qualche anno fa, dopo essersi classificato secondo nella quinta edizione del talent Australian Idol. Ma non fatevi ingannare: esordi a parte, oggi non potrebbe essere più diverso da un teen idol. Matt ha venticinque anni, una voce estremamente versatile e un’estensione vocale pazzesca; padroneggia almeno una decina di generi e altrettanti strumenti musicali; è sulla scena musicale da quasi sette anni, eppure questo è il suo primo album. Uscito lo scorso 11 marzo, è stato preceduto da oltre venti singoli (molti dei quali disponibili su SoundCloud), suddivisi in sei EPs: ascoltandoli dal primo all’ultimo si rimane sbalorditi dall’enorme crescita artistica di questo giovane songwriter. Corby parte da un’intensa base folk e soul, che vena di malinconia la sua prima produzione. Su questo primo strato, se ne innestano poi molti altri: si passa dal rhythm & blues al jazz, fino all’indie rock e al gospel. Da questo laboratorio emerge un magnifico singolo, Brother, che nel 2011 ottiene l’SMAC Award per la miglior canzone dell’anno. Dopo altri cinque anni, un’altra serie di singoli e vari Secret Garden Shows (live events nei giardini dei fan), Matt Corby è finalmente riuscito a pubblicare un intero album studio.

3Domanda: valeva la pena aspettare sette anni per un solo album? Risposta: assolutamente sì.
La maturità stilistica di queste undici tracce ha creato un amalgama perfetto fra l’una e l’altra; può sembrare paradossale ma, pur nell’estrema diversità di generi e temi, se ascoltati una dopo l’altra, ogni traccia di questo album ci restituisce una fantastica colonna sonora in cui gli strumenti emergono e fioriscono come voci in un coro gospel. Eppure i generi non si limitano all’acoustic delle origini, ma spaziano verso lo psychedelic soul, il neo-psychedelia e addirittura il funk – a quest’ultimo in particolare si lega un’inedita vena ironica che troviamo nella traccia numero 8, We Could Be Friends (la mia preferita, se volete saperlo). Rispetto alla produzione precedente, in Telluric, Corby ha deciso di puntare tutto sull’impasto musicale, estendendo l’uso di tastiera e sintetizzatore, ma anche ampliando la gamma delle percussioni sonore, particolarmente accattivanti in Do You No Harm (che si apre addirittura con un accenno di reggae). La cosa migliore dell’album, però, è il livello di limpidezza a cui Corby sa portare il suo strumento migliore: lo voce. Piegata sulle calde tonalità blues di Wrong Man o modulata in un suggestivo bird-call sound in almeno tre altre canzoni, la plasticità estrema di questa voce diventa una perfetta cifra stilistica, quasi un marchio di fabbrica. Se non mi credete, sappiate che il testo della traccia numero 4 è per metà parole e per metà vocalizzi – non per niente, si intitola Oh Oh Oh. – ed è perfetta.

2Per finire, ripartiamo dall’inizio. Perché Telluric? Tellurico, dal latino tellus, è una parola antica che rimanda alla terra. In un’intervista del 7 marzo scorso, Matt ha raccontato un momento qualsiasi di un pomeriggio qualsiasi passato a torturarsi di pensieri sprofondato in poltrona. A un certo punto ha ricevuto la visita di un piccolo inquilino qualunque, un insetto che strisciava indisturbato accanto ai suoi piedi. Matt lo ha guardato e, pensando che fosse giusto metterlo al corrente delle sue riflessioni, gli ha domandato: “A te non te ne frega una mazza, vero bello?“. Dato che chi tace acconsente, Matt ha concluso che forse sarebbe possibile prendere meno sul serio i nostri problemi pensando a quanto la natura se ne sbatta altamente, continuando a strisciare sotto, sopra e intorno a noi. In questo senso, è significativa la conclusione dell’album, fatta di due brani che segnano un ritorno alle origini soft e folk di Corby: ogni tanto fa bene rimanere soli per pensare e capire che, per salvarci da noi stessi, bastiamo noi stessi.

– Francesca –

 

Un pensiero su “Musicisti che non conosci – Matt Corby, Telluric

  1. Pingback: Se non conoscete Matt Corby, dovreste. | fradieciminutiuncaffé

Rispondi