L’occhio di Medusa: The Witcher 1×02

L’occhio di Medusa: The Witcher 1×02

Bentornati nel Continente! State apprezzando la serie? Io ho ancora paura, ma sembra che ci sia del potenziale; già da questo episodio, inoltre, gli autori hanno avuto maggiore libertà di giocare con la trama.

Ancora una volta viene messo in scena un racconto che ha al centro le vicende di Geralt di Rivia, Il confine del mondo – appartenente sempre alla prima raccolta, Il guardiano degli innocenti. Facciamo finalmente la conoscenza di Ranuncolo o Dandelion o Jaskier, come preferite chiamarlo: il preferisco “Vendicatore Cremisi”. Ho un vuoto di memoria e ora non ricordo come l’abbiano chiamato nella serie e non posso nemmeno aprire Netflix altrimenti andrei avanti e questo articolo non uscirebbe mai, quindi per ora scelgo Ranuncolo, che è il mio preferito. Nella serie il bardo ha appena conosciuto Geralt, che lo sopporta a malapena, mentre per sua fortuna nel racconto il witcher si è già abituato alla sua fastidiosa presenza.

Geralt viene assoldato per cacciare un diavolo e Ranuncolo decide di seguirlo per comporre una ballata sul “Macellaio di Blaviken” e redimere il suo nome; Geralt, affranto, lo lascia fare. Al massimo ci penserà il diavolo a toglierlo di torno. E ora veniamo a due punti dolenti: il primo è proprio il diavolo, che a livello di effetti speciali è orribile. Non so quanto abbiano speso, non so se fosse quello il risultato sperato… ma il suo volto sembra una maschera, tanto che, dal momento che Geralt ha ammesso di non credere all’esistenza di un diavolo, lo spettatore è spinto a credere che si tratti effettivamente di un nano o di uno gnomo sotto mentite spoglie.

Il secondo punto dolente riguarda gli elfi, e non a livello fisico. Mettiamo da parte Filavandrel: il personaggio davvero interessante avrebbe dovuto essere Toruviel, che appare anche nel primo videogioco. Toruviel è piena di rabbia, è una Scoia’tael amareggiata che soffre per essere stata costretta a lasciare la valle cara al suo popolo; è anche un’elfa che, al termine del racconto, regala il proprio liuto a Ranuncolo – purtroppo in questa versione è Filavandrel a donarglielo. L’arroganza degli elfi appare quasi comprensibile quando il loro “re” spiega le proprie ragioni, il dolore di chi ha perso la propria casa e ha dovuto riparare altrove, sulle montagne, ben consapevole che vivendo in città diverrebbe soltanto un emarginato. Toruviel è malata, afferma Filavandrel, ma non ne spiega il motivo, come invece intuisce il Geralt cartaceo: è sterile. Gli elfi più vecchi non possono più riprodursi, mentre i giovani muoiono in battaglia. Non c’è spazio per l’orgoglio, ma non vogliono ammetterlo.

Alla fine, è grazie alla pietà che Geralt ha avuto per Torque, il “diavolo”, che lui e Ranuncolo vengono risparmiati, mentre nei racconti c’era stato bisogno di un deus ex machina proprio per via del carattere poco accondiscendente e del rancore nutrito dagli elfi. E una delle parti deludenti di questa trasposizione è proprio questo finale, a chiusura di una scena che a sua volta avrebbe potuto dare molto; peccato che di spazio di Geralt e Ciri ce ne fosse ben poco, in Quattro marchi.

Ancora una volta viene da chiedersi perché proprio questo racconto sia stato scelto tra i pochi rappresentati nella serie televisiva e il motivo per il lettore è chiaro; basti sapere, per evitare spoiler, che la rivolta degli Scoia’tael diventerà centrale nella guerra di conquista. Non è un caso, infatti, che la storyline di Ciri in questo episodio riproponga l’insoddisfazione e la paura delle razze non umane, nello specifico elfi e nani.

Come dicevo all’inizio, per questa puntata è stato possibile lavorare di fantasia; infatti, se la storia di Geralt era già scritta, quella di Ciri nell’anno dopo la caduta di Cintra è ignota. È stato quindi possibile utilizzare la sua storyline per parlare ancora una volta di come le minoranze vengano viste tra gli umani – oltre a farci affezionare a un ragazzo random che nel giro di mezz’ora muore male. Addio, futuro cavaliere. Forse qualche somiglianza con Game of Thrones c’era davvero…

Un particolare interessante – chiamiamolo così – si può riscontrare nell’ignoranza di Ciri riguardo Geralt. Loro due, però, si conoscono già. Si sono conosciuti circa un anno prima, non durante la sua primissima infanzia. Potrei pensare che il loro primo incontro sia stato cancellato nella serie – ma non lo accetterei mai e poi mai – però è ormai chiaro che stiamo guardando diverse linee temporali e che quell’episodio non è ancora stato raccontato. Quindi non so se si tratta di una mia male interpretazione delle parole di Ciri o cos’altro. Vedremo.

Le vicende di Geralt e Ciri sono state ridotte e messe in secondo piano, nella puntata corrente, dall’entrata in scena di Yennefer, altro personaggio che ha permesso di giocare con la sceneggiatura. Yen, infatti, compare nei libri già dotata di pieni poteri e c’è un solo accenno al momento in cui Tissaia de Vries le impedì di portare a termine il tentativo di suicidio. Sabrina Glevissig quindi potrebbe davvero avere studiato con Yen, mentre Fringilla Vigo… no. No, questo per me rimane incomprensibile: Fringilla, come so che vedremo anche nella serie, è una maga nilfgaardiana. Perché avrebbe studiato ad Aretuza? Non è la scuola per eccellenza, ma solo quella per le donne dei Regni Settentrionali, e dubito che Fringilla vi abbia studiato perché a Nilfgaard i maghi sono trattati in maniera assai differente. Metto per un attimo da parte il fatto che, nei libri, loro si incontrassero per la prima volta tanti anni dopo – al termine della stagione, per evitare spoiler. Posso soprassedere su questo, che è solo un particolare, ma ho difficoltà ad accettare che le due maghe abbiano studiato insieme.

Quindi, per il momento, i miei interrogativi sono solo su Fringilla e sull’apparente non conoscenza tra Geralt e Ciri. Devo invece complimentarmi per la costruzione del percorso accademico di Yennefer e per la concezione della magia, che riprendere il principio “niente si crea e niente si distrugge”. Bello il personaggio di Tissaia, che nei libri scopriamo essere la più anziana maga esistente; bello anche il fatto che Istredd stia lavorando per Stregobor, che quindi non si limita a comparire soltanto nel pilot. Mi piace molto Yen, la trovo legata al personaggio cartaceo e posso comprendere perché sia diventata la maga che Geralt incontrerà – odiosa fino al midollo. Complimenti davvero all’interpretazione di Anya Chalotra.

Ci vediamo domani con il terzo episodio!

– Medusa –

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