L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 8×04

L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 8×04

Qualcuno ha usato l’immagine devastata di Brienne per farci un meme che rappresenti lo spettatore non appena si rende conto che mancano soltanto due episodi al finale di serie: eccomi, it’s me. Non oso pensare a come mi sentirò quando tutto questo sarà finito, senza più teorie (perlomeno relative alla serie televisiva), senza più svegliarmi in piena notte al pensiero dell’imminente morte di Jaime, senza prendermela con chi si ostina a parlare di fanservice. Seriamente: tutti a contestare le pessime battute di Tyrion e le discutibili sceneggiature, ma non ho ancora trovato nessuno che si sia soffermato sull’ultimo saluto di Sansa a Theon. Sulla spilla degli Stark simbolo di tutto ciò che lui avrebbe sempre voluto essere. Si cerca ogni particolare negativo della serie, dimenticando le cose oggettivamente belle. Ve meritate Pretty Little Liars, ve meritate.

Polemiche a parte, a me questo episodio è piaciuto – e ammetto che in parte è dovuto alla delusione del precedente. La sigla è rimasta quasi invariata, a eccezione dell’interno del castello completamente distrutto, sebbene le scene ambientate a Grande Inverno non mostrino tale devastazione. L’episodio si apre con il funerale caduti, soffermandosi su Jorah (a cui Daenerys sussurra un ultimo saluto) e su Sansa, che come già ricordato dona a Theon la sua spilla con il Metalupo, dimostrando che ai suoi occhi si è redento completamente. Jon elogia coloro che sono morti per combattere gli Estranei, con alcune frasi che ricordano il giuramento dei Guardiani della Notte: per un’unica, lunga e tragica notte, tutti loro sono stati lo scudo che protegge il reame degli uomini; tutti loro sono stati Guardiani della Notte. E ora la loro guardia si è conclusa. L’ultimo sguardo di Jon è rivolto a Lyanna, che non solo porta il nome di sua madre, ma è anche il simbolo dei guerrieri più giovani, di coloro che pur sapendo ciò a cui stavano andando incontro hanno impugnato una spada e si sono battuti con coraggio.

Successivamente una parte dei vincitori si reca nella sala grande per un banchetto che doveva essere solo un modo per recuperare le forze e tornare alla normalità, e che si è poi trasformato in una celebrazione della vita. E in quale modo si celebra la vita? Bevendo, ridendo e facendo l’amore. Sì, le loro azioni sono state perfettamente comprensibili: c’è chi cercava il compagno di una notte, chi beveva in disparte (il Mastino), chi raccontava scene della battaglia appena conclusa. E chi, come Daenerys, mi ha fatto una pena tremenda. Già, segnatevelo di nuovo: per quanto io mi trovi d’accordo con Varys (fedeltà al reame e necessità di un sovrano giusto), Daenerys mi ha fatto tenerezza. Ancora prima del dovuto (sappiamo cosa accadrà al termine dell’episodio), è rimasta senza amici, sola, e niente di ciò che ha fatto l’ha aiutata a ottenere consensi: né la nomina di Gendry a Lord di Capo Tempesta, né il brindisi ad Arya Stark. Il Nord continua a rifiutarla e in questo caso non sono d’accordo, perché ha dimostrato di combattere in prima fila, sul suo drago, e ha usato gli eserciti con cui intendeva prendere il trono per combattere gli Estranei. Non si è comportata da egoista, ma al contrario non appena ha messo piede nei Sette Regni ha voluto combattere per il bene comune. E tuttavia il discorso di Tormund è emblematico: è stupito dal fatto che Jon abbia cavalcato un drago, impresa “da folle o da re”, e sembra dimenticare che Daenerys abbia fatto lo stesso. Perfino la mia amata Sansa si comporta in maniera sbagliata, quando si risente dei tentativi di Daenerys di cercare approvazione. Ragazzi, a me Dany non piace (e attendo la sua morte da varie stagioni), ma che altro doveva fare per ricevere almeno un ringraziamento?

Questa è anche la scena delle ship, altro particolare che mi ha fatto piacere, perché serviva a chiudere alcuni archi narrativi. Gendry, emozionato per la fresca nomina a lord, corre ad annunciarlo ad Arya, felice di non essere più un Rivers. Se ne è parlato abbastanza, ma mi sembra giusto fare appena un accenno all’errore: in primo luogo, nonostante io stessa scambi costantemente i cognomi, i Rivers sono i bastardi delle Terre dei Fiumi, mentre quelli di Approdo del Re sono i Waters; in secondo luogo, a ottenere un cognome da bastardo sono soltanto i figli illegittimi dei lord che vengono riconosciuti come tali. Gendry è Gendry, basta. Era, ora è Gendry Baratheon. Troppo adorabilmente ingenuo per rendersi conto che, in quanto Baratheon, ha una pretesa al trono pari a quella di Daenerys ed Aegon (“pari” perché dipende dal punto di vista, da chi vedeva Robert come un usurpatore e da chi voleva la fine dei Targaryen).

In un impeto di euforia, il povero Gendry chiede ad Arya di sposarlo, la dichiarazione più bella tra le poche a cui abbiamo assistito nella serie… ma lei lo rifiuta. Non vuole essere una lady. Messa in questo modo, sembra una risposta ridicola che vuole soltanto ricalcare il dialogo con Ned della prima stagione, perché in fondo Arya potrebbe continuare a combattere anche da sposata, come avviene per le donne Mormont. La spiegazione più logica, e che viene supportata dal successivo dialogo con il Mastino, è che Arya sa che non sopravviverà al tentato o effettivo omicidio di Cersei Lannister. Ho l’impressione che lei proverà a uccidere la regina, ma verrà fermata e ammazzata dalla Montagna, motivo per cui si scatenerà l’atteso Cleganebowl, però trovo assurdo (anche per una sceneggiatura di D&D) che la persona che ha distrutto il Re della Notte possa essere sconfitta dalla Montagna. Ad ogni modo lei non sa che fare della propria vita una volta conclusa la lista e c’è una parte di me che la vorrebbe vedere recarsi a Capo Tempesta, pronta a sposare Gendry ora che il suo viaggio si è concluso. Continuando a combattere come un’assassina, ovviamente.

Molto bello è il dialogo tra il Mastino e Sansa: lei gli rivolge la parola, sostiene il suo sguardo, sa come sorprenderlo. Non è più l’uccellino di cui lui era invaghito, è diventata una donna forte e non avrebbe potuto farlo se non avesse dovuto utilizzare il proprio ingegno; non è stato il dolore a renderla forte, ma il modo in cui ha deciso di reagire, trovando sempre nuove soluzioni. Un applauso per “Hounds”.

Piccola menzione a Bronn, che compare all’improvviso con una balestra in mano e obbliga Tyrion a promettergli Alto Giardino in cambio della vita. Una scena priva di utilità, a meno che non vogliano mettere in pericolo di vita Bronn per aiutare Tyrion, oppure renderlo una spia dei due fratelli Lannister (ci torneremo dopo). È anche il momento delle partenze e Jon saluta tutti: Tormund, Sam, Gilly (che chiamerà suo figlio come Jon, proprio la stessa scelta di Talisa con Ned, e questo prefigura ciò che accadrà nel resto dell’episodio: dopotutto, David Nutter è anche il regista delle Nozze Rosse). Saluta tutti, tranne Spettro. “Eh, ma la CGI del Metalupo è troppo costosa”: che mi interessa? Io volevo un sorriso, una parola, qualcosa in più di un cenno del capo. È costoso anche far parlare Kit? Perché quando deve sostenere le idiozie di Dany parla eccome. Comprendo la scelta di separarli come simbolo dell’accettazione da parte di Jon della sua natura Targaryen (fino a quando non lo ha detto alle sorelle, secondo me, non lo aveva completamente accettato), ma c’è stata più intensità nel saluto di Arya e Nymeria. Che non si vedevano da anni. Spettro è sempre stato con Jon, è parte di lui. È stato il dettaglio che mi ha veramente fatta arrabbiare in questo episodio.

Prima di partire per il sud, i re, i comandanti e i consiglieri parlano della strategia di guerra. Sono rimasti pochi dothraki e pochi Immacolati, stessa cosa per l’esercito del Nord, mentre Yara è riuscita a riconquistare le Isole di Ferro e un nuovo principe di Dorne è pronto ad appoggiare Daenerys (e chi sarebbe questo qua? Almeno inventarsi un nome?). Cersei invece ha i Lannister, la Compagnia Dorata e, anche se Dany è smemorata e secondo D&D se ne dimentica, la flotta di Euron. Proposta: assediare Approdo del Re. Suggerimento di Sansa: fare riposare gli eserciti, vista la battaglia da cui sono appena usciti, e consultare gli alfieri per sapere quanto tempo sarebbe occorso. Risposta di Dany: no. Perché? Sansa non le piace. Ma veramente? “Ho atteso troppo e ci sono rimasti solo due episodi e mezzo”. Ah, ok, ora ha senso. “Jon, tu che ne pensi?”. “Abbiamo appena litigato perché volevo dire alle mie sorelle che sono Aegon, quindi per farmi perdonare sostengo la mia Dany anche se dice cavolate.” Le fate insieme, le strategie di guerra.

Le sorelle Stark non approvano il piano di Daenerys (nemmeno lei come regina) e Jon, messo alle strette (“Sei il nostro fratellino!”), decide di rivelare la verità. Sansa giura di non dirlo a nessuno, ma non appena vede Tyrion gli racconta tutto: ora capisco perché Ned non ha voluto parlarne neanche a Catelyn. Scherzi a parte, credo che Sansa abbia fatto bene, nonostante abbia rotto un giuramento e tradito la fiducia di Jon; forse le sue motivazioni non sono giuste (conosce Cersei, sa che non ha senso mettersi contro un’altra persona per un capriccio e rischiare di scatenare una guerra), ma quelle di Tyrion e Varys sì. E proprio il Ragno Tessitore fa uno splendido discorso, perché teme che Dany diventi come Cersei e dia fuoco all’intera Approdo del Re; lui serve il reame, non un singolo re, e per quanto Tyrion provi a ribattere che si dovrebbe scegliere un re e seguirlo per sempre Varys obietta, perché un consigliere deve comportarsi saggiamente per il bene del reame.

Giunti a Roccia del Drago, Daenerys, i draghi e la flotta Targaryen subiscono un duro colpo da parte di Euron. Non la chiamerei imboscata, visto che era scontato che Dany si recasse lì prima di raggiungere Approdo del Re; inoltre trovo assurdo, come molti altri, che non avesse notato le navi dei Greyjoy. Forse Dany era distratta, troppo concentrata su Rhaegal che stava cominciando a riprendersi, ma i suoi draghi come facevano a non vedere la flotta? Difendo invece la morte di Rhaegal: trecento anni prima, Meraxes, il drago adulto di Rhaenys Targaryen (sorella di Aegon il Conquistatore), era stato ucciso da una freccia nell’occhio. Stiamo parlando appunto di un drago adulto, che aveva intorno a mezzo secolo di età, colpito dal dardo di uno scorpione in un punto debole; Rhaegal, dal conto suo, era giovane, ferito ed è stato attaccato da cosa? Dal dardo di uno scorpione, costruito appositamente per uccidere un drago. I primi due colpi lo hanno solo ferito gravemente, ma il terzo gli ha trafitto il collo. Perché così tante persone trovano assurdo che sia morto? I draghi non sono immortali, non serve la magia del Re della Notte per ucciderli, possono farlo anche gli umani ed è questa una grande e durissima lezione da imparare per Daenerys. Certo, Martin ha detto in passato che i draghi sono quasi indistruttibili, ma allora perché ne sono morti così tanti durante la Danza dei Draghi, e molti dei quali non uccisi da un altro drago, ma da persone?

Missandei tenta di scappare e viene catturata, la flotta di Dany distrutta e Varys trasportato a riva dal mare. È davvero un tritone? Abbiamo finalmente visto i suoi piedi! Piccolo focus su Approdo del Re, dove Cersei confessa a Euron di aspettare un figlio da lui. E ora guardatemi, tutti voi che insistevate a dire che Cersei non era davvero incinta perché aveva bevuto un sorso di vino, mentre io sostenevo che lo stesse facendo per ingannare Euron e fargli credere che fosse suo figlio. Almeno una soddisfazione, una teoria esatta in questa stagione in cui non si possono effettivamente fare teorie perché tra un episodio e un altro D&D cambiano idea.

Prima di incenerire Approdo del Re, Dany offre a Cersei una resa. A parte che quelle non sono le mura di Approdo del Re, ma pare piuttosto Qarth, parliamo con te, Dany: davvero hai provato a chiedere la resa a Cersei munita di venti soldati e un drago seduto in disparte per paura di vederlo uccidere? È come minacciare un gruppo di assassini tenendo una carota in mano. Ad ogni modo, in molti si sono chiesti perché Cersei non ne abbia approfittato per uccidere Dany e finire così la guerra. Se ci fa caso, se lo è chiesto anche Euron, che quando Tyrion si avvicina alle mura aggrotta la fronte. Lui l’avrebbe fatto: un colpo e via. Cersei no, perché Cersei non sa cosa significhi regnare. Lei vuole combattere per il trono e al momento si sente anche al sicuro, però rimane questo desiderio di distruggere i suoi nemici. E in che modo? Facendo loro più male possibile. Facile uccidere Dany, più entusiasmante decapitare la sua migliore amica. Guardate i vestiti di Dany e Cersei: sono entrambi rossi (soprattutto quello che Daenerys indossava a Nord), simbolo di forza e determinazione, di violenza – no, non è per i colori della casata, altrimenti dove sono nero e oro? Sansa è l’unica delle tre a mantenere il colore nero della scorsa stagione, in segno di difensiva. Lei riflette, aspetta, non attacca.

Tyrion fa un grosso errore, anche se non se ne rende conto, ed è così che condanna Missandei a morte: prova a fare leva sui sentimenti di Cersei per il bambino. Ecco a cosa serviva quel famoso discorso della settima stagione, a insinuare in Euron il dubbio. Potrebbe tradirla, ora che sa, ora che non ha motivi per restare con lei se la battaglia volge a suo svantaggio – non che credo amasse il bambino, ma l’idea di un erede legittimato sul trono. Ed è per questo che l’espressione di Euron non viene mostrata. Prima di morire, Missandei dice un’ultima parola: “Dracarys”. No, non è solo un invito a dare fuoco alla città, ad agire, a non attendere oltre; Missandei è fedele fino in fondo a Daenerys, la seguirebbe ovunque, la stima e le vuole bene e quella parola ricorda il momento in cui la sua regina ha liberato gli schiavi di Astapor, il momento in cui le ha dimostrato di essere degna di essere seguita. Addio, dolce Missandei.

C’è chi sostiene che questa stagione miri a rendere Daenerys un nuovo villain. Potrebbe essere, ma perché da D&D – io che ho sempre sostenuto la serie – ora mi aspetto di tutto. Sarebbe giusto o sensato? Assolutamente no. Come si vede anche nella prima inquadratura del promo, Daenerys è una donna distrutta, una regina che ha perso tutto: gli amici, i figli, la corona. Si è perfino sciolta le trecce. Le stanno portando via tutto ciò per cui ha lottato per anni, per una vita. Ciò che dovrebbe fare ora sarebbe lasciare il trono a Jon e tornare a Meereen, scegliere di governare lì dove, paradossalmente, è più amata. Anche questa non sarebbe una scelta sensata, ma a causa del dolore che sta provando dovrebbe scegliere tra voltare le spalle a Westeros o dare fuoco alla Fortezza Rossa, perché una strategia ben pianificata non è contemplabile ora, ai suoi occhi. Non lo è un assedio. Sarei felicemente sorpresa se, invece, Dany dimostrasse di potere contenere la rabbia e attaccasse la flotta di Euron, come si può ipotizzare dal promo, lasciando a Jon l’assedio. Abbiamo tuttavia solo due episodi prima della conclusione e, a meno che Arya, Jaime o altri riescano a infiltrarsi ad Approdo del Re per uccidere direttamente Cersei e porre fine a tutti, l’unica scena in cui spero è “Balerion a Harrenhal”: Drogon che, di notte, sale altissimo in cielo senza essere visto, per poi fiondarsi rapidamente contro la Fortezza Rossa e bruciarne le pietre. Una scena d’impatto, ma tragica per i poveri innocenti che hanno cercato rifugio lì (adoro la crudeltà di Cersei).

E ora veniamo a noi. Strano che non ne avessi ancora parlato? La “questione Wenchslayer” merita un discorso a parte. Punto primo: Jaime e Brienne non hanno agito per via dell’alcol. Il vino ha aiutato Jaime a prendere quella decisione, ma dal secondo episodio lo abbiamo visto rivolgere certi sguardi a Brienne… che Cersei avrebbe dovuto accorgersene fin da Approdo del Re. Anche durante il banchetto lui la guarda e noi tutti ci sciogliamo (sì, anche chi non è fan della coppia, perché lo sguardo di Nikolaj ci destabilizza tutti quanti). Mi è piaciuto l’approccio con cui ha tentato di sedurla, fingendo di avere troppo caldo, perché Brienne è ingenua e non coglie subito e Jaime, questo, lo sa, però sa anche che essere più diretto la metterebbe sulla difensiva: è già successo, l’hanno già derisa al famoso ballo di Tarth (nei libri anche peggio, e dobbiamo ringraziare Randyll Tarly per averla salvata), sa di essere brutta e… una parentesi su Tyrion, che dimostra una volta per tutte di essere un Uomo Senza Volto. Dai, quello non è Tyrion. La scruta sorpreso e poi esclama: “Tu sei vergine!”. Tyrion, hai davanti una donna non bella, esageratamente alta, anche un po’ timida e scontrosa, che non vuole fare altro che combattere e che, guarda un po’, viene chiamata “la Vergine di Tarth”, e tu che fai? Ti stupisci. Perfino Pod reagisce come se fossi un cretino – anche perché ovviamente un’osservazione del genere non poteva che ferirla.

Torniamo ai miei beneamati. La loro scena d’amore mi è piaciuta perché sono tra le mie coppie preferite in assoluto, però confermo un’impressione che ho avuto dopo il secondo episodio. Ogni coppia ha una “massima realizzazione” del proprio legame e nel caso di loro due questa era stata l’investitura di Brienne da parte di Jaime: Brienne corona il sogno di una vita e lo fa con le parole di un uomo che ha imparato a stimare, riconoscendo così a sua volta di vederlo come un vero cavaliere. Bastava questo. Bastava anche un bacio. Perché sono andati oltre? Perché Brienne è rimasta incinta. Due anni a ipotizzare che Dany aspettasse un figlio da Jon, e poi ad aspettare figli sarebbero state Cersei, Gilly e Brienne. Mi aspetto che Jaime e Tyrion non riescano a sopravvivere e mi piacerebbe che Jon, per ringraziare colui che ha ucciso Cersei e posto fine alla guerra, riconoscesse il figlio di Brienne come un Lannister.

Se questa è solo un’ipotesi, c’è un’interpretazione più salda per quanto riguarda il loro rapporto in questo episodio. Jaime ha finalmente raggiunto la felicità: lui che detesta il Nord (come ricorda proprio in questo episodio) sceglie di restare con lei, di non combattere e di formare una famiglia. Di essere appagato. Getta alle spalle il proprio passato e abbraccia questa nuova vita, sebbene sia incerto. Non di Brienne: la guarda dormire come quando osservava Cersei durante la settima stagione e, dal dialogo con Tyrion, sembra intenzionato a stare con lei. È incerto per via del proprio passato, che torna, infatti, prepotentemente nella sua vita quando Sansa lo informa che Cersei ha tenuto un’imboscata a Dany e che presto la Madre dei Draghi si vendicherà.

Piccola parentesi dovuta. C’è chi crede che lui lasci Brienne per salvare Cersei. In questo caso, sarebbe dovuto partire prima, consapevole che Dany non sia per niente intenzionata a lasciare andare la sua nemica come se niente fosse: è palese che voglia comunque ucciderla. Dany ora sta per vendicarsi, ma dalle parole di Sansa si evince che Cersei stia vincendo. È ovvio che lui scelga di partire perché sa che è l’unico che può fermare Cersei. Perché sa che, come quando aveva provato ad attaccare Dany, solo uccidendo Cersei potrà fermare la guerra e impedire che Approdo del Re vada in fiamme. Sta concludendo il suo arco narrativo, salvando la città ancora una volta. Come si può pensare il contrario? Ah, aspettate: D&D. Va bene, ragazzi, ascoltatemi un secondo: rendete Dany un villain, buttate alle ortiche la sua storyline e io che la detesto ci rimarrò malissimo; provate però soltanto a prendere Jaime, la sua redenzione e a ributtarlo tra le braccia di Cersei e io vi spezzo le gambe.

Torniamo a noi. Per le motivazioni scritte qui sopra, Jaime lascia Brienne. E io ci sono rimasta più male del dovuto perché non ho apprezzato la caratterizzazione di Brienne. In realtà non mi è piaciuta proprio la caratterizzazione di Jaime in questa ottava stagione, perché un conto è mostrarsi redento e smettere di insultare Brienne, un altro è perdere il sarcasmo e sembrare perennemente apatico. Redenzione non significa questo. Però Brienne no, è troppo: le propina una scusa stupidissima (la stessa che Tyrion aveva usato con Shae) e lei scoppia in lacrime. Posso trovare un’interpretazione, visto che finalmente Brienne aveva trovato la felicità, finalmente si era sentita amata e ora sa che Jaime sta andando a morire. Però mi aspettavo che gli tirasse due schiaffi in faccia per farlo rinsavire, anche bevendosi la sua bugia: “Sì, certo, puoi stare solo con Cersei, ma un uomo detestabile non avrebbe mai combattuto a fianco degli Stark. E io di certo non ti mando da solo al sud.” Jaime sarebbe partito comunque, ma perché non fare reagire Brienne come avrebbe dovuto? Perché una donna triste e in lacrime, distrutta dal dolore, rende ancora di più ciò che Jaime sta lasciando e ciò che è disposto a fare (vederla piangere e spezzarle il cuore) pur di compiere il proprio destino. Secondo me si poteva rappresentare in un altro modo.

Cosa accadrà nel prossimo episodio? Il promo annuncia soltanto che ci sarà una grossa battaglia e che Euron verrà attaccato da un drago. Per via della sua sorpresa molti ipotizzano che si tratti di altri draghi, partoriti da Drogo o da lui portati da Essos (almeno nell’universo martiniano, quello in cui Approdo del Re è ancora Dubrovnik e non nel Sahara, si racconta che i draghi esistano ancora ad Asshai delle Ombre), ma credo di no. Non lasciano accarezzare Spettro per via della CGI, ma portano un altro paio di draghi. Difficile.

Ci sarà la presa di Approdo del Re. Ho già ipotizzato cosa purtroppo accadrà ad Arya, ma mi piacerebbe anche se finisse la Montagna dopo che questa ha ucciso il Mastino o che l’affrontassero insieme. Jaime cercherà di entrare nella Fortezza Rossa (forse con l’aiuto di Bronn) e fingerà fino all’ultimo momento di essere fedele a Cersei, per poi ucciderla in un momento tragico: mentre lei perde il bambino (o lo dà alla luce morto). Non mi piace l’ipotesi di Euron che uccide Cersei perché il figlio non è suo (potrebbe continuare a farlo passare come tale), purtroppo preferisco l’ipotesi di Jaime che muore dopo avere strangolato o trafitto Cersei – nella serie la profezia di Maggy la Rana non nomina la parte del valonqar, quindi neanche il modo in cui lei verrà uccisa. Prepariamoci a perdere Jaime nel prossimo episodio. Prepariamoci veramente – sto parlando con me stessa, ma non riesco ad accettarlo. Due piccole parentesi: primo, lo sapevo, che Sansa avrebbe avuto un ruolo nella morte di Cersei! Non sarà presente per vederla morire, ma sono state le sue parole a spingere Jaime ad agire. Secondo, le truppe di Jon hanno ancora quattro giorni di viaggio; com’è possibile che Jaime riesca a raggiungere Approdo del Re nello stesso lasso di tempo?! Ah, sì, solita risposta: D&D. Io ci proverei anche, a fare delle teorie sensate.

Per quanto riguarda Varys, lui morirà invece cercando di uccidere Dany. Non credo che ci riuscirà, perché dal dialogo con Tyrion si è già intuito che intenderà farlo, e quindi non credo che sarà Jon a giustiziarlo a guerra finita. Il trono verrà distrutto, verranno tenuti soltanto i protettorati che un po’ alla volta si trasformeranno in comuni – non smetterò mai di ripeterlo, lo so. Dany comunque morirà, così come Cersei. L’ultimo episodio sarà un riepilogo, un riassestamento.

Punteggi dell’episodio: Varys primo, Euron secondo, all’ultimo posto Jon. E Bran? Prima di dargli dell’inutile, aspetto che faccia qualcosa. Perché lo farà.

Due episodi, ragazzi.

Valar Morghulis.

 

– Medusa –

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