L’occhio di Medusa: The Witcher 1×06

L’occhio di Medusa: The Witcher 1×06

Bentornati con la più classica delle avventure fantasy firmate da Sapkowski! Pensateci, c’è veramente tutto: una maga, un cavaliere indomito che ha giurato di uccidere tutti i mostri, una compagnia di nani e una di mercenari umani; c’è la storia d’amore, c’è la quest organizzata dal re, c’è la ricompensa finale; c’è il combattimento, c’è il coraggio, c’è il valore. E, ovviamente, ci sono i draghi. La storia potrebbe svolgersi in una sola maniera, con il Bene (rappresentato dal cavaliere) che sconfigge il Male (il drago verde e i mercenari)… ma purtroppo per tutti loro qui c’è anche un witcher. E quando arriva Geralt di Rivia niente va come sperato – nemmeno per lui.

I limiti del possibile è il primo racconto de La spada del destino, secondo libro narrante avventure di Geralt e prima opera di Sapkowski sul witcher. È tra le storie più amate e dopo averla vista lo spettatore non potrà che concordare con il lettore, perché il plot twist finale non è cosa da poco. E perché, come vedremo, parte delle vicende di The Witcher: Assassins of Kings sono ricalcate su questo racconto.

Le vicende avvengono quasi nello stesso modo del libro con alcune piccole variazioni; Ranuncolo, ad esempio, non accompagna Geralt, ma compare in seguito, prima che il gruppo si avventuri sulle montagne, e questo dà la possibilità al witcher di passare una bella serata in compagnia delle zerrikaniane. Solo di Tea? Di Vea? O di entrambe? Borch farà un nome solo, ma chi lo sa. L’allegro gruppone alla caccia del drago verde è quasi lo stesso, con l’assenza di alcuni personaggi marginali: il giovane re e il suo consigliere, il calzolaio che aveva avvelenato il drago e il mago Dorregaray, un negromante che malvede il lavoro di Geralt. Inoltre, a differenza della serie televisiva, nel racconto gli Irriducibili non vengono odiati da nessuno, né si fanno detestare; ad attirare le ire di tutti, perfino del negromante, è Yennefer con il suo bel caratterino.

Un’altra variazione è la morte del prode Eyck di Denesle. Forse il nome non è nuovo ai giocatori… visto che si tratta del padre di Siegfried, il cavaliere della Rosa Fiammeggiante che Geralt incontra nelle fogne di Vizima. Eyck compare inoltre in Thronebreaker e può essere uno degli alleati reclutati dalla regina Meve. È quindi ovvio che il cavaliere non muore nel racconto, bensì rimane gravemente ferito, essendo il primo a lanciarsi contro il drago dorato ignorando di chi si tratti realmente; Borch Tre Taccole si diverte un po’, ma alla fine seppur malconcio lo lascia andare, mentre nella serie viene fatto intuire che probabilmente siano state le zerrikaniane a liberarsi di lui dopo averlo visto uccidere senza pietà una creatura che voleva solo essere nutrita.

Visto che abbiamo già tirato in ballo il primo gioco di The Witcher, passiamo alle curiosità sul secondo capitolo, di cui avevo già parlato in un articolo. Fin dall’inizio, nel campo di Foltest, Geralt può incontrare alcuni degli Irriducibili, con cui si dimostra tra l’altro in buoni rapporti, e in seguito ritroverà Yarpen Zigrin; se si segue il cammino degli Scoia’tael, inoltre, si scopre che anche Saskia è un drago, che molti hanno ora identificato con l’uovo portato in salvo da Tre Taccole – a proposito di lui, ottima idea quella dell’armatura che ricordava le scaglie di un drago.

E ora passiamo a Geralt e Yennefer. Inizialmente non ho apprezzato i dieci minuti di scene su di loro – in effetti non le apprezzo neanche ora – però poi ho capito dove gli autori volessero arrivare. E mi è piaciuto questo adattamento. Nel racconto, Yen non può vedere Geralt: sono stati insieme per un po’ e d’un tratto lui l’ha lasciata con un biglietto e dei fiori; nel corso dell’avventura lui la salva dal crollo del burrone, grazie anche a Dorregaray, e con un classico lieto fine la scintilla scoppia di nuovo fra di loro. Come mai qui avviene il contrario?

Non capivo perché Yen fosse così tranquilla per il fatto che Geralt l’avesse lasciata sola, a Rinde. Non capivo questo errore di caratterizzazione che, per la Yennefer che abbiamo visto finora, non poteva proprio essere altro se non un errore. E alla fine è Tre Taccole che svela l’arcano: Geralt non ha mai confessato alla maga quale fosse il suo terzo desiderio. È qui che Yennefer si adira, perché tutto ciò che sta provando potrebbe non essere realtà; e allora ci ricolleghiamo a Wild Hunt, alla missione del djinn a cui lei chiede di annullare il desiderio per comprendere se ci sia effettivamente amore tra di loro. Yennefer ora non sa più se il suo sia vero affetto, né se lo sia quello di Geralt, che in quanto witcher non dovrebbe più provare emozioni – quanto sperava in un’eccezione. È stata tutta una menzogna, c’è sempre qualcuno che decida al posto suo e questo non le permetterà mai di essere libera. L’unica pecca di questo adattamento è che, data la rabbia di Yen, alle parole di Tre Taccole lei non ha replicato come nel racconto: “Lo so. Ma anch’io vorrei credere che non ci siano limiti al possibile. O almeno che siano ancora molto lontani.”

Poi c’è la questione Ranuncolo. Ero felice che finalmente si vedesse la loro amicizia… invece al termine dell’episodio Geralt lo tratta come un saltimbanco che lo segue ovunque. Ma sono davvero amici. Ve lo posso assicurare. Si vogliono tanto bene anche nei romanzi. E questa cosa è molto divertente.

Come sempre concludiamo facendo un cenno a Ciri. Ecco… no. “No” per il fatto che temo che il suo primo incontro con Geralt sia stato proprio cancellato. E allora a che pro inserire le driadi, giusto per farle vedere? E a che pro renderci felici del loro secondo incontro, se neanche si conoscono? Può sembrare una sciocchezza – ma anche no, è essenziale per comprendere appieno il loro rapporto – però ora ripensate a Wild Hunt, se lo avete giocato. Cosa ha reso meraviglioso l’incontro tra Geralt e Ciri nell’Isola delle Nebbie? Il fatto che si amassero già come padre e figlia. Se neanche si conoscono, la loro felicità sarà dovuta solo al filo invisibile del destino? E allora tutto quel “qualcosa di più”? E anche qui, visto il titolo dell’ultimo episodio, avrò poi da ridire e vi spiegherò il perché.

Tuttavia, mi è piaciuta la Ciri che, di fronte allo sconcerto di Dara, non sembra avere scrupoli verso il nemico. Lei è pronta a uccidere. No, non lo è realmente, non ha mai ucciso prima, il suo è solo un impulso; però, appunto, lei ha questo impulso, e ciò le renderà più facile diventare… quella che purtroppo diventerà. Alludo ai Ratti, già

Piccola menzione anche a Cahir. Rimango dell’idea espressa nello scorso articolo, però mi è piaciuto il suo momento con la finta Ciri. Era come avrebbe dovuto essere. Un po’ meno la strage che ha fatto, molto “divertente” (“Avevo solo l’acciaio”), ma out of book!character, mentre ha ragione quando dice a Fringilla che l’imperatore non perdona. Oh, se ha ragione.

Ci vediamo al prossimo episodio!

– Medusa –

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