Mia Martini – La graffiante voce dell’emozione

01Il segreto di una grande interprete non è avere una bella voce, l’importante è capire esattamente il senso della gioia o del dolore che stai raccontando, perché nelle canzoni si interpreta sempre un’emozione o una qualsiasi specie d’amore per qualcosa, e se non sai cosa vuol dire “soffrire” non puoi sapere cosa vuol dire “amare”, per cui è questo il segreto: il saper dire le cose sentendole. (Mia Martini, 1995)

Sono passati ormai 21 anni proprio oggi da quando questa grande cantante ci ha lasciato. Ho detto cantante? Volevo dire cantautrice. Mia Martini, all’anagrafe Domenica Rita Adriana Bertè, ha lasciato un vuoto dentro la nostra musica, dentro di noi. Un vuoto ancora maggiore dovuto alla mancanza di chiarezza della sua scomparsa. Venne trovata in casa sua il 14 maggio del 1995, ben due giorni dopo la sua dipartita. Il caso fu bollato, dalla polizia, come un suicidio, ma le sorelle hanno più volte categoricamente smentito che possa essere stata questa la causa del decesso.

Ma parliamo della sua vita. Mia Martini inizia a cantare nel 1963 alla tenera eta di 16 anni. All’inizio si faceva chiamare Mimì Bertè, usando il suo vero cognome ed il soprannome che aveva sin da bambina. La sua carriera sembrava essere pronta a prendere l’impronta della ragazza yè-yè, ma questa sua variante durò poco. La
04sua carriera ripartì nel 1971, ormai già più matura, con lo pseudonimo che tutti le attribuiamo. Già dal suo primo lavoro, Oltre la collina, si ritrovò ad essere vista come una cantante all’avanguardia. L’album prese, però, subito la piega del successo, tanto da essere giudicato tutt’ora tra i migliori lavori mai realizzati da una donna. Piccolo uomo, Minuetto, Che vuoi che sia…, divennero delle vere consacrazioni. I suoi dischi venivano distribuiti in tanti stati, tra qui Spagna, Francia, Germania e, addirittura, Giappone dove, nel 1977, partecipò al Festival mondiale della canzone popolare di Tokyo, vincendo con il brano Ritratto di donna.

Un passaggio importante per la sua carriera fu la relazione col cantautore Ivano Fossati. Questa relazione la cambiò sia a livello professionale (con l’album Danza del 1978 scritto e prodotto dallo stesso Fossati), che umano, nonostante la loro fu una storia molto tormentata. Il timbro tipico graffiato di Mia, però, fu dovuto a due difficili interventi alle corde vocali. Rimase afona per un anno intero, anno che lei stessa ammise di aver sofferto molto, ma che non la tenne ferma, riuscendo a scrivere e comporre un album intitolato Mimì che uscì, poi, nel 1981. Il suo ritorno fu osannato da E non finisce mica il cielo, pezzo che portò al Festival di Sanremo nel 1982 e che convinse i giornalisti ad istituire un premio apposito: il Premio della Critica, oggi intitolato proprio a Mia Martini.

03Ma la sua carriera la vide spesso essere additata da una serie di maldicenze a sfondo superstizioso proprio dallo stesso mondo dello spettacolo. Tutto ciò, la segnò umanamente, ma anche nella carriera, venendo per diversi anni ostacolata ed emarginata. Mia decise, così, di ritirarsi dalle scene verso la metà degli anni ottanta. Il ritorno fu nel 1989, sempre al Festival di Sanremo, con il brano Almeno tu nell’universo, pezzo che riportò in auge il suo talento interpretativo, la sua carica emotiva e la riportarono alla ribalta. Proprio negli anni novanta, uscirono altri pezzi come Gli uomini non cambiano o La nevicata del ’56, pezzi famosissimi dell’artista, che mostravano una voce graffiata dall’emozione, capaci di colpire il cuore di ogni persona.

Da ragazza yè-yè a Mia Martini, la cantante più raffinata, emotiva e talentuosa che forse abbiamo avuto in Italia, capace di far emozionare, con le sue interpretazioni, milioni e milioni di persone, capace di risuonare ancora all’interno dell’etere mondiale con le sue canzoni, capace di smuovere su di se tanto odio, quanto amore. Mia Martini è e sempre sarà un grande orgoglio italiano, una vera opera d’arte, un vero patrimonio culturale. E noi, a distanza di 21 anni, la troviamo ancora moderna, contemporanea, interpretativa, emotiva e ci emozioniamo con le sue canzoni. Molti cantanti moderni, dovrebbero imparare da lei.

Grazie Mia!

– Giorgio Correnti –

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