L’Occhio di Medusa: Frozen – Il segreto di Arendelle

È uscito negli Stati Uniti il 22 novembre, quasi una settimana dopo in Italia, ma è impossibile usare i social network o passare davanti a un cinema senza essere circondati dalle immagini del nuovo classico Disney. Un sequel che è uscito al cinema e non direttamente in VHS o DVD, sintomo dell’enorme risonanza che la Disney sapeva avrebbe avuto. Con questo film torna la rubrica L’Occhio di Medusa: Frozen – Il segreto di Arendelle è il riuscitissimo seguito del film del 2013. Sono di parte quando parlo di “riuscitissimo”? Sì, certo, amo la Regina delle Nevi, amo Frozen, amo Hans (dettagli)… Ma davvero sono soltanto di parte? Mettiamola così: la trama regge, la magia di Elsa viene spiegata, il film fa ridere e fa piangere, ha un’ambientazione favolosa, le musiche sono veramente belle (a parte la canzone di Olaf, tanto per cambiare)… e poi avete visto l’abito definitivo di Elsa?!

D’accordo, andiamo con ordine. Il film si apre con un flashback: una sera re Agnarr decide di raccontare alle piccole Elsa e Anna una pessima favola della buonanotte, in cui narra la morte di suo padre e la sua triste ascesa al trono. Sì, se pensavate che i defunti sovrani di Arendelle fossero pessimi genitori per avere rinchiuso Elsa in camera, ora avete la certezza che, di pedagogia, non ne sapessero proprio granché. Per alleviare la situazione, la regina Iduna parte con la prima canzone, Il fiume del passato; per fortuna a metà film un personaggio marginale si chiede, come tutti noi, perché ogni ninnananna debba risultare angosciante. Cosa apprendono le bambine e gli spettatori da questa scena? Non solo che il padre di re Agnarr è morto durante una battaglia con la tribù di Northuldra, con cui Arendelle era alleata, ma anche che esiste una foresta incantata in cui la magia degli elementi è diffusa e venerata. Quindi la magia era conosciuta ancora prima della nascita di Elsa.

Presente. Elsa ha ventiquattro anni, Anna ventuno e Olaf sta diventando un adolescente: pensa al futuro, sogna di diventare grande, in seguito proverà perfino l’emozione della rabbia. Per quanto riguarda Kristoff, non vede l’ora di fare la proposta all’amata principessa, beccando sempre il momento sbagliato. Tutto viene riassunto nella canzone corale Qualche cosa non cambia mai, che posta all’inizio del film risulta piacevole ed entusiasmante. Elsa, però, è inquieta, perché sente una voce e ne parla con Anna (attenzione ai dettagli: Anna bussa alla sua porta ed Elsa la lascia entrare). Alla fine, udendo la voce un’ultima volta, decide di seguirla. È questo il momento di Nell’ignoto, la canzone più attesa… ma non la più bella. Nonostante sia stato anche cantato dai Panic! at the Disco, nonostante abbia avuto un trailer dedicato, Into the Unknown (in Italia interpretato da Giuliano Sangiorgi) per quanto bello non è il brano che rimane in testa come era stato per Let it go. Il motivo forse è che doveva essere la canzone più orecchiabile, ma non il centro della colonna sonora.

Purtroppo Elsa combina guai come al solito e scatena gli elementi, con la conseguenza che l’acqua e il fuoco svaniscono da Arendelle, mentre il vento impetuoso e una scossa di terremoto costringono gli abitanti ad allontanarsi. Compaiono a caso i troll, giusto per dire a Elsa che si occuperanno loro dei sudditi fino al ritorno della regina. E poi non compaiono più. A questo punto, perché non darmi anche Hans?! – oh, aspettate, in effetti avrà un cameo.

Elsa, Anna, Kristoff, Sven e Olaf partono per seguire la voce ed entrare nella Foresta Incantata, sperando di trovare lì una soluzione per restituire la forza dei quattro elementi ad Arendelle. Per farlo devono attraversare una nebbia, in cui scoprono essere intrappolati i Northuldri e cinque soldati di Arendelle (il riassunto di Olaf è oro, gente!). Canzone di Olaf, Da grande: sorvoliamo, vi prego. Gli spiriti si presentano sotto diverse forme: l’aria (Zefiro) è un soffio di vento che agita le foglie, il fuoco è una piccola salamandra, la terra appare invece sottoforma di diversi giganti. I Northuldri non accettano subito Elsa, soprattutto perché convinti che siano stati gli uomini di Arendelle ad attaccare per primi, così lei cerca di domare aria e fuoco per dimostrare il proprio valore ed essere ascoltata. E, guardate un po’, ci riesce. Certo che ci riesce: ha avuto tre anni per fare pratica, e comunque tre anni prima aveva costruito un castello di ghiaccio! Non riesce a dominare i propri poteri solo quando all’inizio viene spaventata da Kai, il ciambellano, ma era stata presa alla sprovvista, non era concentrata. Tengo a sottolineare questi dettagli per un discorso che farà a fine articolo, teneteli a mente.

Olaf ha una teoria interessante riguardo la “memoria dell’acqua” ed è così che, grazie alle statue di ghiaccio formate dall’incontro tra i poteri di Elsa e la magia elementale, le sorelle di Arendelle scoprono che era stata la loro madre a portare il principe Agnarr in salvo durante la battaglia. Una madre che appartiene ai Northuldri. Va bene, era facile, nessun colpo di scena, ma aiuta a spiegare i poteri di Elsa. Perché Iduna non li ha mai utilizzati a palazzo? Perché sono legati alla foresta, non alle persone, a differenza di Elsa perché lei è la ricompensa della natura per avere vinto l’odio con l’amore. Semplice, banale, perfetto. Per me la spiegazione ci sta alla grande. Altro dettaglio interessante: una volta scoperta la verità, i Northuldri circondano Elsa e Anna e cantano la melodia che fa da intro al primo Frozen e che era riapparsa durante l’incoronazione di Elsa. Perché Arendelle avrebbe dovuto “accogliere” una canzone tipica della tribù nemica? Non sappiamo quanto il popolo di Arendelle conoscesse le tradizioni dei Northuldri, ma sappiamo che Agnarr amava Iduna e che lei, dopo le nozze, gli aveva detto la verità sulle proprie origini. Se la natura ha premiato Iduna con Elsa, Agnarr non poteva fare di meno che accettare la cultura della moglie, sebbene i Northuldri gli avessero portato via suo padre. Ancora prima di Anna ed Elsa, quindi, sono loro il ponte fra i due mondi.

Sapendo di avere poco tempo, Anna, Elsa e Olaf partono, lasciando indietro Kristoff che insieme a Sven si lancia in Perso quaggiù con un risultato meravigliosamente comico. Nel frattempo, Elsa mostra la sua vena masochista: trova la nave dei genitori, si chiede perché fossero lì e non nel Mare del Sud e approfitta della memoria dell’acqua per rivivere gli ultimi istanti di vita di Agnarr e Iduna. Ma dico, Elsa, sei impazzita?! All’interno della nave le sorelle ritrovano inoltre un documento che ricorda la lettera scritta da Iduna in Once Upon A Time; per fortuna, però, non ci sono altri riferimenti a quella trasposizione.

A questo punto le strade delle sorelle si dividono. Elsa si dirige verso il fiume di cui parlava la ninnananna della madre, un fiume che sembra avere tutte le risposte purché non ci si immerga troppo a fondo, ma per farlo deve affrontare l’ultimo spirito, quello dell’acqua: si tratta di un cavallo che riesce a domare e a cavalcare dopo averlo tramutato in ghiaccio. Grazie a lui raggiunge l’altra riva e scopre che il fiume è un ghiacciaio. Parte Mostrati, la Canzone del film, quella che entra in testa e non si può fare altro che riascoltarla ancora e ancora e che è, oggettivamente, superiore per testo, arrangiamento e interpretazione al resto della colonna sonora. Ero sicura che, seguendo la voce, Elsa avrebbe infine trovato sua madre miracolosamente ancora in vita, invece rivive scene del passato e si trasforma nella Regina delle Nevi, o anche The Sassy Snow Queen, scoprendo di essere lei, proprio lei e solo lei, il quinto elemento. Ed è… felice. Incredibilmente felice, come non era mai stata prima. Ama Anna più di ogni altra cosa, ma la preoccupazione per lei la frena, non le permette di essere libera come finalmente è: può usare i propri poteri senza temere di nuocere a qualcuno e così riesce ad accrescerli al massimo.

E scopre qualcosa. Non dovrebbe, il fiume la trascinerebbe via, eppure la curiosità la spinge a seguire il ricordo di suo nonno, che in realtà aveva donato la diga ai Northuldri per tagliarli fuori dal mondo, temendone la magia, e che aveva scatenato la guerra uccidendo il disarmato capotribù. Elsa sa che bisogna distruggere la diga, ma il freddo la congela, uccidendola.

Allontanata suo malgrado dalla sorella, vedendo morire Olaf tra le sue braccia  Anna comprende che anche Elsa ha subìto la stessa sorte. È un momento drammatico e, se Anna fosse interpretata da un’attrice in carne e ossa, l’avrei voluta candidata agli Oscar. È a pezzi, ha perso tutto e, grazie alle ultime forze di Elsa, ha appreso anche il terribile segreto della sua famiglia paterna (non è la figlia di un’eroina, è la nipote di un assassino). Canta Fai ciò che è giusto, e ciò che è giusto è distruggere la diga, anche a costo di allagare Arendelle, fortunatamente già evacuata; è il prezzo da pagare per il tradimento di suo nonno. Lo fa per uscire dalla nebbia magica insieme alle persone intrappolate, ma anche e soprattutto per adempiere al volere di Elsa, che prima di partire aveva detto di volere fare semplicemente la cosa giusta.

Un momento: Anna è impazzita di colpo? Distrugge una città perché pensa che sia l’unica via d’uscita e non vuole cercarne un’altra? Perché piuttosto non sacrificare le persone intrappolate, compresa lei stessa, per lasciare un tetto sopra la testa dei suoi sudditi? Per prima cosa, Anna è sempre stata impulsiva e avventata; ha perso Olaf, un amico, e ha perso sua sorella, che oltre ad amare immensamente era anche l’ultimo membro rimasto della sua famiglia. Deve fare la cosa giusta, come avrebbe voluto Elsa, e convince perfino i cinque soldati di Arendelle ad aiutarla a distruggere la diga. Cinque soldati stanchi di essere lì, cinque soldati che hanno lottato per un re che ha tradito anche la loro fiducia.

Quando l’incantesimo si spezza, Anna non si unisce ai festeggiamenti. I Northuldri che hanno meno di trentaquattro anni scoprono il mondo esterno, gli altri lo rivedono e scoppiano di felicità, perfino le renne guidate da Sven corrono a perdifiato. Anna no, Anna si lascia trascinare da Kristoff, perché ora – sebbene abbia esaudito il desiderio di Elsa – si ritrova senza famiglia e senza casa. Dallo stato di apatia si riscuote di colpo in un susseguirsi di emozioni sempre più belle: Elsa è viva, gli elementi le hanno permesso di salvare Arendelle per il grande sacrificio di Anna, Olaf ritorna tra loro e Kristoff, finalmente, riesce a chiedere la sua mano. Le lacrime della principessa sono contagiose, perché gli animatori sono riusciti a imprimere nel volto di una donna che ha perso tutto, perfino la voglia di vivere, la felicità che scoppia e non riesce più a fermarsi. Spostati, Elsa: è Anna la vera eroina.

Il finale lascia dell’amaro in bocca, come è naturale che sia, e ricorda il finale di un altro film d’animazione uscito quest’anno e di cui non voglio fare il titolo per lo spoiler. Anna torna ad Arendelle e viene incoronata regina. Decisione giusta o sbagliata? Personalmente mi trovo d’accordo. Elsa, dal canto suo, rimane tra i Northuldri perché lì è veramente libera: non ci sono più le quattro pareti della sua stanza, non ci sono le mura del palazzo, non c’è neanche il confine di Arendelle; c’è una foresta sconfinata e c’è la magia che la circonda e la rende ancora più potente. Continua a vedere Anna, le sorelle rimangono unite pur vivendo a distanza, ma è ora per lei di trovare la sua “vera identità”, per citare Let it go. E corre con i suoi nuovi amici, gli elementi e due comparse umane che fanno intuire cosa accadrà dopo: una serie su Disney +. Non un terzo film, bensì Le avventure di Elsa o qualcosa del genere. Forse sono meno sfortunata che con Game of Thrones e stavolta ci prendo.

Scena post-credit (e sì, c’era!): per chi temesse la sorte di Marshmallow e dei “pupazzini di neve” di Frozen Fever, Elsa ha fatto tornare in vita anche loro.

Veniamo alle conclusioni. Cosa ne dite, dopo avere letto la recensione scena per scena? Ho dimenticato qualcosa? Ci sono spiegazioni che non sono state date? Aspettate, vi do l’ultima, che ho rimandato per non spoilerare la questione del quinto elemento. Viene da chiedersi perché Agnarr e Iduna non siano stati in grado di aiutare la propria figlia, di accoglierla come il dono che era; a mio parere, dopo avere visto che i Northuldri possono utilizzare la magia, ma non dominare il “fulcro”, i simboli degli elementi (come la salamandra e i giganti di terra), per Iduna era impossibile arginare la magia di Elsa essendo lei stessa il quinto elemento – senza contare, come ho già detto, che la regina lontano dalla foresta forse non era in grado di utilizzare la magia.

Ho messo le mani avanti perché, ancora prima di vedere il film, sono incappata in parole deluse di alcuni spettatori. Per questo mi sono apprestata a vederlo sperando in qualcosa di godibile, come un qualunque classico Disney (beh… quasi qualunque), e invece ho trovato un prodotto ben fatto, un film riuscito alla grande! Ha musica, grafica, sceneggiatura… ha tutto e ancora di più per essere un sequel. A mio parere, supera anche il primo Frozen – sebbene non abbia Hans, maledizione. Con questo resoconto dettagliato volevo mostrare anche a chi non l’ha ancora visto che i legami tra le vicende e i personaggi esistono, che le spiegazioni ci sono, e non avendo ancora aperto articoli con titoli stroncanti non riesco proprio a immaginare a cosa ci si possa aggrappare.

È un film per bambini. Elsa e Olaf tornano in vita? Arendelle si salva? È un film per bambini. C’erano solo tre bambini in sala con me? Perché è rivolto anche agli adulti, certo, ma rimane una fiaba che deve avere un lieto fine. Agrodolce, a mio parere, ma pur sempre lieto. E basta con questa storia di trovare buchi di trama in entrambi i film! Quando uscì La Bella e la Bestia in quanti lo criticarono perché, da Stia con noi, si capiva che il principe Adam aveva solo undici anni quando fu maledetto? Chi se la prese con la strega, che aveva punito un bambino per non avere lasciato entrare una sconosciuta? Chi denigrò la presenza di un ritratto di Adam adulto, sebbene adulto e umano non fosse ancora mai stato? E cito solo uno dei film più amati del panorama Disney, consapevole che certi buchi di trama si possano rintracciare anche in altri classici d’animazione. Cercare il pelo dell’uovo in Frozen solo perché lo pubblicizzano e acclamano ovunque mi sembra assurdo; è un film Disney, bello e divertente, va solo visto e goduto. Non piace? D’accordo, ma basta. Non è mica Alla ricerca di Arlo, maledizione.

Scusate, mi placo e torno a cantare Mostrati, per la gioia della vicina.

 

– Medusa –

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