Luke Cage 2 – Cinque motivi per vederlo e cinque per non vederlo

E siamo alla seconda stagione anche di Luke Cage. Dopo Jessica Jones, anche l’omone invincibile torna sullo schermo virtuale di Netflix. Parliamo della serie post-Difensori, ad Harlem i giochi si sono fatti più duri, ma, durante la serie, capiremo quanto saranno veramente più duri. Ma, ammettiamolo: dopo la prima stagione, in pochi aspettavano veramente una seconda stagione dell’Eroe in Vendita… invece eccola qua e andiamo subito a vedere cinque motivi per vederlo e cinque per non vederlo.
Come al solito, rischio spoiler.

5 MOTIVI PER VEDERE LUKE CAGE 2

1) Bella Musica

Le serie di Luke Cage hanno un grosso pregio: hanno una bella colonna sonora. Che sia una canzone rap o soul, che sia blues o rock, le scene “silenziose” vengono spesso accompagnate da bella musica che riempie quei vuoti, rendendole scene epiche o emozionante. Ovviamente, non è la musica a fare bella una serie tv, ma la arricchisce molto.

2) Presentazione dei personaggi

In questa stagione, forse di passaggio, vengono presentati due personaggi che sicuramente rivedremo in una eventuale terza stagione (o forse in una seconda dei Difensori). Parliamo di Bushmaster, presentato nella sua prima forma (nei fumetti esiste un secondo Bushmaster con corpo serpentiforme), che mette in difficoltà Cage con una forza inaudita che, però, lo consuma. Bushmaster ha un buon background che lo rende un cattivo interessante e, soprattutto, capace di creare un po’ di empatia verso di lui. Poi c’è Nightshade, personaggio di cui vediamo la genesi proprio durante la stagione stessa. Chi è Nightshade? Lo si scopre solo nell’ultima stagione (se non siete dei fan sfegatati che sanno anche il suo nome da non-eroe).

3) Danny Rand

Strano a dirsi. Il suo personaggio è stato uno dei più odiosi, sia nella sua serie personale che in quella che ha riunito i Difensori. In entrambe le serie è sempre stato un personaggio capriccioso e fastidioso… ma non qui. Finalmente abbiamo un Iron Fist catartico, ma serioso. Finalmente non arriva piangendo “voglio fare a botte, uffa!”, ma entra in scena e da una mano a Luke Cage a calmarsi ed a mettere in chiaro le idee. Finalmente Iron Fist è cresciuto. E speriamo resti così anche nella sua personale seconda stagione.

4) I gangster noir

I nemici di Luke Cage, non sono altri supereroi (più o meno), ma la malavita che rende pericolose le strade di Harlem. Questa rende la serie una vera storia di gangster con un tocco di noir. Soprattutto la storia di Shades, del suo passato e di ciò che gli accade all’interno della stagione. Una crescita, una serie di cambiamenti drastici nella sua vita, lo iniziano a rendere un personaggio rotondo, pieno di ombre… come dice il suo nome.

5) Realismo

Nella seconda stagione di Luke Cage, i superpoteri sembrano passare in secondo piano. Il che sembrerebbe un azzardo, ma lo rende molto più interessante. Sia chiaro, le botte da orbi ci sono eccome, ma l’indistruttibilità di Luke diventa una prassi sul quale scherzare, mentre la forza di Bushmaster ha una motivazione naturale ed i “poteri” di Nightshade sono realmente umani. Per questo, la serie è impregnata di un realismo che rende la storia fluida.

5 MOTIVI PER NON VEDERE LUKE CAGE 2

1) Partenza in salita

Purtroppo, la seconda stagione di Luke Cage non è più veloce della prima, anzi. La serie inizia come una di quelle macchine diesel di una volta: molto, molto lentamente. La prima metà della stagione è uno straziante arrancare, con lunghe scene di sguardi e di chiacchiere inutili che portano a solo poche informazioni utili alla trama, sparpagliate qua e là. Finalmente, vediamo la luce verso la settima puntata, ma intanto ci siamo sorbiti sei puntate lente e noiose, per circa 300 minuti di quasi inutilità.

2) Tutto un grosso preambolo

Come detto sopra, la serie presenta bene alcuni personaggi (Bushmaster, Nightshade e anche Misty con il braccio bionico), ma è proprio questo il problema: li presenta. Tutta la serie sembra un preambolo lungo 13 puntate. Non sappiamo a cosa debba prepararci (Luke Cage 3? The Defenders 2?), ma tutta la stagione sembra solo il suo prologo. Il che ti fa arrivare alla fine della tredicesima puntata e dire “E quindi?!”.

3) Troppa musica

Ricordate che prima ho detto che la musica della serie era bella? Beh, è anche troppa. Ci sono una sequela infinita di lunghe scene fatte da varie riprese dei protagonisti silenziosi e di una band che suona, con il sottofondo della canzone suonata da quest’ultima. Quasi in ogni puntata, c’è almeno una scena del genere, il che le rende, dalla terza in poi, abbastanza scoccianti.

4) Dialetti Svaniti

Questo è un problema del doppiaggio. A parte la qualità, che lascerò valutare a voi, la grossa pecca del vederlo in italiano è perdere gli accenti che costellano la serie. C’è l’americano classico, ma anche l’inglese del ghetto, il dialetto jamaicano, l’americano sguaiato, l’inglese con inflessione spagnola… in italiano, invece, parlano tutti un perfetto italiano.

5) Stereotipi a gogo

Ovviamente, per essere una serie basata su personaggi di colore e personaggi latini, uno spererebbe di vedere gli stereotipi razziali scomparire… invece no: ecco il classico gangster di colore, la classica mafiosa di colore, il classico pastore di colore, la classica poliziotta latina, eccetera… Snervante.

In conclusione, la serie è molto inferiore alla maggior parte delle altre, ma, almeno, è meglio della prima. Se continuerà a migliorare, forse Luke Cage 12 sarà una bella serie.

– Giorgio Correnti –

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