Manga horror: terrore dal Sol Levante

Tutti sappiamo che il Giappone è da almeno vent’anni patria di molti buoni film dell’orrore (di cui abbiamo parlato qui), e che in generale l’Asia è un continente che fin dall’inizio degli anni 2000 ha sfornato una vera e propria tradizione in questo genere, tuttavia ciò che è meno chiaro in Occidente è che almeno per quel che riguarda il paese del Sol Levante questa tradizione ha radici nella sua forma di letteratura per eccellenza: il manga e, nella precisione, il manga horror.

Oggi vi racconteremo di due fumettisti attivi in questo ambito, che hanno avuto un impatto incredibile sull’immaginario fantastico asiatico e non solo. Pronti? Iniziamo!

Junji Ito – disturbo e perversione

Tomie, Junji Ito

In Occidente il manga è sempre stato poco considerato come un mezzo di intrattenimento legato all’horror, ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato, anche in Italia. Se ciò è accaduto lo dobbiamo alla traduzione e alla pubblicazione delle opera di Junji Ito, mangaka e scrittore che da almeno vent’anni domina la scena del racconto macabro nel suo paese.

La sua fama è legata anzitutto a Tomie, personaggio da lui creato protagonista di una lunga serie a puntate uscita fra il 1987 e il 2000, che narra una storia davvero tenebrosa. Dopo essere morta per un incidente procurato dagli incoscienti compagni di liceo, la giovane Tomie si riaffaccia nel mondo dei vivi prima per vendicarsi e poi per lasciare andare la sua fame di dolore altrui seducendo, uccidendo e facendo incorrere in disgrazia vari poveri sfortunati.

Un po’ spettro, un po’ demone, Tomie è una perfetta e inquietante incarnazione della figura della femme fatale. Le sue storie seguono una struttura ricorrente, con lo sfortunato di turno che di solito si lascia sedurre dalla bellissima ragazza per poi incappare con lentezza in terribili trappole psicologiche che lo porteranno alla follia.

Pur se un po’ ripetitive e anche se lo sviluppo della serie non convince del tutto (soprattutto nelle ultime puntate), le storie di Tomie sono racconti affascinanti e divertenti sulla perversione, nelle quali una figura all’apparenza tanto innocente da sembrare la perfetta “ragazza della porta accanto” si rivela essere un vero flagello.

Altra opera di Ito magistrale e cupa (nonché unica altra da poter essere chiamata “romanzo a fumetti”) è Uzumaki (o Spiral), il labirintico racconto di una cittadina di provincia giapponese che si ritrova vittima di una terribile maledizione legata all’inquietante forma geometrica della spirale, destinata prima a far impazzire e poi a distruggere la città.

A costituire la gran parte dei lavori di Ito non sono però opere così complesse e lunghe, bensì la vastissima quantità di racconti dell’orrore stand-alone usciti in Italia in varie raccolte: brevi storie nelle quali l’orrore alberga nel quotidiano, fosse esso rappresentato dalle figure amate, da un’innocua malattia o persino da un innocente palloncino.

Kazuo Umezu – L’innocenza perduta

Se Ito arriva sulla scena alla fine degli anni ’80, è di pochi anni dopo la fine dell’attività di quello che può essere considerato il suo maestro: Kazuo Umezo.

Nato negli anni ’30 e protagonista della nascita del grande manga popolare fra anni ’60 e ’70, Umezu è stato il primo mangaka a trattare l’orrore soprannaturale in maniera diffusa. Nella sua carriera trentennale Umezu è piombato al centro di una platea in cui il manga era usato per raccontare storie concilianti su un Giappone sempre più industrializzato e avanzato per portare dentro esso orrore, sangue e contenuti disturbanti.

La sua opera principale, Aula alla Deriva, è in questo esemplare: in una mattina come tutte le altre, una scuola di Tokyo si ritrova vittima di uno sconquassamento dimensionale che la taglia fuori dal mondo per mesi. Le regole sociali crollano, i bambini non trovano più punti fermi nella famiglia e gli insegnanti sfogano la propria paura e frustrazione in metodi quasi autoritari che finiscono per renderli aguzzini, portando ad atti di violenza e persino di suicidio da parte dei ragazzi.

Aula alla Deriva, Kazuo Umezu

Un angosciante ritratto della società giapponese, apparentemente stabile e armonica e invece attraversata da orrori indicibili e innominabili. Ancor più di questo però Aula alla Deriva è soprattutto il canto della fine dell’innocenza

Del resto, tuttavia, è proprio questo che ci si aspetta da un buon horror: non semplice visionarietà, ma una capacità di riflettere sulla realtà con occhi diversi.

– Fabio Antinucci –

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