Marc Chagall e Bella Rosenfeld

L’arte è, da sempre, un tramite per arrivare al cuore della persona amata e Marc Chagall ha sempre fatto di questo piccolo comandamento degli artisti la linfa vitale del proprio pennello. Marc Chagall è stato un pittore bielorusso naturalizzato francese, d’origine ebraica chassidica. Le sue opere sono considerate, ancora oggi, delle vere e proprie poesie su tela: poesie dai colori vivaci con soggetti onirici e surreali. Poesie dal tratto semplice e genuino che lasciano nello spettatore una sensazione di pace e di serenità, che creano un’immediata empatia con l’autore. La vita del pittore, a dispetto delle sue tele, è stata piena di luci e di ombre: di momenti di gloria e di grande dolore, come ad esempio l’allontanamento forzato dalla sua patria, l’olocausto e la morte della sua amata moglie, Bella Rosenfeld.

Oggi sono qui per scrivere la storia d’amore di questo grande pittore e della sua eterna musa.

Bella e Marc si incontrano la prima volta a Vitebsk nel 1909, ma Bella non ha nemmeno quindici anni e suo padre rifiuta l’idea di consegnarla nelle mani di un pittore squattrinato di ventitre anni. Così quando Chagall parte per Parigi i due vivono, per ben sei anni, di sole lettere. Come ricorderà poi nella sua biografia dal titolo “La mia vita” Chagall scrive: “Lei tace e anche io.  Lei guarda – e, Buon Dio, i suoi occhi! -, e anche io. Come se avessimo familiarità, c’è bel tempo e lei sa tutto di me: la mia infanzia, la mia vita e quello che mi  succederà e ho capito: questa è la mia donna“. Dalle parole del proprio libro emerge, chiaramente, l’assoluta dedizione dell’uomo verso la giovane donna: Marc descrive la sua pelle l’avorio e descrive i suoi grandi occhi neri che lo hanno ammaliato fin da subito. Un amore ricambiato in egual misura: anche Bella racconta con estrema semplicità come si sia innamorata immediatamente del ragazzo “dai ricci spettinati e con lo sguardo di una volpe negli occhi azzurro-cielo“. Nel frattempo Bella si laurea in letteratura a San Pietroburgo e lavorerà con successo in teatro fino al 1915. Un anno prima, Chagall al suo ritorno a Vitebsk, la sua città natale, sposa la sua Bella e dopo due anni daranno alla luce la loro figlia, Ida. Si trasferiranno a Parigi nel 1923. L’amore di questa coppia diviene, ben presto, anche un connubio artistico. Bella diventa per Marc una musa, una fonte di continua ispirazione, come scrive lei stessa: “Non muoverti, resta dove sei. Non riesco a stare ferma. Ti sei gettato sulla tela che vibra sotto la tua mano. Intingi i pennelli. Il rosso, il blu, il bianco, il nero schizzano. Mi trascini nei fiotti di colore. Di colpo mi stacchi da terra, mentre tu prendi lo slancio con un piede, come se ti sentissi troppo stretto in questa piccola stanza. Ti innalzi, ti stiri, voli fino al soffitto. La tua testa si rovescia all’indietro e fai girare la mia. Mi sfiori l’orecchio e mormori“. Una realtà, piena d’amore, perfetta ma la vita non lo è mai e così, intuendo la minaccia di una nuova guerra, la coppia lascia Parigi e nel 1941 si trasferisce in America. Ma anche lì la favola non sembra trovare il suo lieto fine e Chagall scrive: “Poi a un tratto  un rombo di tuono, le nuvole si aprirono alle sei di sera del 2 settembre 1944, quando Bella lasciò questo mondo. Tutto è divenuto tenebre“. Non è la guerra a strappare Bella dalle braccia del pittore ma una violenta infezione virale che stronca la sua vita nel 1944. Il dolore è troppo forte. Chagall abbandona le sue tele e i suoi pennelli per ben nove mesi. Tornerà a dipingere, tornerà anche ad amare pur rimanendo eternamente devoto a sua moglie: “Per anni il suo amore ha influenzato la mia pittura. Bella scriveva come viveva, come amava, come accoglieva gli amici. Le sue parole, le sue frasi sono una patina di colore sulla tela… Le cose comuni, le persone, i paesaggi, le feste ebraiche, i fiori – questo era il suo mondo, questi erano i suoi soggetti“.

Dopo un altro matrimonio e un altro figlio, Chagall muore a Saint-Paul de Vence il 28 marzo del 1985, alla veneranda età di novantasette anni. Muore con un ultimo pensiero rivolto alla sua Bella e preoccupato per la salvezza di Israele.

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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