L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 8×03

L’occhio di Medusa: commento e teorie Game of Thrones 8×03

Avete presente quando Missandei, nelle cripte, si arrabbia perché sente Sansa e Tyrion parlare della sua regina e fa notare che, senza Daenerys, nessuno sarebbe ancora vivo? Bene: Missandei sono io ogni volta che qualcuno si lamenta di un episodio de Il Trono di Spade. Considerate quindi quanto debba essere frustrante, per me, ammettere che questo episodio non mi sia piaciuto. Le motivazioni, tuttavia, sono ben diverse dalle lamentele che stanno invadendo il web. Quali sono stati i punti deboli della Battaglia di Grande Inverno?
1) La fotografia

Togliamoci subito questo pensiero: non si vedeva niente, hanno lavorato per cinquantacinque notti, ringraziamo Melisandre per tutti i momenti in cui ha accesso qualche luce permettendoci di vedere meglio… Fotografia sbagliata o no? Troppa poca illuminazione? Solo in parte, perché riguardando l’episodio sulla stessa piattaforma ho notato che hanno sistemato la parte visiva, riequilibrando il contrasto e tutta quella roba tecnica di cui non so niente; in sostanza, la qualità ora sembrerebbe migliore.

2) La strategia militare

Un conto è la sospensione dell’incredulità, un altro è prendere decisioni ridicole non per uno stratega, ma perfino per un giocatore di Age of Empires. Lo spettatore è implicitamente chiamato a valutare quali assurdità stiano avvenendo e non si può utilizzare la scusa che l’assedio sia diventato un attacco da parte degli eroi per costringere il Re della Notte a uscire allo scoperto. No, non si può non solo perché stanno mandando uomini a morire, ma soprattutto perché l’arma principale del nemico è proprio la “resurrezione” dei cadaveri: per quale motivo dargli ulteriore vantaggio? Vediamo però alcuni particolari nello specifico.

  • I dothraki: sappiamo bene che l’esercito nomade non è fatto per resistere a un assedio, però metterlo nell’avanguardia e spingerlo a caricare da solo contro la sterminata armata dei non-morti mi è sembrata una scelta più che discutibile. Quanto ha fatto Dany per ottenere l’appoggio dei dothraki? Non si parla degli Immacolati o di qualche truppa di Westeros, ma del popolo che fin dalla prima stagione ha cercato di portare con sé. I dothraki sono importanti per lei. Che ruolo hanno avuto nei Sette Regni? Una battaglia contro i Lannister e poi lo sterminio. Vedo una sola spiegazione possibile: non c’è posto per loro a Westeros, non avrebbero potuto vivere secondo nuove tradizioni, dunque hanno preferito ucciderli tutti (o in gran parte) per toglierli più facilmente di mezzo – metaforicamente sono scomparsi come le civiltà da loro distrutte durante il tempo, ma posta in questo modo la soluzione non mi piace.
  • I trabucchi: sono stati usati un paio di volte per lanciare delle palle infuocate mentre i dothraki attaccavano (e non prima) e poi fermarli di colpo. Le spade dei dothraki si sono spente, quasi nessuno è rimasto in vita, e ora che servirebbe bruciare i corpi i trabucchi vengono abbandonati? Eppure tra il momento in cui i superstiti sono tornati indietro e quello in cui i non-morti hanno caricato c’era tempo per lanciare almeno una seconda volta.
  • I draghi: Jon non voleva usarli per prendere il Re della Notte di sorpresa, però (segnatevi questo momento) mille applausi per Daenerys, che fa notare a quel “Tu non sai niente” del suo fidanzato che i suoi dothraki sono appena stati sterminati e lei non resterà immobile ad aspettare ancora. Grazie.

 

3) Le cripte

Ero convinta che fossero protette da qualche magia, invece l’assurdità totale (per non usare un altro termine). Tyrion pensa e ripensa a ciò che potrebbe notare all’esterno, nel cuore della battaglia, senza però rendersi conto di quel che ha detto Varys: “Perlomeno siamo già in una cripta.” Per quale motivo forgiare armi di ossidiana, riunire le spade in acciaio di Valyria, procurarsi fuoco per le frecce e i trabucchi, riempire perfino le mura con pezzi di ossidiana, fare in sostanza tutto il possibile per sconfiggere proprio quel nemico, attaccando i suoi punti deboli, e poi dimenticarsi che fa tornare in vita i morti? No, non è sospensione dell’incredulità, non in una serie in cui niente viene lasciato al caso. Qualcuno smetta di permettere a Jon di prendere decisioni. Piccola nota per concludere: avete notato che questa volta, nella sigla, le torce delle cripte si sono lentamente spente?

 

 

4) Melisandre e Spettro

La Sacerdotessa Rossa si è dimostrata molto importante nell’episodio per quanto riguarda la consapevolezza di Arya e ha anche aiutato gli eroi a infuocare le trincee, ma nel momento del suo ingresso in scena la sensazione è che abbia passato mesi a Volantis per aumentare i propri poteri (bella mossa)… in modo da accendere le armi dei dothraki in una carica senza senso. Probabilmente ciò che lei cercava, a Volantis, era un aiuto per la comprensione delle sue visioni, in modo da indirizzare Arya verso il gesto finale, però sorge un’altra domanda: lo scopo dei preti di R’hllor è onorare il proprio Dio, e non credo facendo semplice propaganda; se vedono il Signore della Luce come Bene, dovranno agire nel modo migliore per garantire all’oscurità di non avvolgere il mondo. E invece se ne lavano le mani: Melisandre torna da sola, senza altri preti o sacerdotesse che possano aiutarla a sconfiggere gli Estranei. Ma che senso ha?

Piccola nota anche per Spettro: ma che senso ha (e due) farlo vedere in carica con Jorah e poi dimenticarsene per il resto dell’episodio, quando sappiamo che potrebbe essere più utile e coreografico di civili armati per l’occasione?

 

5) Troppo semplice

No, non parlo dell’uccisione del Re della Notte, ma dell’intera battaglia: ci sono stati dei morti, ma non troppi. Sembra una riflessione sull’importanza della perdita di personaggi principali e invece questa è una visione che non condivido, poiché secondo me bisogna uccidere chi deve essere ucciso e risparmiare chi deve essere risparmiato. Niente morti giusto per fare numero. In questo caso, però, risulta strano vedere solo cinque (sei con Melisandre) morti rilevanti nella battaglia; lo risulta ancora di più se pensiamo a Jaime, ottimo spadaccino, ma non molto bravo con la mano sinistra, e soprattutto a Sam, che sarebbe stato più logico mostrare combattere fuori dalla mischia, affrontando soltanto pochi non-morti alla volta. Sembra un dettaglio poco importante, ma ricordiamone altri due: questo episodio è stato definito il più spettacolare dai tempi del Fosso di Helm ed è stato diretto da Miguel Sapochnik (Aspra Dimora e La Battaglia dei Bastardi), un regista che aveva alzato le aspettative generali. Tuttavia mentre durante la prima visione ho temuto per la sorte dei miei personaggi preferiti, riguardandolo con la consapevolezza della loro sopravvivenza non ho provato quasi niente; al contrario, le scene di battaglia corale mi sono sembrate solo di contorno alla trama di Arya, cosa che non era avvenuta durante l’assedio di Approdo del Re.

 

Questi, in sostanza, sono i punti deboli dell’episodio. Concentriamoci ora sulla questione “Arya e il Re della Notte”, in modo da cercare, alla fine dell’articolo, di tirare delle somme per rispondere alla questione: è giusto che gli Estranei siano già stati uccisi? Paradossalmente, la risposta potrebbe non essere scontata.

 

1) È giusto che sia stata Arya?

Sì. Ripensiamo al suo percorso: nel primo episodio la vediamo annoiarsi nelle attività di una brava lady, mentre sembra più interessata a tirare con l’arco come i fratelli e impazzisce dalla gioia nel ricevere Ago; nel secondo a dare inizio al primo scontro con i Lannister è la sua decisione di allenarsi con la spada; da qui in poi, studia non con un qualsiasi maestro d’armi, bensì con Syrio, il miglior spadaccino di Braavos, apprendendo la difficile e delicata “danza dell’acqua”. Durante la sua peregrinazione nei Sette Regni ha modo di combattere e apprende, osservandolo, anche lo stile del Mastino, per poi infine recarsi a Braavos e diventare un Uomo Senza Volto.

La sua storia è, più di quella degli altri personaggi, una storia di addestramento e non avrebbe avuto senso farlo senza uno scopo. L’errore – il vero e gigantesco errore – è stata l’ammissione da parte di D&D di decidere (intorno alla sesta o settima stagione) che sarebbe dovuta essere Arya a uccidere il Re della Notte perché Jon sarebbe stato troppo scontato. No, questo non è modo di scrivere una sceneggiatura; avrei apprezzato molto di più se non lo avessero detto, poiché secondo me scegliere lei era stata una scelta comprensibile.

 

2) Melisandre non ha mai detto che Jon o Daenerys fossero Azor Ahai

Meglio spiegare questa didascalia “à la Rowling”. Quando Melisandre si reca a Roccia del Drago, Dany le chiede se pensa che quella profezia si riferisca a lei. La risposta di Melisandre è: “Le profezie sono… cose pericolose. Io credo che tu abbia un ruolo da svolgere. Come lo ha un altro: il Re del Nord, Jon Snow”. Proprio così: per quanto nei libri Melisandre sembra convincersi sempre più che sia Jon la vera reincarnazione di Azor Ahai, nella serie crede che entrambi abbiano “solo” un ruolo determinante. Jon e Dany non sono il Principe che fu promesso o i loro genitori, bensì strumenti del Signore della Luce come Beric e il Mastino, rimasti in vita per proteggere Arya.

Jon doveva fare comprendere ai Sette Regni l’importanza della guerra contro gli Estranei, per questo la sua storyline è sempre stata incentrata sulla questione del soprannaturale. Insieme a Daenerys hanno ottenuto altre truppe, ma soprattutto senza la morte di Viserion il Re della Notte non sarebbe mai giunto oltre la Barriera per essere infine debellato a Grande Inverno. C’è un disegno generale e la citata vicenda di Beric mostra come tutto sia interconnesso. Al contempo, non riduce il ruolo di Jon, che è stato essenziale allo svolgimento dell’intera storia.

 

3) La partita a scacchi

Caleel ha parlato più volte della gigantesca partita a scacchi tra il Corvo con Tre Occhi e il Re della Notte. Volevo fare una piccola parentesi per evidenziare come l’intera battaglia di Grande Inverno sia stata effettivamente una partita a scacchi e come non potesse che finire in questo modo.

Le regole degli scacchi qui servono solo a dare alcune linee guida: le pedine sono rappresentate dai dothraki e dagli Immacolati, ossia dai soldati più facilmente sacrificabili; gli alfieri sono Jaime, Brienne, Tormund e tutti quei personaggi che hanno una maggiore abilità in combattimento; i cavalli sono Jon e Dany, letteralmente i cavalieri dei draghi; le torri sono Beric e il Mastino, poiché combattono all’interno del castello per aiutare Arya, che ovviamente altri non è che la regina, il pezzo degli scacchi che ha maggiore possibilità di manovra e che, in effetti, rappresenta perfettamente un’assassina che grazie all’addestramento ricevuto può attaccare in mischia e a distanza. Come la regina degli scacchi, Arya si dimostra il pezzo più importante, il più forte, che riesce a impedire che il Re della Notte compia lo “scacco matto” al suo re, Bran (il cui scopo, nel gioco, è semplicemente quello di non essere “mangiato”, altrimenti la battaglia sarebbe stata persa).

Questa metafora mi fa in parte rivalutare la battaglia, ma sono ancora arrabbiata con la strategia di Jon.

 

4) La daga è la vera Portatrice di Luce

Il fuoco non nuoce il Re della Notte, neppure il fuoco dei draghi. Paragoni con i Targaryen a parte (no, non credo che sia un Targaryen), la morte del più grande nemico dell’umanità sembra essere avvenuta troppo facilmente anche per il tipo di arma utilizzata. Non si è trattato, infatti, di una delle più antiche spade di Valyria, nemmeno di un pugnale forgiato per l’occasione (come la lancia creata da Gendry); ha colpito il punto in cui era stata introdotta la lama di ossidiana nel Primo uomo, ma è bastato davvero questo?

La daga non ha solo un valore sentimentale e metaforico – in fondo è stato il tentato omicidio di Bran a scatenare la guerra tra Stark e Lannister. Bran consegna proprio quell’arma ad Arya perché sa cosa ne farà, ma forse sa anche che non è un pugnale qualsiasi; infatti, la daga è l’unica arma che compaia nel libro trovato alla Cittadella da Sam, lo stesso volume che parlava della riserva di ossidiana a Roccia del Drago. Che fosse in realtà una delle papabili opzioni per “l’identità” della vera Portatrice di Luce?

Possiamo anche provare a dare un’interpretazione stiracchiata della profezia circa la sua forgiatura, ma ammetto che per il momento non mi convince molto.

 

  • Fu temprata con l’acqua: il simbolo di Catelyn non è solo una trota, ma una trota nel fiume. Catelyn è l’acqua che segue il corso degli eventi, ma senza esserne travolta, ed è la prima persona che vediamo combattere e tagliarsi con la lama della daga.
  • Venne poi temprata nel cuore di un leone: è stata proprio la convinzione di Catelyn che il sicario fosse stato mandato da Tyrion, il cui simbolo è un leone, a spingerla ad accusarlo e ad arrestarlo, colpendo metaforicamente il “cuore” dei Lannister (il loro onore).
  • Infine fu temprata nel petto di Nissa Nissa: la donna amata da Azor Ahai non rappresenta solo il sacrificio di un grande amore, ma il sacrificio nel senso più generale del termine. Quando Sansa decide di condannare a morte Ditocorto, fa uccidere un uomo che la amava e che poteva ancora essergli utile; Petyr l’aveva anche aiutata a riconquistare il Nord, ma il sacrificio andava fatto perché lei fosse libera dai suoi inganni. Ripeto: anche a me pare una spiegazione stiracchiata.

 

5) Arya appare dal nulla

Un attimo prima che Arya si lanci contro il Re della Notte, un Estraneo avverte un colpo di vento (di “aria”) accanto alle orecchie. Anche nel resto dell’episodio abbiamo visto Arya combattere utilizzando le tecniche studiate, tra cui la cecità e la capacità di essere completamente silenziosa. Questo basta per giustificare il fatto che sia comparsa all’improvviso, alla velocità della luce, proprio alle spalle del Re della Notte? No, per niente. Va ad aggiungersi ai fattori che non mi hanno fatto apprezzare molto l’episodio – però non si può neanche accettare la sospensione dell’incredulità per una strategia suicida e poi lamentarsi di questa scena, che perlomeno è stata, a mio parere, visivamente epica. Mi dispiace solo (e tanto) che non siano state mostrate le morti dei singoli Estranei, magari almeno un paio in combattimento.

Vi siete accorti che la tecnica che Arya ha usato è la stessa utilizzata in duello contro di Brienne nella settima stagione?

 

Bene, è giunto il momento di tirare le somme e per farlo continuerò a usare un livello schematico perché lo trovo più adatto alla situazione (c’è molto da dire, grazie per essere arrivati fin qui).

 

  • Prima di urlare allo scandalo e allo schifo totale, aspettiamo altri tre episodi. Come già detto, mi sento molto Missandei quando si parla de Il Trono di Spade, ma se D&D dovessero davvero avere buttato al vento otto stagioni lo ammetterò a fine serie, pur con molta amarezza. Per il momento, però, mancano tre episodi, quindi disperarsi per ciò che è accaduto mi sembra un pochino prematuro. Diamo loro il beneficio del dubbio per altre tre settimane.
  • No, Cersei non sarà il “boss finale”, toglietevelo dalla testa. Primo, potrebbe anche esserlo per via del fatto che, Estranei a parte, la politica è sempre stata al centro della serie, però mi sembra una spiegazione tirata quanto la mia interpretazione della “forgiatura della daga”, quindi non credo che sceglieranno questa via. Secondo, come non mi stancherò mai di ripetere, quella a cui abbiamo assistito è la puntata 7×09: il nono episodio delle stagioni dispari mostra sempre un momento cruciale e scioccante (Ned, le Nozze Rosse, Shireen), quello delle stagioni pari una grande battaglia; in sostanza, anche a livello di saga cartacea, determinati avvenimenti succedono a un certo punto, né al centro totale della storia né nelle ultime pagine del libro (vi ricordo che questa stagione è stata divisa in due parti: non hanno aggiunto storyline ed eventi, ma hanno posto l’attenzione sulla psicologia dei personaggi). Perfino nei romanzi non autoconclusivi bisogna lasciare spazio per ciò che avviene dopo, figuriamoci se stiamo parlando della conclusione di una saga di sette libri: sono convinta che anche Martin debellerà la minaccia degli Estranei almeno una decina di capitoli prima del finale, dando così la possibilità ai personaggi di finire i propri archi narrativi – essenziale per evitare un finale aperto.
  • Cersei non poteva essere affrontata durante la guerra contro gli Estranei; lasciarla in vita non significa renderla il boss finale, bensì rimandare lo scontro in un momento “più sereno”, con meno complicazioni e distrazioni. La minaccia degli Estranei era troppo importante per permettere alle vicende di concentrarsi su Cersei. Pensate, poi, se come sostengono molti lei dovesse farsi saltare in aria con Approdo del Re: si potrebbe ancora parlare di “boss” da distruggere? No, lei è solo un tassello per raggiungere il completo finale della storia. Un finale a cui non basterà dire la sorte dei protagonisti e delle storyline principali, ma analizzarli, soffermarcisi un momento, mostrare come tutto quello che hanno passato i vari personaggi li ha condotti lì – per dirla come Bran, “a casa”. La minaccia degli Estranei potrebbe essere conclusa (almeno nell’arco narrativo che prende in analisi la guerra per i Sette Regni dopo la morte di re Robert) e quello che ci apprestiamo a osservare è un unico, terzo episodio finale suddiviso in tre parti, in modo da non tralasciare nessun aspetto. È un’idea che può non piacere, ma che personalmente ritengo valida. Dopotutto, far morire il Re della Notte a “metà stagione” (metà della seconda metà, a essere precisi) non ha spiazzato tutti quanti?
  • La morte del Re della Notte non è stata semplice. Parliamo ancora del discorso di Melisandre ad Arya e di come tutto abbia portato a quella determinata situazione, in quel determinato tempo, con quei determinati personaggi: Bran aveva bisogno di farsi trovare dal suo nemico per poterlo sconfiggere. Il precedente Corvo con Tre Occhi gli ha permesso di essere toccato dal Re della Notte perché egli non poteva essere ucciso se non a Grande Inverno, se non in date circostanze, e per un veggente verde che osserva ogni cosa in ogni tempo la morte di migliaia di persone non significa molto, se ciò serve a raggiungere un “Bene Superiore” (ciao, Albus). Bran ha visto il futuro, ha consegnato la daga ad Arya, ha atteso nel Parco degli Dei e la morte di Theon non è stata casuale, bensì è servita a ritardare l’attacco del Re della Notte. Quello che Theon ha davanti non è Bran, non è il ragazzo da cui ha bisogno di udire il perdono; quello è il Corvo con Tre Occhi, che non prova nulla per Theon, però pronuncia le parole che ha bisogno di sentirsi dire. Non c’è niente di poetico, è solo strategia (questa è strategia, Jon).
  • Ma in sostanza la battaglia contro gli Estranei è terminata? No, perché ritengo che gli Estranei siano un male necessario che si manifesta in determinate epoche in cui c’è bisogno di un cambiamento drastico. Torneranno e sono ancora convinta che i figli più giovani di Craster siano ancora vivi, magari perché vivono nelle Lande dell’Eterno Inverno, protetti da una magia che ha evitato la loro morte.
  • E cosa ancor più interessante: la storia del Re della Notte è terminata? Assolutamente no, perché il prequel sulla Lunga Notte ci spiegherà tutto ciò che qui manca – come i racconti di Dunk ed Egg spiegheranno la tragedia di Sala dell’Estate e daranno tutte quelle informazioni su Rhaegar Targaryen che nelle Cronache non troveremo mai. Però la storia del Re della Notte potrebbe non essere conclusa neanche in questa puntata… perché la vera domanda è chi fosse lui. Un Primo uomo… o il primo Corvo con Tre Occhi? Perché i Figli della Foresta avrebbero dovuto scegliere un uomo a caso? Sono convinta che il prequel ci rivelerà la sua identità, ma mi piace pensare che lui e Bran si siano solo “passati il testimone”: la lotta tra la vita e la morte è un male necessario per modificare le epoche e ristabilire l’equilibrio della natura. E sarebbe un bel plot twist se il finale mostrasse Bran come nuovo Re della Notte, pronto a prendere il suo posto quando il tempo sarà giunto.

 

Dopo queste lunghe considerazioni, ho bisogno di soffermarmi rapidamente su alcuni aspetti dell’episodio di cui non ho ancora parlato, prima fra tutti la conta dei caduti (qui trovate un articolo dedicato solo a loro): Edd l’Addolorato, Beric Dondarrion, Lyanna Mormont (che ha dimostrato di non essere “tutto fumo e niente arrosto” e che ogni uomo dell’Isola dell’Orso vale davvero come dieci uomini del Nord); Melisandre, il cui compito come Beric era finito; Theon, che ha avuto il finale perfetto e che mi ha distrutto il cuore; Jorah, che è morto per proteggere la donna che amava. Grazie a tutti voi: la vostra guardia si è conclusa.

Vanno nominate anche le scene più belle dell’episodio, tra cui il “Not today” di Melisandre e Arya, una citazione perfetta, il legame tra le sorelle Stark e anche tra Sansa e Tyrion e, per finire, la scena di Jaime e Brienne che combattevano l’uno accanto all’altra, difendendo il Nord con le due lame nate da Ghiaccio. Non serve essere fan dei due personaggi per apprezzare questo momento.

Concludo dando voti pieni ad Arya, Theon e (già, lo ammetto) Daenerys, che ha deciso di non starsene ferma come un Jon Snow qualunque in attesa della provvidenza; voto meno positivo per il Mastino, perché ho apprezzato la sua presa di posizione nel momento in cui ha visto Arya “in pericolo”, però non mi è piaciuto che abbia cercato ancora una volta di allontanarsi dal combattimento, specie nel cortile, dove non c’era molto fuoco – e questo credo sia stato un difetto di sceneggiatura.

Cosa vedremo nel prossimo episodio? Per prima cosa il funerale dei caduti, che verranno onorati da Daenerys, Verme Grigio e gli Stark, poi i preparativi per il viaggio verso Approdo del Re: gli Immacolati rimasti si mettono in marcia, le navi di Targaryen sono in mare… ma non arriveranno prima del quinto episodio. Ho sempre dato per scontato che la scena di Jon e Dany a Roccia del Drago sarebbe avvenuta nel prossimo episodio, prima del combattimento con Cersei, ma il fatto che non siano dovuti fuggire sull’isola a seguito dell’ipotizzata distruzione di Grande Inverno mi fa pensare che quella sequenza avverrà nella sesta puntata, quando finalmente Jon e Dany dovranno fare i conti con le conseguenze della guerra. E forse la perdita (fisica) del Trono di Spade. Comincio a credere che Dany sopravviverà alla serie.

Cersei, dal canto suo, sembra pronta ad accogliere i pochi nemici ancora in vita, che suo malgrado hanno ancora due draghi (e un Metalupo, se qualcuno si degnerà di non dimenticarlo a Grande Inverno). Brutte notizie per lei: Arya si appresta a baciare Gendry e abbiamo già visto cos’è successo dopo la sua prima volta.

Valar Morghulis.

– Medusa –

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