Matrimonio – La storia dell’abito bianco

È una verità universalmente riconosciuta (mi avvalgo delle 5 paroline dell’incipit più famoso della Austen) che ogni donna sogna fin da bambina il giorno del suo matrimonio. I motivi principali sono essenzialmente tre: il coronamento del sogno d’amore, la speranza di poter vivere felici e contente con il proprio principe azzurro e – rullo di tamburi – la scelta dell’abito bianco. Non prendiamoci in giro, per una donna tutto è contorno e l’abito è il centro fondamentale di tutta la giornata. La scelta dell’abito, i suoi pizzi, i suoi merletti, nessun errore è contemplato. Un passo falso, o meglio un volant falso, e per tutti i tuoi ospiti sarai spacciata. Ma da dove arriva questa ossessione per l’abito da sposa? Vi siete mai chiesti (sopratutto voi spose orgogliose) a chi bisogna dire grazie per l’abito che avete indossato o che indosserete quel giorno?

Il colore bianco per l’abito da sposa è arrivato con il tempo. In epoche a noi lontane le classi più povere sfoggiavano colori neutri come il grigio ed il marrone. Le sposine durante il loro giorno indossavano semplicemente il loro vestito buono, quello dei giorni di festa, era impensabile per l’epoca indossare un vestito da usare un solo giorno. Le signorine più facoltose, invece, sceglievano tessuti più pregiati, per dimostrare alla famiglia del futuro sposo, e agli altri invitati, il valore economico dell’unione e della loro famiglia d’origine. Il vestito veniva comunque riutilizzato in altre occasioni eleganti e sfarzose. Il colore bianco in un vestito veniva indossato dalle donne aristocratiche durante le loro visite a corte: il bianco era una testimonianza tangibile del proprio rango e sottolineava che la donna poteva permettersi di stare in panciolle e di non sporcare il candore del suo abito.

La prima sposa ad indossare l’abito bianco per il giorno del suo matrimonio è Filippa d’Inghilterra, convolata a nozze con Erik di Danimarca, nel 1406. Un secolo e mezzo più tardi è Maria Stuart, Regina di Scozia da soli nove mesi, a indossare l’abito bianco per sposare Francesco II di Francia, nel 1558. Il suo abito bianco e candido era decisamente contro corrente per la moda parigina dell’epoca: per i reali francesi il bianco era considerato il colore per eccellenza del lutto. Ma è la Regina Vittoria d’Inghilterra la vera pioniera delle spose. Vittoria, convolata a nozze con il principe Albert nel 1840, non aveva alcuna intenzione di organizzare una cerimonia sontuosa. Fu primo ministro Lord Melbourne, al quale era particolarmente legata, a convincerla a cambiare i suoi piani e a pronunciare il suo “sì” al St James’s Palace di Londra. La donna, all’epoca, era considerata giovane e inesperta, troppo immatura per ricoprire il suo ruolo. Diventata regina tre anni prima del fatidico giorno, Vittoria doveva affermare il suo ruolo, doveva farsi amare dal suo popolo e doveva rendere tangibile l’amore per il suo Albert. Posò la corona, i gioielli preziosi e le stoffe più pregiate per indossare qualcosa di più semplice che rompesse gli schemi delle regole di corte. L’abito, disegnato da William Dyce, e confezionato da Mary Bettans, viene realizzato in Inghilterra. La regina desiderava mostrare il suo appoggio a un’industria profondamente colpita dalla rivoluzione industriale e dalla meccanizzazione dei processi precedentemente realizzati a mano, come quello del pizzo. La seta proveniva da Spitafields a Londra, mentre la sopra gonna, realizzata interamente in pizzo Honiton, proveniva da una fabbrica nel Devonshire che impiegò più di 200 lavoratori che lavorarono, senza sosta, per otto mesi. Come copricapo scelse un lungo velo sormontato da una coroncina di fiori d’arancio, per simboleggiare la fertilità. I gioielli rispecchiavano perfettamente lo stile romantico dell’abito: un paio di orecchini di diamante, una collana e una spilla di zaffiro regalatale dal suo sposo. La regina scelse l’inusuale color bianco solo ed esclusivamente per risaltare al meglio la lavorazione del pizzo. All’epoca, il bianco, era oltretutto un colore usato per abiti da giorno e non certo per cerimonie speciali. In pratica non aveva nessun legame con il simbolo di purezza tanto decantato oggi giorno.

Dopo l’eccentrica scelta della regina Vittoria gli abiti dal color bianco diventarono di grande moda, anche se fino al secondo dopo guerra alcune donne, non potendosi permettere un abito speciale per quel giorno, utilizzavano normali e ordinari capi d’abbigliamento. La regina ha creato un mito nella moda e sopratutto popolarizzato un idea romantica dove tutto l’outfit simboleggia purezza e ingenuità portando, allo stesso tempo, lo sviluppo e la diffusione di riviste e case di moda per creare la perfetta sposa romantica dell’occidente. L’abito è conservato al Kensington Palace, tranne la sopra gonna in pizzo che ovviamente, come voleva la tradizione dell’epoca, fu riutilizzata e riadattata più volte in altri abiti.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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