L’occhio di Medusa: The Witcher 1×03

L’occhio di Medusa: The Witcher 1×03

Ben ritrovati! Questa prima stagione vi sta piacendo? Mi rivolgo anche ai lettori, ma principalmente a coloro che si stanno approcciando alla saga solo adesso, o dopo aver giocato Wild Hunt – per carità, gioco dell’anno e forse anche del decennio, però magari vi aspettavate una Ciri diversa. Aspettate l’adolescenza.

Ecco a voi il primo racconto de Il guardiano degli innocenti, il primo trailer del gioco The Witcher, la prima avventura in cui vediamo Geralt in azione: Lo strigo. Non a caso il titolo mette subito al centro il lavoro di witcher – “strigo” è la traduzione italiana dall’originale polacco. Se dobbiamo trovare un punto negativo a questa terza trasposizione, si tratta certamente di re Foltest. Torno a rivolgermi a chi ha soltanto giocato l’ultimo capitolo della saga: voi non potete capire perché io ci sia rimasta tanto male. Da temeriana, ho sempre immaginato Foltest come viene rappresentato dalla CD Project, fisicamente e caratterialmente simile all’imperatore Emhyr; il primo impatto avuto invece con il Foltest della serie mi ha delusa. In seguito sembra acquisire parte della caratterizzazione che mi sarei aspettata, quindi potrei quasi perdonarlo.

Chiusa parentesi Foltest, parliamo di Triss Merigold, il mio personaggio preferito della saga. Certo, all’ennesima rilettura ho cominciato ad amarla un po’ meno a favore di altri ruoli non troppo marginali – ragazzi, quanto vorrei poter parlare già apertamente di Cahir! – ma rimane sempre un grande personaggio che a mio parere è stato rappresentato nel modo giusto: buona, sensibile, estroversa. L’aspetto fisico non c’entra niente, ma anche nei videogiochi non riescono a renderle giustizia, e un po’ mi dispiace vederla ora con gli abiti che coprono il seno, un dettaglio che sognavo di trovare nei tre The Witcher e senza vestiti scollati alternativi. Non vi dico il perché, rimando sempre all’ultimo episodio della stagione. Spoiler – chiamatemi River Song, ormai.

Dopo queste premesse, un breve riepilogo. Geralt si reca a Vizima, capitale di Temeria, per affrontare un vurdalak – vampiro – alla cui vista un altro witcher sembra essere scappato; una volta lì, gli basta una rapida indagine per scoprire che si tratta invece di una strige. Quale strige? Proprio quell’Adda che affrontiamo in The Witcher e che prende il nome di sua madre, defunta sorella di Foltest. Nel racconto non c’è Triss, che tuttavia è una consigliera di Foltest, per cui sono lieta di questa rivisitazione. Geralt scopre il motivo della maledizione, punisce il cattivo, libera la ragazza… che gli morde il collo procurandogli un’emorragia. Piccola curiosità: al termine dell’episodio Geralt viene accudito da Triss, che gli comunica che la principessa è in cura presso le Sorelle di Melitele; nel racconto invece è lui stesso a recuperare le forze al tempio, sotto le attenzioni dell’adorabile Nenneke. Ah, quanto vorrei vedere Nenneke!

Non c’è molto altro da dire in merito alla storyline di Geralt, a parte che si tratta forse del racconto più noto della saga, grazie anche al primo videogioco, e che le alabarde che ricordano i gigli di Temeria mi fanno sentire come Roche e Ves. Una menzione va inoltre alla politica di Nilfgaard: l’Usurpatore ha rubato il trono al padre di Emhyr, un dato utile per comprendere più o meno in che periodo storico si svolgano i fatti. Per concludere e passare a Yen, vorrei ricordarvi la scena in cui Geralt chiama Renfri nel sonno. La ama? No, non si tratta di amore: è senso di colpa. Come già detto qualche giorno fa, Geralt vorrebbe rimanere neutrale, ma non ci riesce quasi mai, e non riesce a salvare la principessa. Ecco, sottolineerei questo dato, il fatto che si tratti di una principessa, perché è un elemento che accomuna Renfri, Adda junior e Ciri; per il momento, il pensiero che rivolge a Renfri è dovuto allo scontro con la strige e alla paura di averla uccisa, ancora una volta, tentando invece di salvarle la vita.

Due storyline funzionano meglio di tre, è inutile. Gli eventi in altre serie televisive non sono autoconclusivi come in questo – almeno per quanto riguarda la trama di Geralt – quindi preferisco affrontare due storie alla volta. Oltre alla maledizione della strige, vediamo il proseguimento degli studi di Yennefer, che comincia a diventare più potente; il suo scopo è diventare consigliera del sovrano dell’Aedirn, la terra da cui proviene, ma il sangue elfico che scorre nelle sue vene e di cui il Capitolo è a conoscenza rischia di ledere i legami politici. Yen viene quindi messa da parte a favore di Fringilla e preparata per andare a Nilfgaard. No, ancora non mi va giù questa storia di Fringilla e Nilfgaard.

Ciò che viene fuori è una Yennefer più forte e determinata, pronta a tutto per dimostrare che può farcela; rompe con Istredd nonostante lui sia attratto da lei a prescindere dai suoi difetti fisici, perché il mago ha osato ostacolare il suo futuro: è una donna diversa dalla ragazza che temeva che mai nessuno l’avrebbe amata, è una donna che non teme più niente, né la prospettiva di rimanere sola, né il dolore per la trasformazione. Un plauso alla caratterizzazione di Yen, assolutamente perfetta, ma ho trovato anche in questa storyline qualcosa da ridire. “Una vita per una magia”, il costo del sacrificio, tutto ha un prezzo: per ottenere la bellezza e l’eterna giovinezza, Yen accetta la rimozione del proprio utero. I lettori sanno che il più grande desiderio di Yennefer è concepire un bambino e possono comunque accettare – almeno questo è il mio caso – che in un momento tanto cruciale e rabbioso lei abbia scelto incautamente di perdere ciò che non sa ancora bramare per il resto della vita; ciò che invece non concepisco è la sterilità dovuta all’asportazione dell’utero. Yen e le maghe sono sterili per via della magia, degli incantesimi, delle pozioni, di tutto ciò che le ha rese praticamente immortali, così come avviene per i witcher. Non è possibile che si tratti di un’impossibilità fisica a cui non si potrebbe mai porre rimedio, perché altrimenti quella certa maga (grosso spoiler) come avrebbe potuto avere quel figlio (altro grosso spoiler)? E non parliamo di un personaggio marginale.

Torniamo a Yen. Senza farsi intimorire dal Capitolo e da Tissaia, la maga ora in splendida forma si presenta al banchetto e conquista con la sua sola presenza il re di Aedirn, quindi Fringilla è costretta ad andarsene a Nilfgaard. Questa cosa mi fa male. Poteva essere una trama ben costruita… rischiamo di scadere nel triangolo romantico da quattro soldi – o marchi. Vi avviso, rischio spoiler: a questo punto non solo Fringilla approfitterà della battaglia di Sodden per attaccare Yennefer, ma sedurrà Geralt quasi esclusivamente per farle un torto. Tremendo. Preferivo il triangolo con Triss.

Al banchetto c’è anche la regina di Temeria con i figli Foltest e Adda: se la presenza di diverse linee temporali non fosse ancora chiara allo spettatore, ora non può più avere dubbi. Ah, quell’astrolabio che vedete non è una citazione di Game of Thrones, ma la maniera in cui viene rappresentata la Congiunzione delle Sfere. Ricordiamo alla fine Ciri, che appare solo al termine dell’episodio per dirigersi dentro… Brokilon. Boh. Io spero che ci stia tornando.

Vi do appuntamento dopo Natale con il quarto episodio, con il quale le cose cominceranno davvero a farsi interessanti. Oh, manca così poco a I limiti del possibile

– Medusa –

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