L’occhio di Medusa: The Witcher 1×07 / 1×08

L’occhio di Medusa: The Witcher 1×07 / 1×08

Bentornati all’ultimo commento dell’anno con The Witcher! Ho deciso di unire gli ultimi due episodi perché sono direttamente collegati tra loro: è tempo finalmente che le linee temporali si ricongiungano. Parto subito dicendo che non sono delusa da questa stagione, che mi è piaciuta come serie, ma anche che presenta grosse lacune. Una delle quali? Mi chiedo perché io, che ho sempre odiato Yennefer, mi sia sentita molto più partecipe delle sue scene rispetto a quelle di Geralt e Ciri. La risposta, in fondo, la so: Yennefer è stata presa dal nulla, costruita ad hoc con le poche informazioni sul suo passato, e in generale gli eventi che si sono quasi dovuti inventare da zero hanno ricevuto una maggiore realizzazione; è stato molto più difficile, a quanto sembra, adattare ciò che avevano già, tanto che gli stessi personaggi di Geralt e Ciri appaiono un po’ piatti in quanto poco approfonditi – e non credo sia colpa degli attori. No, non sono personaggi piatti; semplicemente è difficile provare empatia per Ciri, tanto per dirne una.

Lasciamo però da parte le riflessioni e partiamo con… Yennefer. Le sue vicende andranno poi a finire nel racconto su cui si basano questi due episodi finali. Yen giunge a Nazir, dove Istredd sta eseguendo degli scavi, e cerca di riconquistarlo; si sente come se avesse sbagliato tutto, dalla scelta di farsi assegnare all’Aedirn a intraprendere una relazione basata su un desiderio magico, e cerca quindi rifugio nella prima persona che le sia stata amica. Qui Istredd la rifiuta perché lei scelse il potere, mentre nei libri si incontrano occasionalmente in una città un tempo elfica, come si scopre nel racconto Una scheggia di ghiaccio: Yennefer – identificata come la Regina delle Nevi – intraprende una doppia relazione con Geralt, con il quale convive, e Istredd, a cui rimane sempre legata, che la conosce meglio e da più tempo, e alla fine rinuncia a entrambi. Termina così la sua seconda possibilità con Geralt, ricominciata dopo I limiti del possibile.

A Nazir non esce a mani vuote: incontra Vilgefortz, un mago tanto giovane quanto talentuoso e con un carisma eccezionale, il quale la convince a tornare ad Aretuza; Yen, seppure poco attratta dall’idea, si reca nella sua scuola e scopre che era solo un piano di Vilgefortz per portare più maghi dalla sua parte. Lui e Tissaia, infatti, sono convinti che l’avanzata di Nilfgaard non terminerà con la conquista di Cintra, bensì con una guerra di conquista che coinvolgerà i Regni Settentrionali. Per fermare l’impero c’è bisogno che la magia scena in campo, ma molti membri del Capitolo e i loro sostenitori sono contrari; tra loro spiccano lo zio di Fringilla, che ora è la consigliera dell’imperatore e segue il generale Cahir in battaglia, e Stregobor, che tutti abbiamo già imparato ad amare nel pilot. Tanto, ma tanto amore. Complimenti alla frecciatina di Yennefer: “Tu ti limiti a uccidere ragazzine nate durante le eclissi.”

Tissaia è comunque intenzionata a scendere in campo e con lei ci sono anche Sabrina, Corallo (da La stagione delle tempeste) e Triss. Una piccola curiosità come quelle che mi piace infilare ovunque: Yen mostra di conoscere Triss, ma nello specifico loro sono molto amiche; si può quasi dire che Triss sia la sua unica amica ed è interessante conoscendo la differenza caratteriale tra le due. Inoltre in questa occasione Triss ha già avuto una relazione fugace con Geralt, ma non è chiaro se Yen lo sapesse al tempo della battaglia. Dal loro comportamento nei libri, è più probabile che l’abbia scoperto in seguito.

L’ultimo baluardo della resistenza è posto sul Colle di Sodden, dove si sono nascosti i rifugiati cintriani. In primo luogo si può notare l’uso di una sorta di magia nera – anche se per lei non esiste – da parte di Fringilla e dei nilfgaardiani, elemento che non è mai stato menzionato nei libri, ma che potrebbe corrispondere a verità, soprattutto in questa occasione. Inoltre è particolare il fatto che a capo della resistenza venga posta Yennefer: certo, Tissaia crede molto in lei, però mi aspettavo che fosse proprio la rettrice di Aretuza, la più anziana maga vivente, a tenere le fila della battaglia.

I maghi del Nord vengono poco alla volta sterminati. Corallo muore senza avere mostrato il suo potere devastante, che usò appunto per l’ultima volta sul Colle, Sabrina rimane gravemente ferita e Triss… oh, finalmente. No, per carità, povera Triss, ma amo che l’abbiano ustionata tra il collo e il petto. Come dicevo qualche articolo fa, ne Il sangue degli elfi Triss afferma che non avrebbe mai più indossato abiti scollati, e infatti porta sempre vestiti abbottonati fino al collo, sebbene sotto si possano notare le sue forme: questo faceva pensare appunto a un’ustione. Avviene diversamente però a Sodden, perché dopo una palla di fuoco come quelle lanciate dai maghi di Fringilla lei riapre gli occhi ritrovandosi accanto al cadavere privo di arti di Corallo. E aveva perso i suoi bei capelli castani. Poi non aggiunge altro, ed è chiaro che a sconvolgerla non siano proprio i capelli, ma il resto che vide.

Rimane Vilgefortz, che per me è perfetto come attore. Combatte contro Cahir e viene sconfitto: molti hanno replicato che è assurdo che un mago come lui si faccia battere da un ragazzino, ma in primo luogo non sappiamo che tipo di addestramento impartiscano a Nilfgaard – sebbene sia chiaramente ispirato all’Impero Romano – e in secondo luogo Vilgefortz si ostina a combattere con le armi, usando la magia esclusivamente per richiamarle a sé. Curiosità: in realtà fu lui l’eroe del Colle di Sodden, non Yennefer. Mentre qui perde i sensi… e poi impazzisce. No, questo no. Non si può. Ve lo dico: come l’altra volta, farò un grosso spoiler sui libri. Saltate il prossimo paragrafo.

Spoiler grosso sui libri: quindi Vilgefortz diventa cattivo perché impazzisce? Lui era un villain ben costruito – mai quanto quel pezzaccio di sterco di Bonhart – con delle convinzioni solide, invece ora… dà di matto e basta? No, non può essere. Peccato. Mi spiegate per quale cavolo di motivo in questa serie prendono i villain e li “adattano” alla televisione? Ma realmente? E comunque in questo caso avrei voluto vedere Lydia, fedele a lui prima e dopo il cambiamento.

Fine spoiler. Fringilla usa le sue armi segrete, Tissaia è bloccata dal dimeritium che impedisce l’uso della magia, Yennefer salva la situazione. Non vi dico cosa le accadrà, perché se vogliono inserirlo forse sono intenzionati a metterlo all’inizio della prossima stagione.

Passiamo ora a Geralt. Ci troviamo nel racconto Qualcosa di più, che come vi dicevo è un capolavoro. Ah, non vi è sembrato? Beh, neanche a me. Proviamo a seguire la trama del racconto per esaminare questo episodio. La storia si apre con Geralt che salva il mercante Yurga, il quale disperato gli promette in cambio qualunque cosa vorrà, e Geralt si appella malvolentieri alla Legge della Sorpresa. Già qui la ricompensa assume un valore diverso: nei libri il witcher salva Yurga, che poi se ne prende cura, mentre nella serie la ricompensa è già stata “ottenuta”; infatti Geralt ha impedito ai nekker di mordere Yurga e lui lo ha poi portato in salvo. Perché parlare di ricompense? Ormai si erano salvati a vicenda.

Continuiamo. Durante il delirio dovuto al veleno e alle pozioni assunte per fermarlo, Geralt ha diverse visioni. Nel racconto prima rivive un incontro con Yennefer, di poca importanza al momento, poi torna con la mente a Cintra. Quando Ciri aveva sette anni, Geralt si presentò a corte da un’ostile Calanthe, la quale lo invitò a scegliere un qualunque ragazzino tra il gruppetto che giocava nel cortile: erano tutti maschi tranne una femmina, ma l’attenzione del witcher sembra posarsi su un bambino maldestro; pare quasi che Calanthe gli stia suggerendo che la sua Sorpresa non sia adatta al mestiere di witcher. Geralt però non è lì per portare via il Bambino Sorpresa; al contrario, voleva solo sapere se stesse bene e poi assicurare a Calanthe che non le porterà via l’unica cosa che le sia rimasta. I rapporti tra i due finalmente si addolciscono.

Nella serie Geralt invece vuole portare Ciri via da Cintra a causa della guerra. Una giusta motivazione per presentarsi dopo dodici anni. Vediamo intanto Saccoditopo teletrasportarsi come un mago, non un druido, poi Geralt essere preso in giro con il più classico degli stratagemmi; quando però intravede la vera Ciri e capisce l’inganno, viene fatto prigioniero. Si libera durante l’attacco di Cintra, vede Calanthe morta e sette giorni dopo incontra Yurga. Uh, solita curiosità: Fringilla dice che le navi da Skellige non erano giunte per via di una tempesta scatenata da lei, ma secondo gli isolani tali impetuose tempeste avvengono soltanto quando muore una donna della stirpe di Calanthe. Probabilmente, quindi, i parenti di Skellige credono che Ciri sia perduta.

Le altre visioni di Geralt, nella serie, gli fanno rivivere l’infanzia con Visenna, la maga sua madre, mentre nel racconto si limita a incontrare la guaritrice nel presente. Mi è piaciuto l’inserimento di Visenna, un po’ meno che Geralt veda prima Renfri e poi Yen – il fatto che sia andato a letto quasi solo con loro due in questa stagione alla fine potrebbe suggerire un interesse amoroso per entrambe, ma così non è nella versione cartacea. Bene, prendete ora Visenna. Una maga che ha avuto un figlio. Ah, ma che strano. Non le avevano rimosso l’utero come a tutte le maghe? Beh, no. Le pozioni e la magia possono rendere sterili, ma senza utero sarebbe stato impossibile per lei riprodursi. Quindi questo particolare continua a non andarmi giù.

L’ultima visione di Geralt – una fanciulla che rappresenta la Morte – avviene di fronte al monolito eretto sul Colle di Sodden per omaggiare i caduti. Impossibile inserire questa scena perché la serie ci ha fortunatamente omaggiato della battaglia, di cui il lettore non sa quasi niente, quindi grazie davvero. Lì di fronte, Geralt legge tra i nomi anche quello di Triss, che ricorda di avere amato un tempo, ed ecco perché il soprannome della maga “Quattordicesima del Colle”: Triss non morì, ma i cadaveri erano in una condizione tale che fu impossibile riconoscerli tutti.

Infine, l’arrivo a casa di Yurga. Vediamo la versione televisiva: Filodoro dice al marito di avere accolto una ragazzina, Geralt intuisce che il destino funzioni davvero e si lancia nel bosco alla ricerca di Ciri, la vede e si abbracciano. Ultima frase: “Chi è Yennefer?”. Onestamente, sono sorpresa dal fatto che qualcuno possa essersi emozionato di fronte a questa roba – perché non posso chiamarla in altra maniera. Non parlo da purista, parlo da chi ci capisce almeno un minimo di sceneggiatura, ma prima analizziamo la versione cartacea per un discorso completo.

Dopo la visita al monolito, Geralt e Yurga arrivano a casa del mercante. È passato un anno dagli eventi di Cintra e Geralt ricorda quando scoprì che la città era stata devastata e che non c’erano sopravvissuti. È stato un durissimo colpo per lui, perché durante il racconto La Spada del Destino aveva incontrato Ciri, senza sapere inizialmente chi fosse: aveva visto una bambina sperduta nella Foresta di Brokilon, aveva tentato di strapparla alle driadi, l’acqua non aveva avuto effetto su Ciri perché già legata a Geralt e soprattutto alla profezia che ha recitato nel penultimo episodio; si era quindi affezionato a lei ed entrambi avevano scoperto chi fossero. Ciri, di appena dieci anni, aveva supplicato Geralt di portarla con sé, ma il witcher aveva temuto che quella vita fosse troppo pericolosa per la principessa. E così l’aveva lasciata a Saccoditopo, per scoprire che, se l’avesse portata a Kaer Moren, Ciri non sarebbe morta a Cintra.

Abbiamo quindi l’affetto per una persona conosciuta e il potente senso di colpa che attanaglia Geralt. È passato un anno e, prima di leggere i nomi sul monolito, il witcher era convinto che anche Yennefer fosse morta: non aveva mai avuto il coraggio di scoprirlo. Ha perso tutto. E alla fine lo ritrova: è una bambina che urla il suo nome e gli corre incontro, lo abbraccia, gli urla felice: “È come dicevano… Sono il tuo destino? Dillo! Sono il tuo destino?”. E Geralt, piangendo, risponde: “Sei qualcosa di più, Ciri. Qualcosa di più.”

Riuscite a vedere la differenza tra una buona e una pessima scrittura? Perché mi spiace, ma quella di quest’ultima scena della stagione è una pessima scrittura. Qualcuno potrebbe dire che è il destino a farli riconoscere e a far scaturire un affetto innato, ma il titolo dell’episodio è proprio Molto di più – errato poi, perché “molto” indica una quantità, mentre “qualcosa” gioca sul tipo di rapporto. Quindi il senso era proprio che ci fosse qualcosa oltre il destino.

Inserire il primo incontro nella Foresta di Brokilon avrebbe cambiato tutto. Perché non è stato fatto? Per via delle linee temporali: volevano mostrare Ciri fin da subito, non come nei libri, dove compare nel secondo volume della saga; tuttavia stiamo parlando di due volumi condensati in una stagione, quindi a rigor di logica sarebbe apparsa nell’episodio cinque. Quattro episodi senza di lei. E avremmo comunque empatizzato maggiormente. A voleva inserire ancor prima sarebbe stato più che possibile: in primo luogo, si poteva mostrare un’attrice diversa a cinque anni, quando rimase orfana, accanto a una Calanthe distrutta dalla perdita della figlia Pavetta e dalla prospettiva di abbandonare Ciri a Geralt; c’era poi il loro incontro a Brokilon, più una scena delle estati felici a Skellige, il rapporto con Hjalmar, il suo bel caratterino; infine la caduta di Cintra e via dicendo. Se tanto dovevano esserci tre linee temporali diverse, perché non farlo in questo modo?

Mi chiedo il perché di Brokilon in questa versione. Perché lavorare sulle driadi se il loro ruolo è stato inutile. Perché inserire quei soli dieci giorni di pellegrinaggio di Ciri. Perché poi mettere quella linea temporale insieme all’attacco di Cintra nel settimo episodio. Non era possibile anticipare o posticipare qualche scena, o meglio ancora cancellare qualcosa? No, dal punto di vista di Ciri sono molto delusa.

Ricapitoliamo: buona recitazione, ottima quella di Anya Chalotra, ottimo anche Cavill sebbene il suo personaggio sia stato meno approfondito di Yennefer; cattiva gestione delle linee temporali (paragone con serie HBO di cui non voglio fare spoiler, ma che gioca appunto per la sua prima stagione su intrecci temporali e lo fa in maniera magistrale); complimenti per la caratterizzazione di personaggi secondari come Calanthe e Renfri; effetti visivi a volte riusciti, altri un po’ meno come nel secondo episodio; colonna sonora apprezzabile e una certa canzoncina che rimane in testa; sceneggiatura buona con le scene originali, molto meno con gli adattamenti – o le rielaborazioni – dal libro.

Prima di concludere voglio fare un accenno a Un piccolo sacrificio, unico racconto de La Spada del Destino che non avevo ancora citato. Ennesima riproposizione di una fiaba classica: La Sirenetta. Un principe assolda Geralt per convincere la sua amata sirena, di cui il witcher parla la lingua, a farsi trasformare in umana, ma lei proprio non ci sta. Perché non si fa crescere lui le pinne? È l’occasione per incontrare Essi “Occhietto” Daven, la barda che è come una sorellina per Ranuncolo e che perde la testa per Geralt. Il racconto è carino, non spicca sugli altri, ma il finale lo rende purtroppo indimenticabile.

Con The Witcher vi do appuntamento per una serie di curiosità relative a Wild Hunt, mentre per la serie ci vediamo il prossimo anno. E ricordate: toss a coin to your witcher.

– Medusa –

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